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Detto in pochissime parole... Per qualche arancia in più: ora nel mirino di Trump c'è la Sicilia

di Indiscreto controcorrente


Nell'aldilà c'è molto fermento e pari agitazione tra la colonia dei separatisti siciliani per una fuga di notizie, anticipata da una vignetta sui social, secondo cui Donald Trump si preparerebbe a invadere l'amata Trinacria e a impossessarsene. In questo caso, a scatenare la cupidigia del presidente americano non sarebbe il petrolio, come per il Venezuela, né le terre rare, di cui è ricca la Groenlandia, né il sogno di di rimettere in attività casinò e casini a Cuba, come al tempo di Fulgencio Batista, un sergente fattosi dittatore, cacciato da Fidel Castro e dal Comandante Che Guevara.

A The Donald, in versione mare e profumo di zagare, premerebbero le arance, di cui è ghiottissimo, secondo i suoi biografi. Che aggiungono: "Al presidente l'allettano i famosi tarocchi ricchi di vitamina C da spremere per le sue abbondanti libagioni mattutine. E non solo, se si tratta di fare un pieno di energia in vista di altre conquiste...". Tuttavia l'imminente impresa armata del Don americano sul suolo siciliano pare che sia stata accolta con una punta di rimpianto dai tanti Don autoctoni, soprattutto da coloro che sospiravano già nel dopoguerra di trasformare la Sicilia nel 49° Stato dell'Unione. Da Andrea Finocchiaro Aprile, fondatore del Movimento per l'Indipendenza della Sicilia (MIS) al comandante dell'Esercito Volontario per l'Indipendenza della Sicilia (EVIS) Antonio Canepa, fino ai vari aristocratici con le pezze al sedere, per non parlare dell'Onorata

Società che aveva dato una mano all'esercito americano nello sbarco del luglio 1943, è tutto un rivoltarsi nella tomba per non essere nel posto giusto al momento giusto, cioè accanto al 47° presidente Usa. Dall'altra parte dell'aldiquà, infatti, si sarebbe levato un coro da curva sud, al grido di "miiii..." che fa ben comprendere l'esteso rimpianto siculo per vedere realizzato ciò in cui avevano creduto e combattuto.

L'unico a non scomporsi è il "colonnello" dell'Evis, Salvatore Giuliano. A lui, superesperto di banditismo, la storia delle arance proprio non lo convince, perché Trump, pare abbia confidato a Finocchiaro Aprile, più che a spremere, sembra interessato a prendere. Ma forse le cose si equivalgono.


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