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Nuova luce per le otto pietre d'inciampo distrutte in piazza Santa Giulia a Torino

Manifestazione e mobilitazione stamane del quartiere Vanchiglia

Otto "nuove" pietre d'inciampo per ricordare che non sarà il vandalismo a vincere. Né lo saranno l'intimidazione e la violenza. È il senso della manifestazione di stamane, 4 maggio, a Torino in piazza Santa Giulia, quartiere Vanchiglia, per ripristinare le otto pietre d'inciampo, in ricordo di otto vittime ebree della furia nazista, posate il 3 febbraio scorso e vandalizzate con il fuoco sabato 2 maggio.

La spinta alla mobilitazione e la voce della protesta sono arrivate nuovamente dal basso, dall'indignazione che ha percorso gli abitanti del quartiere e dal moto antifascista che si era già concretata il 26 aprile scorso, alla scoperta in Largo Montebelle della lapide e della stele dedicate ai partigiani date alle fiamme. Un gesto vile cui ha fatto richiamo Luca Deri, presidente della Circoscrizione 7, interprete della fermezza del quartiere e di quel collettivo rifiuto ai ripetuti ed ennesimi oltraggi, l'ultimo, appunto, "alle pietre d’inciampo di piazza Santa Giulia"; un rifiuto in linea di continuità con chi rifiutò il totalitarismo a costo della propria vita per dare un futuro democratico al nostro Paese e ribadire la libertà di opinione e di qualunque culto religioso.

Libertà, parola da difendere, perché con essa si può conservare la memoria. Quella stessa, come ha detto Dario

Disegni, presidente della comunità ebraica di Torino, che vorrebbero cancellare coloro che hanno vandalizzato le pietre d'inciampo, e dunque il tentativo di cancellare "la memoria della Shoah, il ricordo di otto persone anziane ospiti dell’ospizio israelitico della comunità ebraica, prelevate, messe nei vagoni piombati e uccise al loro arrivo ad Auschwitz", in un clima di risorgente antisemitismo che rende ancora più preoccupante il gesto.

Nino Boeti, presidente dell'Anpi provinciale di Torino, ha poi ricordato che "sono 174 le pietre d’inciampo posate in tutta la città, un’esperienza nata a Torino nel 2015 sull’esempio di altre città europee. Un modo per tenere viva la memoria per le persone che camminano per la strada, un obbligo morale per ricordare l’Olocausto, che è stato il pozzo più nero e profondo nella storia dell’umanità".

Alla cerimonia oltre a Luca Deri, Dario Disegni e Nino Boeti, hanno partecipato Susanna Maruffi (presidente Aned Torino), Lorenza Patriarca (presidente commissione cultura città di Torino), Jacopo Suppo (vicesindaco Torino città metropolitana), Alberto Avetta (consigliere Regione Piemonte). Al termine, sono stati letti i nomi delle vittime incisi sulle pietre profanate: Aida Sara Montagnana, Rosa Vita Finzi, Teresita Teglio, Ercolina Levi, Sara Colombo, Eugenia Treves in Segre, Lidia Passigli, Ettore Abenaim.

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