Ricordi. La Madonna della Consolata e il profumo dei tigli in fiore
- Luisella Fassino
- 20 ore fa
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di Luisella Fassino

Ieri, 20 giugno, Torino non ha vissuto un giorno qualunque, perché si è celebrata la festa della Consolata, la Madonna alla quale generazioni di torinesi hanno affidato speranze, preghiere e gratitudine. Per noi bambini, però, quella data aveva un significato ancora più speciale: segnava l'inizio di una stagione attesa per un intero anno. Allora, siamo negli anni Sessanta del Novecento, le scuole finivano più tardi di oggi, così come più tardi iniziavano: il primo ottobre, giorno di San Remigio. Per questo il 20 giugno rappresentava una data dolce e rassicurante. Le ultime fatiche scolastiche erano ormai alle spalle e si cominciava ad assaporare il piacere dell'imminente trasferimento dalla casa di città a quella di campagna, dove avremmo trascorso l'estate insieme alla nonna.
Ricordo ancora l'aria di quei giorni, addolcita dal profumo dei tigli in fiore. Un profumo che apparteneva soltanto a quel momento dell'anno e che annunciava, puntuale come una campana, l'arrivo della festa. Ancora oggi, quando lo sento tornare negli ultimi giorni di primavera, mi sorprende la sua capacità di spalancare porte che credevo chiuse, riportando alla luce immagini, voci ed emozioni custodite nella memoria, come solo i profumi sanno fare.
La nonna era profondamente devota alla Madonna Consolatrice degli Afflitti. Per lei assistere alla processione era un appuntamento irrinunciabile. Nel tardo pomeriggio preparava ogni cosa con cura, mentre noi bambini vivevamo quell'attesa con un'eccitazione difficile da descrivere. I bagagli erano già pronti per la partenza imminente verso la campagna, i lumini accesi alle finestre diffondevano una luce tremolante e familiare, e tutta la casa sembrava sospesa nell'attesa.
Poi arrivava il momento più emozionante. Dal fondo della strada si cominciavano a sentire i canti, il mormorio della folla, il passo lento della processione. Infine appariva Lei, la Consolata, avvolta nel suo argenteo splendore, illuminata dalle fiaccole e dagli sguardi dei fedeli. La nonna si raccoglieva in preghiera, mentre noi osservavamo quel passaggio con gli occhi pieni di meraviglia, senza comprendere fino in fondo il significato religioso di quel rito, ma percependone tutta la solennità e la bellezza.
In quella sera si intrecciavano molte emozioni. C'era la devozione della nonna, c'era la festa della città, ma soprattutto c'era per noi il profumo della libertà. La scuola era finita. Davanti si aprivano mesi che sembravano infiniti: le giornate assolate in campagna, gli amici ritrovati dopo un anno di lontananza, le corse nei prati, il canto delle cicale nelle ore più calde e il fresco della sera che scendeva lentamente sui campi.
E poi le lucciole.
Piccoli punti di luce che comparivano nel buio come stelle cadute sulla terra, accompagnando le nostre serate estive e alimentando la fantasia di bambini che non conoscevano ancora la fretta del tempo.
Forse è per questo che il 20 giugno continua a occupare un posto speciale nella mia memoria. Non soltanto per la festa della Consolata o per la devozione della nonna, ma perché racchiude un sentimento che appartiene all'infanzia e che difficilmente ritroviamo nella vita adulta: la certezza felice che qualcosa di bello stia per cominciare.
Ogni anno, quando i tigli tornano a profumare le strade di Torino, quel sentimento riaffiora per un istante. E insieme a lui ritornano la nonna alla finestra, i lumini accesi, la Madonna che passa sotto casa e quella meravigliosa sensazione di libertà che accompagnava l'inizio dell'estate. Sono ricordi lontani, eppure ancora vivi, custoditi nel cuore come una piccola processione della memoria che, puntuale, continua a tornare ogni 20 giugno.









































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