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Leone XIV: “L'industria della guerra si trasformi in un artigianato della pace” 

La conclusione del Giubileo nelle parole forti del Papa


di Luca Rolandi


La fine di un Giubileo indetto e aperto da papa Francesco il 24 dicembre 2024 e concluso dal suo successore Leone XIV ieri, giorno epifanico, 6 gennaio 2026, ha riproposto una chiesa viva ma anche molto angosciata per ciò che nel mondo accade. La speranza resta un orizzonte, ma la realtà è caratterizzata da un male profondo, in cui la guerra, l’oppressione, le disuguaglianze, la potenza militare e la violenza dominano e oscurano il tanto bene che ancora è anticorpo fondamentale per evitare la distruzione dell’umanità. La profezia di Francesco, il suo carisma e capacità di attrazione sono stati per dodici anni una luce, ora Leone proprio nella sua omelia per la fine del Giubileo ha fatto uno scatto importante per dare indicazioni controcorrente rispetto ai muscoli dei grandi della terra.

Tra i presenti al rito di chiusura, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. No a "deliri d'onnipotenza", il monito dell'omelia, in un mondo ancora travagliato da conflitti e guerre. “Se non ridurremo a monumenti le nostre chiese, se saranno case le nostre comunità, se resisteremo uniti alle lusinghe dei potenti, allora saremo la generazione dell’aurora”. “Al suo interno, proprio chi studia le Scritture e pensa di avere tutte le risposte sembra aver perso la capacità di porsi domande e di coltivare desideri. Anzi, la città è spaventata da chi viene a lei da lontano, mosso dalla speranza, al punto da avvertire una minaccia in ciò che dovrebbe al contrario darle molta gioia. Questa reazione interpella anche noi, come Chiesa”. Due tra i passaggi più significativi delle parole del pontefice.

 “Invece dell’industria della guerra si affermi l’artigianato della pace”, l'appello all'Angelus. Papa Leone ha affermato, riferendosi al tragico scenario attuale, che “non può non farci pensare a tanti conflitti con cui gli uomini possono resistere e persino colpire il Nuovo che Dio ha in serbo per tutti”, per poi aggiungere: “Amare la pace, cercare la pace, significa proteggere ciò che è santo e proprio per questo è nascente: piccolo, delicato, fragile come un bambino. Gli estranei e gli avversari diventino fratelli e sorelle, al posto delle diseguaglianze ci sia equità, invece dell’industria della guerra si affermi l’artigianato della pace”.

Nelle parole di Papa Prevost la denuncia di una economia distorta e antiumana che riduce donne e uomini a prodotto e consumatore. Infine, la denuncia fortissima: “invece dell’industria della guerra si costruisca una cultura di pace e fratellanza”.

Leone, con un’omelia piena di sapientia cordis, e con le parole coraggiose dell’Angelus ha demolito giorni di opinioni e intere pagine di analisi geopolitica. Ha smascherato il nuovo Erode con la gioia dei Magi. E molti non lo diranno, non è conveniente, ma aveva sulle spalle il piviale di Francesco.

 

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