La guerra infinita nel cuore del Centro Africa, la testimonianza di Umberto Illario
- Alberto Ballerino
- 16 ore fa
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Responsabile della ONG Geneva Call nella Repubblica Democratica del Congo, devastata da un conflitto intestino. Tredici i gruppi armati che si fronteggiano
di Alberto Ballerino

Le guerre in Ucraina e in Medio Oriente stanno monopolizzando l’attenzione generale, ma in realtà in molti altri paesi si stanno svolgendo conflitti sanguinosi su cui il silenzio è completo. L’Africa in particolare è il continente più martoriato, tra fanatismi religiosi e ambiguità di grandi potenze attratte dalle sue ricchezze. Cruciale il ruolo di chi, in tanto dolore, lotta ogni giorno per portare aiuto e sostegno in questi paesi, normalmente purtroppo ignorati dai grandi mezzi di informazioni.
Un esempio di questo impegno nel continente africano è quello che avviene nella martoriata Repubblica Democratica del Congo, capitale Kinshasa. Significativa la testimonianza del valenzano Umberto Illario, nipote del famoso imprenditore orafo Luigi (addirittura promosse a Valenza la costruzione dell’Istituto d’arte ‘Benvenuto Cellini’ e realizzò la corona dello Scià di Persia) che ha scelto di dedicare la propria vita all’impegno sociale.
Per il Comitato Internazionale della Croce Rossa (Cicr) ha svolto missioni in molti Paesi, tra cui anche Siria e Yemen, mentre erano devastati dalla guerra civile. Ora invece, per conto di una ONG, si trova, come detto, nella Repubblica Democratica del Congo, sconvolta, nel silenzio generale, da più conflitti armati.
“Sono Head of support per Geneva call, ONGI con sede a Ginevra.[1] Oltre a questo incarico per la missione nella RDC (provincie del Nord Kivu e dell’Ituri), sono anche Head of office per la regione dell’Ituri, basato a Bunia, il capoluogo di questa provincia. Geneva Call protegge i civili nei conflitti armati promuovendo, attraverso un dialogo a lungo termine con gruppi armati ed autorità di fatto, il rispetto del diritto umanitario internazionale e l’adozione di comportamenti più responsabili”.
Il solo elenco delle parti in conflitto spiega in quale situazione si trovi il paese:
“Le principali parti in conflitto sono le Forze Armate della Repubblica Democratica del Congo, il gruppo ribelle Movimento M 23, l’ADF (Allied Democratic Forces), vari gruppi armati locali e comunitari, inclusi i cosiddetti “Wazalendo”(patrioti) e altre milizie di autodifesa. In tutto, si possono contare circa 13 gruppi armati nel Nord Kivu ed una decina in Ituri”.
Facilmente immaginabili, in una situazione del genere, le conseguenze per la popolazione.
“In questo contesto di proliferazione di armi e di individui armati, ci sono segnalate numerose violazioni del diritto internazionale umanitario – legate al reclutamento di minori, alla violenza di genere, all’insicurezza alimentare, agli sfollamenti forzati, alle detenzioni arbitrarie e all’accesso umanitario, tra le altre. Nonostante gli sforzi compiuti a diversi livelli, oltre alla crescente necessità di proteggere i civili, l’accesso umanitario e la lotta contro le violenze sessuali e di genere nelle aree controllate dai GAAD restano sfide importanti in termini di protezione, mentre i bisogni umanitari in queste zone continuano ad aumentare. La molteplicità delle tasse, con tutte le conseguenze che ne derivano e che si accompagnano a migliaia di violazioni del diritto internazionale umanitario, ha colpito in particolare donne e bambini, così come migliaia di sfollati interni che vivono nei campi o presso famiglie ospitanti”.
Aiutare la popolazione è la missione dell’ONGI per cui Illario lavora. Geneva call lavora in diverse direzioni. “Direttamente con i Gruppi armati ed autorità de facto (GAAD) con dialogo umanitario, sessioni di sensibilizzazione e formazione per migliorare la loro conoscenza del diritto internazionale umanitario (DIU), conclusione di accordi per il rispetto del DIU (dichiarazioni unilaterali, atti d’impegno, codici di condotta revisionati e regolamenti interni), nonché monitoraggio della loro attuazione e del loro rispetto, attività di sensibilizzazione mirate per modificare i comportamenti e rafforzare il rispetto del DIU e della protezione dei civili, dialogo umanitario intercomunitario, nonché dialogo tra comunità (organizzazioni della società civile, leader) e GAAD per promuovere la stabilizzazione e iniziative di pace locali”.
Importanti anche le azioni intraprese con le organizzazioni della società civile e i leader comunitari. “Consistono nel sensibilizzare, formare e coinvolgere le comunità colpite dai conflitti (leader d’opinione, società civile, gruppi sociali, leader religiosi, giornalisti, gruppi di donne, ecc.); sostenere le organizzazioni della società civile e le comunità nella creazione di meccanismi di autoprotezione e nella loro capacità di promuovere il rispetto del diritto internazionale umanitario presso i GAAD; organizzare campagne mediatiche e produrre strumenti di sensibilizzazione e comunicazione; coordinare e collaborare con altri partner umanitari e con le forze di sicurezza dello Stato (FARDC, PNC, ecc.) per promuovere il DIU tra la popolazione della Repubblica Democratica del Congo”.
Infine, fondamentale è l’agire insieme agli altri attori umanitari presenti. Illario parla di “Coordinamento con le agenzie delle nazioni unite presenti, coordinamento con le ONGI ed ONGN, sostegno e rinforzamento delle nozioni del DUI alle ONGN ed ONGI, facilitazione dell’accesso umanitario nelle zone con presenza di GAAD”.
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