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Addio a un giudice galantuomo, la scomparsa di Elvio Fassone

  • Vice
  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 11 ore fa


di Vice


Era il 5 novembre del 1988, quando Elvio Fassone, presidente del maxiprocesso al Clan dei catanesi a Torino, apparve in aula dopo 23 giorni di "clausura" per leggere la sentenza. Accanto a lui il giudice a latere Cesare Castellani, con cui si alternò nella lettura durata circa tre ore, e i sei componenti, due uomini e quattro donne, della giuria popolare. Il verdetto per la criminalità organizzata fu durissimo: 26 ergastoli, sette secoli di carcere comminati per gli altri 104 imputati, responsabili a vario titolo nell'arco di dieci anni, tra il 1974 e il 1974, sull'asse Torino-Catania di 60 assassinii, centinaia di rapine, estorsioni e corruzioni.

Si chiudeva così, dopo diciannove mesi e 217 udienze, il processo che aveva puntato i riflettori per un lungo periodo su Elvio Fassone, magistrato discreto, riservato e alieno da protagonismi, un vero servitore dello Stato, scomparso ieri, 21 giugno, all'età di 88 anni.[1] Quel processo era nato dalle dichiarazioni di uno dei più feroci sicari della mafia: Salvatore Parisi, appartenente al clan dei cursoti, arrestato il 28 settembre 1984 da una pattuglia della polizia nel corso dei controlli programmati dalla Digos per contrastare il terrorismo, mentre commetteva l'ultimo dei suoi 21 omicidi.

Anni di indagini, coordinate dai pm Francesco Saluzzo e Anna Maria Loreto, per arrivare ad un processo complicato, le cui richieste formulate dalla Procura sommarono 41 ergastoli, che Elvio Fassone diresse con polso, condannando anche gli assassini del procuratore Bruno Caccia. E, come ebbe a dichiarare l'avvocato di un pentito "la sentenza dell'Assise fornisce una boccata d'ossigeno a questi imputati, ma richiama tutti ai doveri del vivere civile». Un tributo straordinario a chi parecchi anni dopo, per la prima volta nel 1996 con Pds-Ulivo nel collegio del Pinerolese e della Val Susa, successivamente nel 2001 sempre con Ulivo, sarebbe diventato senatore della Repubblica.

Nel 1990 Fassone fu eletto anche nel Consiglio superiore della magistratura (Csm), descritto come un periodo di tensioni, perché coincideva con la stagione del presidente Francesco Cossiga, quando il Quirinale decise che era il momento di "togliersi qualche sassolini dalla scarpa...". Era il momento del Picconatore.

In un'intervista a Piera Egidi Bouchard, raccolta nel libro Incontrarsi di prossima pubblicazione per i tipi Claudiana, Fassone ricordava i suoi grandi maestri: Norberto Bobbio, Marcello Gallo, Giovanni Conso. E di quest'ultimo citò l'attenzione con cui fu guardato: "Lei è fatto per fare il magistrato. Le farò dare una borsa di studio." Non si sbagliava. Dopo il concorso, Fassone è stato pretore a Pinerolo, poi giudice a Torino, quindi consigliere di Corte d’Appello e infine presidente di Corte d’Assise, celebrando alcuni processi a terroristi, quello relativo allo ‘scandalo dei petroli (’81-’82); poi, in Corte d’Appello, quello a ‘mamma Ebe’ (‘85), infine, appunto, il ricordato processo alla mafia catanese, esperienza faticosissima, vissuto per tre anni con la scorta...

Di quel processo, raccontò a Piera Egidi Bouchard il lascito di grande significato umano: "ancora oggi intrattengo una corrispondenza con uno di quegli imputati a cui la Corte comminò l’ergastolo per una serie lunghissima di omicidi: durante il processo l’ho visto cambiare a poco a poco da ribelle a disperato; in una delle ultime udienze mi domandò: ‘Presidente, lei ha dei figli?’ ‘Sì - risposi - uno ha la sua età’; 'è stato fortunato - disse lui - io se nascevo dove è nato lui facevo l’avvocato, invece ora sono nella gabbia’.

Ancora un passaggio. "Dopo la sentenza, gli scrissi una lettera e gli mandai un libro, e lui: ’Presidente, non riuscivo a crederci: libri non ne ho letti mai!’ Nella vita di un giudice – concluse – non ci sono solo applicazioni di commi e codicilli, ci sono anche queste cose.”

L'epistolario divenne nel 2015 un libro dal titolo Fine pena: ora, pubblicato da Sellerio, che ha figliato uno spettacolo teatrale in cui cui si riassume anche una domanda inevasa, che attraversa non soltanto i giudici: il senso e i limiti della pena, in particolare dell’ergastolo ostativo, il cosiddetto “fine pena mai”. Una domanda che si ripropone a scadenze cicliche, favorendo però più polemiche di stampo politico, meno a sensibilizzare verso la percorrenza della strada dei diritti umani e civili, un percorso mai venuto meno in uomini come Elvio Fassone.


Note

[1] Le esequie del senatore Elvio Fassone si svolgeranno in Duomo a Pinerolo:

- preghiera comunitaria martedì 23 giugno ore 20,30;

- ⁠funerale mercoledì 24 giugno ore 16,15.

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