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Si estende la protesta contro l'inceneritore in Valle Bormida, assemblea ad Acqui

di Alberto Ballerino

 

L’allarme contro l’inceneritore in Valle Bormida arriva anche ad Acqui Terme. Giovedì 25 giugno, alle 20,30, si tiene un’assemblea pubblica nella Sala ex Kaimano su iniziativa del Comune in collaborazione con l’associazione Rinascita Valle Bormida e il Coordinamento No Inceneritore Valle Bormida Ligure & Piemontese. Molte iniziative del genere si sono tenute con successo già nelle province di Savona, Cuneo e Asti nelle aree che fanno parte della Valle Bormida. L’ultima si è tenuta a Monastero Bormida (nelle foto in basso).

Claudia Patrone  del direttivo dell’associazione Rinascita Valle Bormida spiega il significato di queste iniziative.

“Sono incominciate – spiega - nel Savonese nel 2025 quando si è saputo che la Regione Liguria aveva in progetto di costruire questo inceneritore di rifiuti urbani, anche speciali e pericolosi, per chiudere il suo ciclo di rifiuti. La Regione aveva dato mandato a un’agenzia interna di rifiuti di trovare alcune aree ritenute idonee: cinque sono state quelle individuate e due di esse sono nella Valle Bormida, più specificatamente a Cengio nel sito ex Acna e sul territorio di Cairo Montenotte. Si sono costituiti dei comitati locali e si è formato un coordinamento che raggruppa sedici associazioni. La Valle Bormida è molto sensibile a questi temi, avendo dovuto sopportare le conseguenze di più di cento anni di veleni da parte dell’Acna di Cengio. Si sono messe insieme associazioni con persone dalle competenze diverse (legali, sanitarie, ambientali) che hanno studiato le carte per poi dare vita a incontri di informazione e sensibilizzazione. Nell’incontro di Acqui Terme, come nei precedenti, ci saranno esperti che mostreranno quali sono i pericoli dell’inceneritore”.

Entro il 30 giugno il bando scade e la Regione si aspetta dalle imprese destinate a costruire l’impianto dei progetti di fattibilità anche con piani di investimenti economici.

“Nelle proposte preliminari già pervenute, cinque su sei hanno individuato la localizzazione dell’inceneritore nella Valle Bormida. Questo la dice lunga sull’interesse delle aziende ma il problema è che se la politica non interviene e fa scegliere solo a chi ci guadagna, viene meno nel suo ruolo. Ci sono molte criticità pratiche per cui la Valle Bormida non è adatta”.

Intanto persistono situazioni ambientali che richiedono bonifiche e interventi.

“Ad Acqui uno degli argomento in discussione sarà proprio la situazione dell’ex sito Acna di Cengio perché non è vero che stato bonificato, come invece si dice. È stato messo in sicurezza parzialmente, ma ci sono cumuli di rifiuti tossico nocivi che richiedono monitoraggio in eterno. È una bomba a orologeria in caso di alluvione o altri avvenimenti eccezionali. Per l’inceneritore, il fatto di collocarlo anche nel territorio di Cairo Montenotte crea problemi perché anche qui ci sono pesanti servitù ambientali per tanti impianti industriali che da decenni inquinano non poco, rendendo necessarie delle  bonifiche”. 

In generale, l’inceneritore, rispetto ad altre pratiche, presenta molti rischi.

“La Valle Bormida è per l’ottanta per cento nella raccolta differenziata dei rifiuti, mentre la città di Genova è a poco più del cinquanta per cento e l’intera Liguria intorno al sessanta per cento. Gli obiettivi di legge sono di più del 65 per cento di raccolta differenziata come minimo, per cui ci sono già delle procedure di infrazione. Quindi la gestione dei rifiuti deve necessariamente passare attraverso una serie di azioni che partano innanzitutto dalla riduzione dei rifiuti. Ci sono anche il riuso, il riciclo e solo in quarta posizione su cinque gli smaltimenti con l’incenerimento. Questo, pur partendo solo da rifiuti urbani, produce dal 20 al 30 per cento di  scorie che diventano rifiuti pericolosi, richiedendo una discarica speciale. Quindi è proprio sbagliato partire da lì. Anche la Danimarca, dopo avere fatto degli inceneritori il suo modello per molti anni, ora sta tornando indietro. Anche di questo si parlerà ad Acqui Terme. Esperti spiegheranno come anche se rimangono le emissioni nei limiti di legge e si usino filtri, ci sono sostanze tossico nocive e diossine, molto pericolose per la salute, che vengono immesse nell’atmosfera”.

C’è poi un aspetto che colpisce specificatamente il Piemonte.

“Avere sul sito dell’Alta Valle Bormida un impianto del genere significa innanzitutto portare inquinamento atmosferico dove ora non c’è, ma anche che i venti dal mare verso l’entroterra porteranno tutto nella zona dei grandi vini dell’Albese e delle produzione alimentari di qualità del Piemonte. Per questo c’è una mobilitazione come quella che abbiamo visto nella provincia di Cuneo e di Asti. Si sono già mosse istituzioni e categorie produttive come l’associazione commercianti albese che rappresenta gli imprenditori turistici. C’è tutta una mobilitazione che riguarda anche l’aspetto economico e non soltanto ambientale”.    

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