Cresce la tensione in Iran, bloccato l'accesso a Internet
- Vice
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di Vice

Mentre la rivolta nazionale iraniana continua e si intensifica, le notizie indicano che internet è stato completamente chiuso giovedì sera dopo che milioni di persone hanno risposto all'appello del principe Reza Pahlavi.
La sera di giovedì 8 gennaio, l'azienda americana che monitora Internet ha annunciato la chiusura totale di internet in Iran.
Secondo i grafici sull'accesso a internet in Iran pubblicati dall'azienda, la chiusura di internet è coincisa con le proteste nazionali intorno alle 22:15 ora dell'Iran.
Durante questo periodo, la connessione di rete è arrivata quasi a zero e internet è stato praticamente completamente disconnesso.
Contemporaneamente, Netblocks, che monitora l'accesso a internet, ha annunciato una chiusura nazionale di internet giovedì 8 gennaio.[1]
La notizia diffusa da Iran International, la piattaforma multimediale finanziata dall'Arabia Saudita, rappresenta il termometro della tensione in Iran, dove da dodici giorni, ieri, in centinaia di città e in tutte le 31 provincie, migliaia e migliaia di persone partecipano alle manifestazioni di protesta contro il regime degli ayatollah, scandendo slogan avversi alla guida suprema Khamenei, al grido "morte all'oppressore", senza sottrarsi a scontri con le forze di sicurezza, che in più occasioni non hanno esitato a sparare contro i manifestanti ad altezza uomo.
Le opposizioni iraniane accusano l'Arabia Saudita di favorire il ritorno di Reza Palhavi
Ma per le opposizioni non si tratta soltanto di "generosità" informativa verso chi scende in piazza a rischio della propria vita. Sul ritorno del Reza Pahlavi, è stato diffuso un breve video, in cui si accusa i sostenitori del figlio dell'ultimo Scià di Persia di manipolare l'audio con un montaggio selettivo per accreditare che i manifestanti stiano inneggiando al suo ritorno in patria. "Non esiste praticamente alcuna prospettiva che l’Iran torni a una dittatura monarchica. Tuttavia, queste tattiche favoriscono direttamente i mullah, poiché questi video manipolati scoraggiano i manifestanti e creano confusione". Precisano le opposizioni: "Non si tratta semplicemente di disinformazione; è il furto di una rivolta". Ed è particolarmente preoccupante che molti di questi filmati manipolati siano stati ricondotti, è qui si ritorna al satellitare Iran International, "finanziato dalla famiglia reale saudita".

Il black out continua anche oggi, venerdì 9 gennaio. L'accesso ai principali quotidiani iraniani, inclusa l'agenzia di stampa nazionale IRNA, è precluso. Secondo Netblocks, ha riferito ancora Iran International, il blocco della informazioni "avviene mentre i disordini si diffondono in tutto il paese e arriva in un momento in cui il numero delle vittime è in aumento e ci sono segnali di disagio in diverse altre aree". Testimonianze hanno confermato la disconnessione a Internet e l'accesso limitato solo a Google."
La BBC ha mandato in onda immagini della capitale Teheran e della seconda città iraniana Mashhdad, insieme con il commento che certifica una partecipazione "enorme", una delle più grandi realizzata dalle opposizioni negli ultimi anni. Proteste, ha sottolineato l'emittente britannica, che ieri sera, dodicesimo giorno di proteste, dominate dal senso di insicurezza economica per il crollo della valuta iraniana e un'inflazione galoppante, non sono state disperse dalle forze di sicurezza.
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