L'Editoriale della Domenica. L'inganno della tolleranza zero
- Nicola Rossiello
- 19 ore fa
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Aggiornamento: 8 ore fa
di Nicola Rossiello

Le ultime soluzioni proposte dal sottosegretario all'interno Nicola Molteni con il "Pacchetto Sicurezza", all'indomani dei tragici fatti di La Spezia, dove lo studente Youssef Abanoubun è stato ucciso da un coetaneo con una coltellata, confermano nella sua tragicità un modo abituale di gestire il potere: si passa dalla cronaca, dalle sensazioni di pancia, per aumentare il controllo e limitare la libertà dei cittadini. Così la morte di un giovane a scuola, una ferita aperta che tocca tutti indistintamente, diventa l'occasione per il governo di curarla con la solita ricetta della "tolleranza zero". È un tentativo inutile, perché si accanisce sui sintomi ignorando fenomeni che stanno consumando le nostre comunità.
Rispondere alla violenza solo alzando le pene o inventando nuovi reati dimostra una visione di uno Stato punitivo che non ha idea di come affrontare il disagio alla radice. Appena accade qualcosa di grave, scatta la corsa alla legge d'urgenza. È un "populismo penale" che poggia sulla falsa convinzione che la paura del carcere basti a fermare chiunque.
La realtà ci racconta una storia diversa. La minaccia della reclusione non ferma i giovanissimi o chi agisce sotto una forte spinta emotiva, perché in quei momenti non si fanno calcoli di convenienza. Ecco perché creare nuovi nomi per vecchi reati non serve a nulla contro le vere cause come il malessere psicologico, il bullismo o la mancanza di punti di riferimento educativi, l'assenza di prospettive future. Rincorrere il consenso elettorale cavalcando la paura, porta a leggi efficaci solo nei sondaggi, ma inutili nei fatti. Sono gli investimenti veri nel sociale e nel supporto psicologico le soluzioni di cui avremmo estremo bisogno.
La violenza nelle scuole e nelle strade non si cancella con un semplice decreto, perché sono il frutto amaro delle disuguaglianze, dei servizi che mancano e di una comunità che si sta sgretolando sotto i nostri occhi. Aumentare le sanzioni a tappeto significa colpire tutti indiscriminatamente e soffocare i diritti; è sicurezza "percepita" che non rende nessuno davvero più sicuro nella vita di ogni giorno.
I dati parlano chiaro: nonostante la pioggia di decreti di questa maggioranza, i crimini continuano a ripetersi perché si preferisce usare la clava ideologica invece della buona politica. Trasformare la scuola in una scena del crimine sorvegliata non risolve i conflitti, ma li nasconde solo temporaneamente sotto il peso della minaccia. Finché si continuerà a scambiare la repressione con la prevenzione per ottenere un pugno di voti, i vissuti smentiranno i proclami governativi calati in società sempre più vulnerabile. E le scuole non saranno più sicure con l'introduzione a tappeto dei metal detector, come invoca il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara. Il paradosso sta nel voler trasformare l'Italia in una caserma, perché non si è capaci di gestirla come una società civile.
È la "politica dei caporali di giornata", un modello fatto di gerarchie, di mille regole e sorveglianza ossessiva, che preferisce l'obbedienza cieca al tentativo faticoso di capire e risolvere problemi complessi. Stare davvero dalla parte delle vittime non significa agitare le manette per l'ennesimo spot elettorale. Significa fare in modo che nessun altro debba soffrire allo stesso modo. Alla società serve un esecutivo che sappia prendersi cura dei cittadini, anziché abbandonarli a loro stessi, dopo aver alimentato quella conflittualità che oggi si pretende di spegnere con la forza e con un imbarbarimento della convivenza civile. La politica non può assumersi il ruolo di gendarme del Paese.













































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