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Parigi vieta manifestazione della Resistenza iraniana

Riceviamo e pubblichiamo


Sulla decisione del prefetto di Parigi di vietare la manifestazione della resistenza iraniana contro la pena di morte, preparata da mesi e con decine di migliaia di partecipanti arrivati da tutta Europa, i dirigenti di Nessuno tocchi Caino, presenti a Parigi, Sergio D’Elia, Segretario, Elisabetta Zamparutti, Tesoriere e Roberto Rampi del Consiglio direttivo hanno dichiarato quanto segue:


La decisione è particolarmente grave se si considera che la manifestazione è contro la pena di morte in Iran, campione del mondo di esecuzioni capitali, un record poco invidiabile con oltre 2000 compiute nel 2025 e oltre 900 quest'anno. È grave anche perché a promuovere la manifestazione è il movimento (NCRI, in alto la bandiera del movimento n.d.a) guidato da Maryam Rajavi che da decenni anni subisce e denuncia la repressione del regime iraniano e la sistematica violazione dei diritti umani.


Il potere prefettizio parigino si manifesta succube di quello clericale e militare iraniano. Quando viene impedita una manifestazione contro le esecuzioni e contro la dittatura, non è soltanto la libertà degli iraniani a essere colpita. È la credibilità stessa dell'Europa come spazio di libertà e di diritti a essere messa in discussione.


La decisione delle autorità francesi appare tanto più inquietante perché coincide con una fase cruciale dei rapporti tra l'Iran e l'Occidente e con la firma a Versailles dell'accordo tra Iran e Stati Uniti. Una coincidenza che rischia di trasformarsi nel simbolo di una scelta politica: mettere a tacere le vittime e gli oppositori del regime iraniano nel momento stesso in cui si cerca un'intesa con i loro persecutori.


Se così fosse, sarebbe un segnale devastante.


La decisione del prefetto è un residuo della tradizione napoleonica francese e poi fascista italiana. È espressione di un potere amministrativo centralista volto a limitare l'autonomia locale e la partecipazione democratica.


Marco Pannella ci ha insegnato a diffidare di ogni potere amministrativo che pretenda di sostituirsi al diritto. Quando un prefetto decide chi può manifestare e chi no, non siamo piu nel terreno delle libertà democratiche ma in quello dell'arbitrio amministrativo.

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