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Viaggio nella Londra insolita e misteriosa...

Londra, istruzioni per l’uso curioso: cronaca urbana di dettagli che non chiedono attenzione/1


di Ivano Barbiero


Questo giro londinese in due puntate non lo si può proprio etichettare come spin-off dei viaggi in Italia, ma al nostro infaticabile viaggiatore, e anche un po' a noi in fondo piace crederlo, forti del successo che riscuote tra i lettori la rubrica.

Per la verità, Ivano Barbiero non è nuovo a questo genere di sortite europee: era già sbarcato in Inghilterra e attraversato la Francia meridionale per raccontarci i misteri provenzali Provenza.

Oggi Barbiero apre il suo personalissimo 2026 con la capitale del Regno Unito o, se vogliamo portare indietro le lancette dell'orologio, con il centro mondiale del commercio e della finanza nell'età moderna, cuore dell'Impero Britannico fino alla Seconda guerra mondiale.

A sabato prossimo...


A Londra le cose più strane non si presentano come tali. Non hanno frecce, pannelli, QR code. Non si mettono in posa. Stanno sui muri, agli angoli, sopra le panchine, sotto i piedi o troppo in alto per essere viste da chi cammina veloce. Per accorgersene bisogna fare una cosa semplice e sempre più rara: rallentare, guardare di lato, accettare che la città non abbia alcun interesse a spiegarsi. 

Londra non è solo grande: è porosa, è una megalopoli che respira. Il verde è parte integrante della sua struttura, non un abbellimento. Questo spiega perché, pur enorme, questa metropoli non soffoca, anche se è 8,5 volte più grande di Milano, 12 volte più di Torino, 11 volte Napoli. Per avere un’idea delle sue dimensioni, da est a ovest si estende per 55 chilometri, da nord a sud per 45 chilometri. Nel primo caso, per attraversarla a piedi occorrono 12 ore e almeno 10 ore da nord a sud. In metropolitana, da Uxbridge a Upminster (ovest-est), ci si impiega da 1 ora e 45 a 2 ore e un quarto con i cambi, e da un’ora e venti a un’ora e 40, da High Barnet a Morden (nord-sud).


Questa immensa metropoli ad alcuni sembra grande come una regione, questo perché non ha vuoti evidenti: infatti è un tessuto quasi ininterrotto con una stratificazione storica che comprende villaggi inglobati, ex contee, distretti urbani con identità forti. Il punto chiave è la densità abitativa: Londra ha 9 milioni di abitanti, l’Emilia-Romagna, per fare un paragone, di abitanti ne ha 4 milioni e mezzo. Però la capitale inglese ha quasi il 47 per cento della superficie che è verde: ci sono oltre 3mila parchi e spazi verdi, e 8,5 milioni di alberi (circa un albero ogni abitante). In termini percentuali è una delle capitali più verdi e in certe zone, non periferiche, è normale incrociare per strada volpi, cervi, scoiattoli e altri animali selvatici.

Quello che vi proponiamo stavolta è un tour fra le sue tantissime curiosità e stranezze.


 

Christmas at Kew

Kew, Richmond, London TW9 3AE

“Christmas at Kew” è una parentesi stagionale che dura poco più di sei settimane, tra fine novembre e l’inizio di gennaio, e si percorre a passo lento in circa un’ora e mezza. Il tracciato, lungo poco meno di tre chilometri, attraversa i viali e le radure dei Royal Botanic Gardens, Kew, seguendo una sequenza luminosa pensata come racconto continuo.


Le installazioni sono firmate ogni anno da studi e artisti internazionali della light art, chiamati a dialogare con alberi, laghetti e architetture storiche. Non esiste un punto dominante: le luci compaiono, scompaiono, si riflettono, accompagnano. La serra diventa sagoma, il viale un corridoio temporaneo, l’acqua uno specchio. Il pubblico è numeroso - centinaia di migliaia di visitatori a stagione - ma distribuito, mai compresso. Si cammina insieme, senza folla, come se il giardino imponesse la sua misura. Qui il Natale non è spettacolo frontale, ma esperienza immersiva.

 

I sette nasi sui muri di Soho

Soho, Covent Garden, Fitzrovia (Dean Street, Bateman Street, Endell Street).

Negli anni Novanta lo scultore Rick Buckley iniziò ad applicare nasi umani sulle facciate. Un gesto minuscolo, quasi infantile, nato come risposta ironica alla diffusione della videosorveglianza. Non annunciò nulla. Non chiese permessi. I nasi rimasero, fatti in gesso o resina, incollati all’altezza degli occhi o poco sopra. Non decorano: interrompono. Costringono a guardare il muro come superficie narrativa. Storia minima, gesto minimo, durata massima: una perfetta idea londinese

Non c’è un percorso ufficiale, non c’è una mappa affidabile. I nasi sono irregolari, sparsi, mimetici. Anche con una mappa, non è garantito trovarli tutti: fa parte del gioco urbano. Si tratta quasi di una caccia al tesoro, perché con il tempo alcuni di questi nasi sono stati imbiancati da mani di pittura dai nuovi proprietari di negozi o ristoranti. Chi li trova per caso, rallenta. Chi li cerca, capisce presto che Londra ama nascondere ciò che vale la pena vedere. Ecco tre indirizzi per iniziare la vostra ricerca: 49 Endell Street, London WC2H 9AJ, il più facile da vedere: 7 Bateman Street, London W1D 3AP; Great Windmill Street (Soho), visibile su una parete in mezzo alla strada.


Il mondo messo al contrario

Area Marble Arch / West End

Un mappamondo rovesciato, circa 4 metri, con l’emisfero sud in alto (quindi “capovolto”), con i toponimi ribaltati, senza didascalie morali. Non urla un messaggio: introduce un dubbio: qual è l’esatta collocazione del nostro pianeta? Collocato nello spazio pubblico e non in un museo, sembra quasi un errore. Ed è proprio lì che questo globo funziona: costringe a ricordare che anche le mappe sono convenzioni culturali prima che verità scientifiche.

 

Sedersi tra sfingi e cammelli

Cleopatra's Needle benches, Victoria Embankment, WC2N

Quando l’obelisco egizio arrivò a Londra nel 1878, la città decise di accompagnarlo con panchine decorate. Non statue celebrative, ma braccioli scolpiti: sfingi e cammelli stilizzati. È l’esotismo vittoriano ridotto a funzione quotidiana. Si mangia un panino appoggiando il gomito su un simbolo millenario. Nessuno ci fa caso. Facile ipotizzare che da un momento all’altro potrebbe arrivare accanto a noi Mr. Bean e mangiare soddisfatto il suo panino.

 

Elefanti disseminati in città

Elephant and Castle, SE1

Il quartiere prende il nome da un’insegna medievale, non dall’animale. Ma Londra, come spesso accade, ha deciso di materializzare l’equivoco. Elefanti stilizzati compaiono su sculture, arredi, insegne, edifici pubblici, parchi. Non esiste un punto centrale: vanno scoperti camminando. La curiosità non è l’elefante, ma la sua ripetizione silenziosa. In Elephant Park (dietro Castle Square) sono state installate sei sculture in bronzo a grandezza naturale dall’artista Ryan Gander in collaborazione con scuole locali. Non sono elefanti veri, ma figure antropomorfe e astratte nate da workshop con i bambini: è arte pubblica recente e legata al progetto urbano.


Il “pub più piccolo del mondo” natalizio

The Three Jingle Bells

Si tratta di un minuscolo pub stagionale (a destra nella foto) aperto solo per il Natale a Yuletide Yard (Flat Iron Square).

Si entra solo 3 persone alla volta più il barista. Se entra una persona di troppo, qualcuno deve uscire.

Non è una ricostruzione turistica, ma un adattamento pratico. Una lezione di urbanistica britannica: se qualcosa funziona, non serve ingrandirla.

 


Il mammut che si veste

Crystal Palace Park dinosaurs, Crystal Palace Park, SE19

Inaugurati nel 1854, questi animali preistorici sono famosi perché scientificamente sbagliati. Rappresentano ciò che si credeva allora. A Natale capita che vengano addobbati. Non per spettacolo, ma per abitudine locale. Londra non corregge i propri errori: li conserva e li accompagna nel tempo.

 

I pub che espongono ciò che altri nascondono

The Sherlock Holmes, The Viaduct Tavern, The Cittie of Yorke

Entrare in questo locali significa alzare lo sguardo prima ancora di ordinare. Il soffitto è decorato con oggetti domestici ottocenteschi, tra cui vasi da notte in ceramica appesi come se fossero lampade o trofei.

I vasi da notte non sono una gag moderna. appartengono ad un’epoca in cui la distinzione tra pubblico e privato era più fluida, e l’arredo non temeva l’ambiguità. Qui l’igiene non è nascosta: diventa ornamento. È un luogo che ricorda come la Londra vittoriana sapesse essere colta senza essere pudica. La pratica risale probabilmente alla fine dell’Ottocento/inizio Novecento., Quando i servizi igienici interni divennero comuni, i vasi da notte divennero obsoleti. Alcuni pub li appesero al soffitto come bizzarra curiosità, una sorta di “trofeo umoristico” dell’era premoderna. E per incoraggiare   clienti a bere di più (la tentazione di colpirli con una monetina era un gioco comune).


 

Un dinosauro che accetta il Natale

Natural History Museum, Cromwell Road, SW7

Durante il periodo natalizio, il celebre T. rex animatronico (una delle grandi presenze preistoriche del museo), viene talvolta coinvolta con discrezione nell’atmosfera delle feste. La scelta è tipicamente londinese: non trasformare il museo in un parco a tema, ma accettare che anche la conoscenza possa sorridere, senza perdere rigore.

Il risultato è straniante e affascinante: un animale di 65 milioni di anni che, per qualche settimana, condivide il calendario umano e si traveste anche lui da Babbo Natale.

 

Trafalgar Square Lions

Il leone sbagliato

Pochi se ne accorgono ma i leoni non sono anatomicamente corretti. Lo scultore non aveva mai visto un leone vivo. E Londra li ha accettati così. Perché la precisione non è sempre un valore urbano.

 

Continua/1

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