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Nulla di nuovo ad ovest, è sempre il solito Trump, uomo e presidente maschilista

Aggiornamento: 1 ora fa

Vignetta di Alberto Scafella, già pubblicato su Analisidifesa.it
Vignetta di Alberto Scafella, già pubblicato su Analisidifesa.it

Al netto delle intemperanze del volubile Trump, e della solidarietà che viene espressa dalla maggioranza che fa quadrato attorno al fortino di Palazzo Chigi, non si può sottacere che la presidente Giorgia Meloni e il suo governo raccolgono ciò che hanno seminato nei rapporti con l'amministrazione americana.

La sudditanza, per usare un eufemismo, non paga mai o quasi mai. E ciò è accaduto dall'inizio del mandato di Trump. Infatti, non si ha memoria di una posizione visibilmente eretta del governo italiano ai cambi di umore, anche più volte nello stesso giorno, che provenivano dall'altra parte dell'Oceano Atlantico, mentre gli echi di cronaca hanno rivelato sempre o quasi sempre coperture a favore di telecamere per dare una veste di genialità alle mattane del presidente Usa; mattane che in tempi normali sarebbero state catalogate come pericolose e non prive di gravi conseguenze. Come in effetti è avvenuto.

Se poi il discorso si allarga al linguaggio, al crescendo di volgarità e aggressività esternato da Trump, lievito e condimento nelle sue relazioni istituzionali e interpersonali, persino l'attributo di pittoresco non rende merito alla maleducazione del capo della nazione più potente del mondo. Ma, nessuno potrà negare che a Trump sia stato concesso tutto e il contrario di tutto.

Tuttavia non è questa la vera colpa di Meloni e dell'Unione Europea, in particolare dell'inconsistente presidente Ursula von der Leyen, che non hanno lesinato comunque strizzatine d'occhio da qualunque posizione all'establishment Usa. La vera colpa risiede nell'assenza di una strategia politica unitaria e di un progetto alternativo su Ucraina, Iran, Gaza, Medio Oriente più in generale, che non siano andati a rimorchio degli eventi, sempre propiziati da Trump e da Netanyahu con i suoi accoliti.

Ora, l'episodio recente della foto "implorata" al G7, secondo la versione trumpiana riservata alla La7, poi rincarata su altri media, di per sé non aggiunge nulla di quanto già non si sapesse delle reazioni cattive e svalutanti di Trump. Tuttalpiù dice più a noi italiani, in questo caso, che l'impostazione e l'immagine su misura costruita nel rapporto con il presidente americano da Giorgia Meloni, pur con innegabile abilità, può reggere soltanto se si accetta il vassallaggio nella sua integrità, cioè anche nelle sue forme di vicinanza fisica e verbale.

E lo si è visto. Non appena Giorgia Meloni, incapace di resistere alla luce dei riflettori, ha cercato di riportare le incomprensioni tra lei e Trump sul piano del temperamento, del carattere, naturalmente "forte", di entrambi, quindi su un piano paritetico, la sua personale interpretazione è stata rimandata al mittente, perché il più forte non può che essere lui, il maschio Alfa. Colui che reagisce guardando dall'alto in basso i suoi interlocutori, a ricordare loro che non si può pretendere di apparire autonomi, senza non lo si è mai stati veramente. Un amaro calice toccato oggi a chi fino a ieri, quando toccava ad altri, o ha fatto silenzio o si è girata dall'altra parte.


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