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Polemiche a parte, sul taser sarebbe utile leggere dati scientifici "neutri"

di Nicola Rossiello


Taser versione militare @Wikipedia
Taser versione militare @Wikipedia

Intervengo raramente sulle dichiarazioni di esponenti politici, preferendo occuparmi delle condizioni di lavoro e della sicurezza degli operatori di polizia e dei temi della sicurezza pubblica, soprattutto declinata nella dimensione sociale, che è poi il terreno su cui si gioca davvero la qualità di un servizio.

Questa volta, però, la polemica intorno alle parole dell'europarlamentare Ilaria Salis sul taser mi spinge a rimettere per iscritto alcune considerazioni che porto avanti da quasi un decennio. Non per schierarmi con l'eurodeputata, ma perché temo che il rumore politico stia coprendo questioni tecniche serie, che riguardano la salute di chi viene sottoposto a questa arma e la responsabilità di chi è chiamato a usarla.


RIschi all'apparato cardiocircolatorio

Il taser non è uno strumento neutro, e non lo dico io. Lo dicono i dati clinici, gli studi indipendenti e la giurisprudenza internazionale. Già nel 2018, insieme al compianto ed esperto Michele Tarlao, segnalavamo che i soggetti con patologie respiratorie o cardiocircolatorie rischiavano conseguenze letali, così come chi assume droghe o alcol. A questo si aggiungono i rischi secondari, dalle cadute ai danni cerebrali, fino alle ripercussioni neurologiche.

Le aziende produttrici ne attestano la non lesività, ma studi e sentenze affermano il contrario. La rivista Circulation, nel 2012, documentava arresti cardiaci a seguito dell'uso del taser, mentre Amnesty International ha censito oltre mille decessi correlati in Nord America tra il 2001 e il 2017, in gran parte su persone disarmate.

Di fronte a questo scenario, la mia posizione è stata spesso fraintesa. Ritengo che il taser, in Italia, sia stato introdotto con troppa fretta, senza il pieno coinvolgimento del Ministero della Salute, senza dati pubblici di sperimentazione, senza protocolli stringenti, senza una formazione adeguata e senza tutele giuridiche chiare per gli operatori in caso di esiti infausti. Come ho già avuto modo di dichiarare nel 2022, avrei preferito maggiori garanzie per gli operatori e per i cittadini, ma si è preferito correre.

Salis ha affermato che il taser è più pericoloso di quanto ammetta certa propaganda securitaria, chiedendone il divieto. Che sia più pericoloso di come viene presentato mi pare francamente difficile da negare in buona fede. I dati che cita sono pubblici, riassunti anche in un rapporto di Antigone. Di conseguenza non è certo della deputata l'incompetenza. Esistono strumenti altrettanto efficaci e meno aggressivi per evitare il ricorso alle armi da fuoco in situazioni critiche.


La posizione di Ilaria Salis non è "pregiudizievole e senza dati"

Sulla replica del SAP, che ha bollato la posizione dell'europarlamentare come pregiudizievole e senza dati, è necessaria una nota di metodo. I numeri citati, secondo cui sette persone su dieci desisterebbero e si registrerebbero solo tre conseguenze negative ogni mille interventi, vanno esplicitati nella fonte. Provengono da dati interni, dal produttore o da uno studio indipendente validato? Non è un dettaglio secondario. Chiedo da anni, purtroppo invano, dati raccolti con protocolli scientifici, validati esternamente e resi pubblici.

Senza questo rigore qualsiasi cifra resta un argomento d'autorità e non di evidenza, e il fatto stesso che non vengano forniti costituisce già parte della risposta. Lo sa bene la stimata giornalista Lorenza Pleuteri, che da tempo è impegnata nella ricerca e nell'approfondimento di dati e valutazioni che vengono mantenuti nascosti all'opinione pubblica e agli stessi addetti ai lavori.

Aggiungo una riflessione che potrebbe non incontrare il favore di alcuni colleghi. Prima ancora di una dotazione moderna, la polizia ha bisogno di una formazione adeguata, di tecniche di de-escalation come prima opzione d'intervento, di un parere vincolante del Ministero della Salute, della presenza obbligatoria del defibrillatore sulle pattuglie che hanno in dotazione il taser e di norme chiare che tutelino l'operatore da esiti clinici che non può prevedere. La sola persuasione non sempre basta, lo so bene, ma uno strumento potenzialmente letale senza le dovute garanzie espone gli agenti e i cittadini a rischi che potrebbero essere ridotti.

Per noi addetti ai lavori, così come per i cittadini consapevoli, è doveroso che il dibattito torni al merito delle questioni. Trasformare la sicurezza in uno scontro tra destra e sinistra non aiuta nessuno, e di sicuro non aiuta gli operatori delle forze di polizia. Le criticità del taser non hanno colore politico, sono elementi documentati su cui pretendiamo risposte concrete. Salis ha sollevato una questione legittima e fondata. Sarebbe peraltro ragionevole pretendere l'istituzione di un organismo indipendente di valutazione ex post degli eventi. Si poteva dissentire dalle sue parole senza ricorrere a un sarcasmo fuori luogo, offrendo così un miglior servizio al pubblico e ai colleghi che ogni mattina, con il taser appeso al cinturone, si chiedono se la loro formazione basterà a tutelarli qualora le cose dovessero andare male.



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