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- a cura del Baccelliere
- 2 giorni fa
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Bill Evans, tra ricordi e nostalgie
a cura del Baccelliere

All’inizio dell’autunno, Il Saggiatore ha pubblicato la terza edizione del libro di Enrico Pieranunzi Bill Evans. Ritratto d’artista con pianoforte. Il volume è stato presentato il 3 gennaio scorso al Teatro del Carmine di Orvieto, in occasione di Umbria Jazz Winter. A guidare Enrico Pieranunzi nella stesura di questo testo è stata certo la passione, ma anche il rigore che anima un artista che dedica un’opera ad un altro artista. Enrico Pieranunzi è infatti a sua volta un pianista, uno dei più importanti jazzisti italiani, dotato di un respiro internazionale. Tiene regolarmente concerti in tutto il mondo, dagli Stati Uniti - dove ha inciso un bellissimo disco in trio nel Village Vanguard, locale teatro di numerose performance entrate nella storia del jazz – all’Europa e al Giappone.
La recente uscita va al di là della semplice ristampa. Rappresenta piuttosto l’occasione per interrogarsi su un protagonista della musica jazz del ‘900. Bill Evans (1929-1980) “parla” ancora al presente[1]. La riflessione sulla sua musica non è nostalgica ma attuale e viva.
Introdotto da uno scritto del docente di Estetica, Teoria del suono e della musica Carlo Serra intitolato I fantasmi nella voce, il libro contiene contributi di due importanti collaboratori di Evans - il batterista Paul Motian, colonna del primo trio di Evans, e il bassista Marc Johnson, uno dei protagonisti delle ultime incisioni del pianista di Plainfield, entrambi in momenti diversi compagni di strada dello stesso autore.
Pieranunzi ripercorre attraverso diciotto capitoli la vicenda umana e artistica di Bill Evans. Una vicenda fatta di intuizioni geniali e fragilità personali[2]. Evans ha reinventato il piano trio. Ne ha modificato l’impostazione: non più un solista e due accompagnatori ma un gruppo paritario nel quale i ruoli si mescolavano.
Il concetto di interplay è la grande eredità delle formazioni evansiane. Di fronte alla messa in discussione delle logiche preesistenti, i musicisti non potevano fare a meno di ascoltarsi, ricavando spunti puntiformi dalla creatività l’uno dell’altro. Evans era stato un esempio anche in formazioni diverse, come il sestetto di Miles Davis, che ne riconobbe la grande influenza in occasione della registrazione del capolavoro Kind of blue[3].
Il libro è particolarmente prezioso proprio per il fatto che lo stesso Pieranunzi sia un pianista jazz di altissimo livello. Questo gli consente di andare oltre la biografia e il saggio critico. Pieranunzi conosce il pianoforte, il jazz, l’improvvisazione, il rapporto fra tecnica, suono, visione e le dinamiche emotive legate al fare musica. Coglie aspetti che i musicologi non strumentisti non sono in grado di cogliere, anche in termini di psicologia cognitiva dell’approccio al pianoforte.
In ultimo, di Evans Pieranunzi ha raccolto una sorta di eredità culturale - anche se non in via esclusiva, in quanto ha condiviso questa influenza con quella di altri fondamentali pianisti anche diversi, come McCoy Tyner o Wynton Kelly, e soprattutto con una ben definita personalità. Il suo è un approccio partecipato, una sorta di dialettica tra estetiche che hanno molto in comune, destinata a coinvolgere il lettore, comunicandogli quella passione di cui si diceva in avvio[4].
Note
[1] Un esempio è Nardis ripresa dal vivo in uno degli ultimi concerti di Evans https://youtu.be/hhPsnYh58vo?si=5m1jNnd8LmBd-cHo
[3] per averne un’idea si ascolti Blue in green https://youtu.be/TLDflhhdPCg?si=ubaMgjwzCalFxNMA
[4] In conclusione proponiamo di ascoltare un brano dello stesso Pieranunzi, Don’t forget the poet https://youtu.be/PlEN7Jy1704?si=nA921Z2xXOjfELcY . Anche se mancano riferimenti espliciti ci piace pensare che il poeta da ricordare sia proprio Bill Evans.













































La nuova edizione del libro di Enrico Pieranunzi dedicato a Bill Evans è un’occasione preziosa per riscoprire un artista che ha saputo reinventare il piano trio e lasciare un segno indelebile nella storia del jazz. La passione e il rigore con cui Pieranunzi racconta la vicenda umana e musicale di Evans rendono la lettura viva e attuale, non solo nostalgica. È bello vedere come la musica continui a parlare al presente e a stimolare nuove riflessioni. Dopo aver letto articoli così intensi e ricchi di spunti culturali, mi piace concedermi un momento di leggerezza digitale su winnita app, un piccolo spazio che mi aiuta a rilassarmi prima di tornare a immergermi in queste atmosfere musicali.