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Lo sciopero a Mirafiori: “Ritmi insostenibili e indifferenza di Stellantis”

Aggiornamento: 5 nov 2022

di Edi Lazzi*

Ieri, 9 giugno, sei è registrato uno sciopero alle Carrozzeria dello stabilimento Mirafiori. I metalmeccanici di Stellantis hanno detto “no” a ritmi intensivi oramai prossimi all’insostenibilità con sempre maggiori rischi per la sicurezza e la salute di chi lavora. Sulla vertenza, interviene il segretario della Fiom-Cgil di Torino Edi Lazzi.

Lavorare in catena di montaggio non è un pranzo di gala, mi viene da dire riprendendo e adattando una frase passata alla storia. Però non deve nemmeno diventare un supplizio, aggiungo. In Carrozzeria a Mirafiori sono settimane che le lavoratrici e i lavoratori, tramite i loro delegati sindacali, fanno presente alla direzione aziendale che i tempi di esecuzione delle operazioni sono troppo veloci, che non riescono a stare al passo con la velocità della linea, che servirebbero più addetti in modo tale da spalmare le operazioni tra più persone. Inoltre, il caldo torrido di questa primavera, che non fa presagire nulla di buono a livello climatico per l’estate, ci ha messo lo zampino rendendo ancora più gravoso il lavoro da eseguire in linea. La strategia dell’azienda di incentivare l’esodo da Mirafiori con l’uscita nell’ultimo anno di 2300 lavoratrici e lavoratori, ha ridotto gli organici a un livello tale che appena c’è un minimo di tensione produttiva, bisogna ricorrere al lavoro di sabato, agli straordinari e all’aumento dei ritmi produttivi. Tutti aspetti che ricadono negativamente sulle lavoratrici e i lavoratori, i quali sono costretti a stravolgere la loro vita con turni a scorrimento, con la presenza in fabbrica al sabato, a faticare all’inverosimile per tenere il ritmo produttivo.

I lavoratori sono stati responsabili, hanno capito che alcuni sacrifici bisogna farli e hanno accettato turnistiche disagevoli, mentre l’azienda continua a tirare l’elastico all’inverosimile che inevitabilmente si è spezzato. In due settimane sono stati dichiarati due scioperi, quello del 9 giugno addirittura con un corteo interno e una partecipazione che non si vedeva da prima della vicenda del referendum di Mirafiori e l’inserimento del nefasto contratto di lavoro specifico di undici anni fa.Lo sciopero è riuscito, la produzione è stata completamente arrestata, i lavoratori hanno ottenuto il risultato di rendere ben visibile che c’è un problema da affrontare e risolvere. I delegati sono pronti ad incontrare la direzione per trovare le giuste soluzioni, finalizzate a rispondere all’esigenza dell’impresa di rispettare i tempi di consegna delle autovetture ma anche e soprattutto rispondere a quelle delle lavoratrici e dei lavoratori, di eseguire la propria mansione in modo dignitoso, con ritmi sostenibili.

Resta sullo sfondo di questo sciopero la preoccupazione che abbiamo per il futuro di Mirafiori. Sono quindici anni consecutivi di utilizzo della cassa integrazione, un calo continuo delle autovetture prodotte, il ridimensionamento consistente degli addetti. Servirebbe rilanciare lo stabilimento e per farlo c’è bisogno di un progetto che preveda l’arrivo di nuove produzioni e l’assunzione di giovani in sostituzione di coloro che hanno lasciato l’azienda. Se queste due cose non dovessero verificarsi, fra dieci anni la Carrozzeria di Mirafiori si spegnerà per consunzione in quanto praticamente tutti gli addetti saranno andati in pensione. La FIOM-CGIL farà di tutto per evitare questo epilogo che sarebbe una sciagura per tutta l’economia della città di Torino. *Segretario Fiom-Cgil Torino

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