SETTIMANA FINANZIARIA. Euforia a Wall Street... petrolio
- a cura di Stefano E. Rossi
- 10 gen
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a cura di Stefano E. Rossi

Donald Trump gioca alla guerra e se la prende con il Venezuela. La tensione internazionale è alta, ma è chiaro che non l’ha invaso. Si è solo preso i pozzi petroliferi. E Maduro. A Wall Street, dove pare non vi siano copie del tomo sul diritto internazionale, si vive l’attimo. E, quindi, l’indice S&P500 festeggia l’inizio di un promettente anno nuovo: +1,57% in questa prima settimana dell’anno. Salgono i titoli degli armamenti e quelli energetici, come Chevron (+3,98%), l’unico esportatore di petrolio dal Venezuela autorizzato dagli Stati Uniti. E non c’è da stupirsi che il riverbero sia internazionale: salgono Rheinmetall (+18,60% difesa, borsa di Francoforte), Thales (+13,19% difesa e spazio, borsa di Parigi) e BAE Systems (+17,05% difesa e spazio, borsa di Londra).
Piazza Affari: in crescita il comparto difesa
L’Istat nella calza non mette il carbone, ma solo buone notizie. O quasi. Nel terzo trimestre il reddito disponibile lordo delle famiglie consumatrici è aumentato del 2,0%, del +1,8% se calcolato al netto dell’inflazione. Però la dinamica della spesa è molto più debole e si ferma al +0,3%. Non tutti possono spendere, quindi, e chi ha denaro in abbondanza se lo tiene stretto. La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è aumentata di 1,5 punti percentuale. Giocano sicuramente a favore i buoni rendimenti dei titoli di Stato e le ottime performance della Borsa di Milano, +30% in un anno.
Piazza Affari sale trainata dal comparto difesa. Invece i titoli energetici subiscono sorti opposte. Sale Italgas (+10,36%). Il mercato ha premiato il collocamento, da parte della collegata Snam, di un bond convertibile in azioni Italgas. Scende Eni (-1,81%). È stata colpita dal giudizio negativo degli analisti dopo la diffusione della notizia che, insieme a Repsol, sta cercando di recuperare un credito di 6 miliardi di dollari dal Venezuela. La geopolitica non è favorevole. Anzi, si potrebbe dire che al momento gli interessi europei non risultino tra le priorità dei nuovi dominatori del Paese.
Lavorare o non lavorare la domenica...
Tornare indietro nelle nostre convinzioni e consuetudini è possibile. Di recente l’abbiamo più volte imparato e talvolta ci ha spaventato. Limitando l’osservazione al campo finanziario, alcune suggestioni: 1) il costo esorbitante dei parcheggi pubblici in centro sta disincentivando le nostre uscite, facendoci tornare all’effetto targhe alterne di antica memoria, 2) le App delle banche hanno sostituito le code agli sportelli bancari e meno male perché in molti paesini non ci sono più. L’ultima novità lascia di stucco: il ritorno al passato potrebbe riguardare le abitudini di spesa degli italiani. Il presidente di Ancc-Coop, Ernesto Dalle Rive lancia il classico sasso nello stagno. In un’intervista rilasciata a Il Sole 24 Ore afferma che le principali imprese del sistema Coop ora vedono con favore la chiusura la domenica e che si darebbe una risposta ai nostri dipendenti che non vogliono avere l’impegno di lavoro la domenica. Gli fa eco la Filcams Cgil, per voce del suo segretario generale, Fabrizio Russo. Quanto sosteniamo e percorriamo con forza e determinazione da anni ha trovato questo inatteso consenso. Continueremo ad impegnarci affinché la normativa finalmente cambi e il lavoro nella grande distribuzione possa tornare a una programmazione e a un ritmo più rispettosi della vita di lavoratrici e lavoratori. Sul fronte opposto, Carlo Alberto Buttarelli, presidente di Federdistribuzione, ricorda che l’apertura domenicale non è un obbligo ma una facoltà. Se qualcuno decide di chiudere lo faccia pure, senza pretendere di condizionare il sistema distributivo. Intervistato da una testata specializzata, Mark-up, rievoca la misura, già in vigore, del part-time week end. Si tratta dell’offerta di lavoro nel fine settimana, da parte di alcune importanti catene della GDO, rivolta agli studenti che cercano un po’ di indipendenza economica. Ma è un anonimo addetto ai lavori a sintetizzare bene il quadro complessivo: la regolamentazione è difficile, specialmente nelle aree turistiche, nei centri commerciali, nei settori misti alimentare e non. Interessante il punto di vista: il problema principale sono i centri commerciali. Già faticano durante la settimana e non reggerebbero senza una superficie alimentare di traino nei giorni festivi. Poi, la decisione rischierebbe di avere pesanti ricadute occupazionali, rivelandosi solo un modo elegante per mandare a casa le persone.
Il Borsino della settimana – rassegna dei migliori e dei peggiori titoli del listino FTSE MIB.
I Tori: Leonardo +14,17%, Fincantieri +10,36%,
Gli Orsi: Banco Bpm -4,05%, Banca Mps -3,83%.
FTSE MIB: +1,72% (valore indice: 45.719)
I presenti commenti di mercato rivestono un esclusivo scopo informativo e non intendono costituire una raccomandazione per alcun investimento o strategia d’investimento specifica. Le opinioni espresse non sono da considerare come consiglio d’acquisto, vendita o detenzione di alcun titolo. Le informazioni sono impersonali e non personalizzate.











































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