Caos in Iran, decimo giorno di protesta, decine di morti
- Vice
- 2 giorni fa
- Tempo di lettura: 3 min
di Vice

Non si placa in Iran la protesta popolare, la più continuativa da quella del settembre 2022, in decine di città, piccole e grandi, che rivendica il rovesciamento della Repubblica islamica. Ma non si ferma neppure la violenza del potere clericale che anche oggi, decimo giorno di manifestazioni per le strade, ha mandato contro il suo popolo agenti in tenuta antisommossa. Una polizia che non si è limitata a controllare le proteste, ma che ha aperto il fuoco, uccidendo numerose persone, come nell'ospedale di Ilam, città dell'altopiano del Kurdistan, situata nell'Iran occidentale, a oltre cinquecento chilometri da Teheran.
La notizia, ammessa dal governo sotto forma di incidente, è stata diffusa sui social da numerosi video. Ma uno in particolare sta diventando in queste ore il simbolo della resistenza iraniana: è quello di un giovane che sfida, accovacciato in mezzo alla strada, le forze di sicurezza in motocicletta. Un'immagine che, con le debite proporzioni, riporta l'orologio della storia al 5 giugno del 1989, ai fatti di piazza Tienanmen a Pechino, alle proteste studentesche per rivendicare spazi democratici in Cina, allo studente che ferma un carro armato.

All'opposto, nulla ha impedito lo scoppio di violenti scontri oggi pomeriggio (proseguiti anche in serata) a Arkvaz, nord-ovest iraniano, durante i funerali per due giovani uccisi nelle manifestazioni di sabato scorso, che hanno fatto registrare anche la morte di un agente di polizia e altre due feriti.
L'incalzare delle notizie mostra la sempre maggiore determinazione degli iraniani a scrollarsi di dosso l'asfissiante autocrazia religiosa degli ayatollah, la cui Guida suprema, l'ottantaseienne Ali Khamenei al potere dal 1989, non sembra più restituire le necessarie garanzie ad un regime estremamente articolato, complesso e ramificato nella redistribuzione dei poteri economici e militari.
Non a caso, i principali quotidiani e agenzie di stampa iraniani riportano in prima linea le dichiarazioni del presidente Masoud Pezeshkian considerato, sia in patria, sia all'estero, un riformista; parola però spesa con eccessiva disinvoltura in Iran e con pari rapidità svalutata tanto quanto la sua moneta e la sua economia, all'origine delle proteste. A Pezeshkian oggi si affidano l'Iran con i suoi ayatollah nell'estremo tentativo di conciliazione del Paese. Infatti, suonano tali, se non sono fossero in aperta contraddizione con il sangue che scorre da dieci giorni in Iran, le frasi pronunciate dal presidente in un'occasione pubblica, in cui ha scomodato "il dovere di servire il popolo con tutto il cuore e rendere le persone ottimiste riguardo al sistema e alla rivoluzione".
Retorica seguita da un altrettanto retorico interrogativo su "come è possibile che gli studenti dell'università protestino contro di noi e contro la rivoluzione e poi noi affrontiamo gli studenti? Chi è responsabile per gli studenti che scappano da noi? È colpa nostra, non degli studenti e delle persone". Una colpa che lo stesso Pezeshkian ha esteso alla stagnazione economica e la svalutazione della moneta (20.000 per cento dalla rivoluzione del 1979) e che lo ha portato ad ammettere: "Mi dicono di aumentare gli stipendi e di non riscuotere tasse, e anche il petrolio è una sanzione. Da dove prendo questi soldi?".

Intanto, mentre il bilancio è stato approvato dal Parlamento con l'attuazione di "riforme dei mezzi di sussistenza" con un aumento graduale degli stipendi al 43 percento invece che al 20 per cento, una riduzione dell'imposta sul valore aggiunto dal 12 percento al 10 percento e una previsione di 170 trilioni di toman (1 euro vale circa 147mila toman) per adeguare gli stipendi pensionistici, nel Paese prosegue l'accaparramento dei beni di prima necessità. Comportamenti che hanno provocato la reazione del presidente del Parlamento iraniano, Abbas Goudarzi, che in un'intervista ha mostrato il volto feroce dell'istituzionale, ricordando che "Il Parlamento ha buone leggi in merito, e qui è dovere delle agenzie di supervisione, inclusa l'Organizzazione della Punizione, l'Organizzazione Generale di Ispezione del Paese e la Magistratura, affrontare coloro che accumulano beni necessari al popolo con la punizione più severa".
Che la questione sia in cima all'agenda dei governo iraniano trova conferma anche in Seyyed Yasser Raygani, portavoce dell'Organizzazione Penale di Stato (braccio economico del governo e autorità legale per indagare sulle violazioni), secondo cui vi è la necessità di affrontare seriamente il fenomeno dell'accaparramento delle merci nella situazione economica attuale del paese. Analisi e provvedimenti che però non hanno prodotto nessuna eco sulle condizioni di vita degli iraniani, se non la conferma di una saldatura repressiva ai vertici dello Stato. In proposito, un segnale si era già colto ieri nell'ammonimento del Capo della Magistratura che ha ordinato una rapida persecuzione dei rivoltosi. Invito raccolto dalle forze di polizia che hanno arrestato un uomo, individuato nelle manifestazioni, con l'accusa di lavorare per il Mossad.
Schema antico di propaganda per mettere il bavaglio ai rivoltosi, ma che in questi giorni viene riproposto ancora più in chiave anti-americana per le vicende venezuelane e sospinte dall'ipotesi, tutt'altro che fantasiosa per le ripetute dichiarazioni di Donald Trump, di un complotto orchestrato della CIA e del sionismo internazionale contro il popolo iraniano.













































Le immagini che arrivano dall’Iran raccontano una protesta che non si ferma, nonostante la repressione violenta e le vittime che continuano a cadere. Il coraggio di chi scende in strada, come il giovane che sfida le forze di sicurezza, diventa simbolo di resistenza e richiama alla memoria altri momenti storici di lotta per la libertà. In giornate così dense di notizie e tensioni, capita di cercare un attimo di leggerezza digitale, e per me uno spazio semplice e immediato è winnita app, che uso proprio per staccare la mente prima di tornare a riflettere su temi tanto complessi.