L'EDITORIALE DELLA DOMENICA. Destra, Sinistra o Centro? In testa i valori, poi ci si posiziona
di Gian Paolo Masone

Se in una piazza affollata risuonasse l’ordine di "andare a destra", le persone si disperderebbero in mille direzioni, ognuna interpretando il comando secondo la propria prospettiva individuale. Al contrario, a bordo di una nave, lo stesso ordine – espresso con la terminologia nautica di "dritta" – spingerebbe tutti gli occupanti verso la medesima parte dell’imbarcazione. Ciò accade perché, mentre "destra" e "sinistra" sono riferimenti relativi e mutevoli, "dritta" e "babordo" si ancorano a un asse certo: quello prua-poppa. In mare il posizionamento è importante e si giova di un punto di riferimento assoluto e condiviso.
Questo pensiero mi viene sollecitato dall’attività politica di queste settimane e degli ultimi giorni che, in vista delle elezioni del 2027, è segnata da una bulimia di posizionamenti e annunci — destra vera, destra tradizionale, destra liberale, centro (in tutte le sue infinite varianti), sinistra, sinistra-sinistra — che, più che chiarire le visioni, sembrano alimentare la confusione e confondere le acque. È uno scenario che evoca, a distanza di anni, la celebre lezione di Giorgio Gaber in Destra-Sinistra, dove il gioco delle definizioni finisce per svuotare di significato l’ideologia, riducendola a un esercizio di stile fine a sé stesso.
L’inversione necessaria
In un contesto ideale, forse ingenuo, la collocazione "geografica" dei partiti non dovrebbe essere la premessa, ma la conseguenza naturale di una chiara enunciazione di valori. L’iter virtuoso dovrebbe prendere avvio dalla definizione dei principi cardine che guidano l’azione politica e che, utilizzando la metafora della nave, fungano da poppa e da prua nella definizione dei posizionamenti.
Il passaggio successivo dovrebbe consistere nella loro declinazione programmatica, con l’esplicitazione di quei valori in provvedimenti di legge concreti. Questa fase dovrebbe essere propedeutica alla costruzione delle alleanze: campi contrapposti che dovrebbero prender vita solo dopo una verifica di compatibilità tra le proposte e delle reali possibilità di mediazione. Così facendo, le coalizioni sarebbero probabilmente meno estese, ma certamente più resilienti.
Ma quali sono i valori di riferimento validi per le aree politico-culturali più popolose? Per la Destra indicherei Ordine, Sicurezza, Tradizione, Merito, Autorità, Identità; per la Sinistra segnalo l’Ambiente, i Diritti del lavoro, la Giustizia Sociale, l’Inclusività; per i Cattolici impegnati, la Famiglia, la Sussidiarietà, l’attenzione al Bene Comune. Ovviamente, una tale enumerazione non deve intendersi né esaustiva né esclusiva: nessuna forza politica può disinteressarsi totalmente della Sicurezza o del Bene Comune.
La prova del nove: la concretezza fiscale e la collocazione internazionale
Anche la proclamata adesione a valori fondanti potrebbe, tuttavia, ridursi a un mero flatus vocis, se i partiti non esplicitassero da subito come queste visioni si trasformerebbero in leggi.
Il banco di prova più significativo sarà quello della politica fiscale: una materia che lascia meno spazi ai fraintendimenti. Qui le distinzioni non possono essere fumose. Quale grado di progressività fiscale si intende perseguire? Il quoziente familiare è una priorità o un'opzione? Qual è la posizione su tasse di successione e rendite finanziarie? Le Flat Tax in essere dovranno essere implementate o ridotte? Incidentalmente, se oggi dovessi dire come si muoverebbe su questi temi il sedicente "Campo Largo", avrei serie difficoltà.
Al tema fiscale si affianca un altro posizionamento dirimente: la collocazione internazionale dell'Italia nei nuovi assetti globali. Vogliamo un’Europa più forte che assorba sovranità o un’”Europa degli Stati”? Vogliamo sostenere i costi per la difesa dell’Ucraina o vogliamo lavarcene le mani? Prendiamo atto del progressivo sganciamento degli USA o cerchiamo di restare sul carro di Trump, nonostante le ultime perle del presidente Usa?
Su questioni così cruciali, le dichiarazioni d'intenti generiche non bastano più. L'obiettivo deve (dovrebbe) essere verificare se le eventuali alleanze poggino su basi solide e identificare gli ambiti in cui una mediazione non è solo auspicabile, ma doverosa. Sono convinto che, se una tale disamina fosse portata fino in fondo con sincerità e trasparenza, gli attuali campi politici potrebbero restarne scompaginati, favorendo il sorgere di prospettive e schieramenti oggi inattesi.
Mentre scrivo, leggo della travolgente avanzata - in linea con il suo precedente lavoro in nome e per conto del Paese - nei sondaggi del tribuno di turno che, avendo il vantaggio di non aver mai governato, può far apparire possibili iniziative tanto suggestive quanto inattuabili. Le forze politiche sono chiamate a scegliere: contrapporre agli slogan altro populismo o imboccare la strada del confronto razionale? La gravità dei problemi che attendono il Paese suggerirebbe decisamente la seconda.











Commenti