Le celebrazione della Consolata, momento di unione a Torino tra sacro e laicità
- Luca Rolandi
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Aggiornamento: 5 ore fa
di Luca Rolandi

La festa della “Consolata”, 20 giugno, il giorno che anticipa il solstizio d'estate, il giorno più lungo dell'anno, è una data fondamentale per la Torino religiosa, ma anche della comunità civile, un momento atteso e come tradizione capace di unire mondi diversi, tra devozione cristiana e identità subalpina. Un giorno di celebrazioni liturgiche che si concluderanno con la processione per le strade del centro, con il tradizionale passaggio davanti a Palazzo di Città per salutare le autorità civili. Il Santuario della Consolata, fortemente legato al culto della Vergine Maria invocata con il titolo di Consolatrice, ha origini molto antiche. Il vero nome della chiesa è Santuario di Santa Maria della Consolazione; infatti, nella parte centrale del portale si può vedere la scritta Consolatrix afflictorum, ed è stata costruita sui resti di una delle torri angolari facenti parte delle antiche mura di Augusta Taurinorum. Il vescovo San Massimo di Torino, discepolo di sant’Ambrogio da Milano e sant’Eusebio di Vercelli, fece erigere sui resti di un tempio pagano una piccola chiesa dedicata a sant’Andrea, con al suo interno una piccola cappella contenente un quadro della Madonna.
Posta a cavallo della cinta muraria romana la chiesa fu edificata su una originaria struttura basilicale, già documentata nel X secolo e dedicata a Sant’Andrea che nel corso dei secoli subì varie trasformazioni. Due gli episodi importanti che vengono raccontati nei testi dall’XI e al XIII secolo: il “Chronicon Novalicense” e la “Cronaca di Fruttuaria”. Nel primo libro si narra dei monaci benedettini fuggiti dall’abbazia della Novalesa nel 906, a causa delle incursioni saracene, che si insediarono nei pressi dell’allora chiesa di Sant’Andrea a Torino; nel secondo è contenuta la vicenda legata alla visione di Arduino, il quale nel 1016 - in seguito a un sogno in cui gli appare Maria, san Benedetto e Maria Maddalena che gli ordinarono di costruire tre santuari, tra cui quello dove sorgeva la chiesa di Sant’Andrea a Torino, il Re si fece promotore della costruzione della nuova cappella, in cui fu rinvenuta l’antica immagine della Consolata.
Secondo la tradizione l’immagine della Beata Vergine della Consolata venne ritrovata nei pressi della chiesa di Sant’Andrea da un giovane cieco, proveniente da Briançon, grazie a una visione. La scoperta della miracolosa immagine ridona la vista al cieco e quell’immagine taumaturgica divenne dispensatrice di grazie e di miracoli. Dell’epoca medievale sono ancora visibili il monumentale campanile, restaurato nel 1940, e gli archetti pensili sul fronte esterno. La data fondamentale è il 21 maggio 1714, giorno in cui la Beata Vergine Consolata è stata proclamata patrona della Città, dal Consiglio comunale di Torino. Il 21 maggio 2014 trecento anni dopo la città laica, in “Sala Rossa” di Palazzo civico si svolse la cerimonia istituzionale, in cui il Consiglio comunale proclamò la Beata Vergine Consolata a Patrona della Città.
La proclamazione trova la sua motivazione storica nell’avvenimento bellico dell’assedio di Torino del 1706 e coinvolge personaggi quali il beato Sebastiano Valfré e Vittorio Amedeo II, primo re di casa Savoia. Anche nella drammatica esplosione di colera del 1835 la relazione di affetto e fiducia tra la popolazione e la “Madre di Dio Consolatrice e Consolata” trova nuove conferme a questo secolare legame. E ancora la zona dove sorge il santuario fu bombardata dalla Raf il 13 agosto del 1943, con danni ai soffitti e gli stucchi delle volte distruggendo anche la cappella di Silvio Pellico.
Nel corso della guerra e nei decenni successivi la devozione per la Consolata riacquistava particolare fervore, come suggerito dai numerosi ex-voto risalenti a quel periodo e ad epoche precedenti. Nella chiesa sono sepolti il santo Giuseppe Cafasso, i cardinali Agostino Richelmy e Severino Poletto e l’arcivescovo Cesare Nosiglia. Esiste un legame profondo con il santuario e i torinesi di ieri e di oggi entrano spesso nel santuario per una preghiera e un pensiero.











































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