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La tutela dei nostri minori e la non tutela dei bimbi morti a Gaza

di Vice

Bambini di Gaza tengono in mano delle lanterne per celebrare l'avvento del Ramadan. Credit: 2024 Foto UNRWA

Stamane, e durerà fino alle 18 presso l’Aula magna della Cavallerizza Reale, in via Verdi 9 a Torino il convegno "Per una cultura dell’infanzia e dell’adolescenza nell’educazione e nella comunicazione”. Il comunicato stampa spiega che "La tutela dei minori nel rapporto con i mezzi di informazione è al centro del convegno “ e "che rientra nell’attività del tavolo interistituzionale Tuttinrete di cui fa parte l’Ordine dei Medici di Torino". Iniziativa encomiabile che guarda al presente e al futuro, perché "Enti e istituzioni, coordinati dal referente del tavolo, il professor Alberto Parola, confronteranno le rispettive esperienze con l’obiettivo di individuare un nuovo assetto che comprenda scuola, università, territorio e imprese in una metodologia comune", si legge ancora nel comunicato che riporta altri filoni di interventi, dalla tutela dei minori "dal punto di vista etico e della deontologia professionale" al fenomeno delle baby gang "che si è esteso gradualmente nelle nostre città nel corso degli ultimi anni", in particolare a causa di "eventi avversi che avvengono durante l’infanzia: maltrattamenti, abusi sessuali, dipendenze dei genitori".

Per chi non ne fosse a conoscenza, il tavolo Tuttinrete si basa su una rete di professionisti provenienti da diversi contesti, tra cui gli ordini professionali, e dalle realtà che operano nell’ambito della salvaguardia infantile e adolescenziale sul territorio piemontese. L’educazione ai media necessita infatti di un sistema il più possibile coeso allo scopo di mettere in campo diverse soluzioni e di migliorare le condizioni di bambini e ragazzi in situazione di disagio, concependo la cultura dell’infanzia come una risorsa e non come una problematica.


La dichiarazione di Philippe Lazzarini

Si gira pagina e si avverte di entrare nel regno dell'anestetizzazione. Ieri, Philippe Lazzarini, commissario generale dell'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e il lavoro per i rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente ha dichiarato: “Questa guerra è una guerra contro i bambini”[1]. Il numero di bambini uccisi nella Striscia di Gaza in soli quattro mesi supera il numero di bambini uccisi in tutti i conflitti del mondo negli ultimi quattro anni, ha denunciato Lazzarini. Nella nota delle Nazioni Unite si osserva che "questa statistica non solo mette in risalto l’acutezza della violenza in quest’area specifica ma solleva anche domande profonde sull’impatto a lungo termine dei conflitti armati sulla popolazione infantile globale". Secondo le stime palestinesi, sono oltre 11.500 i bimbi sacrificati alla guerra Israele-Hamas.

Sempre Lazzarini ha denunciato che l'ultimo attacco in ordine di tempo di Israele contro uno dei pochissimi centri di distribuzione dell’UNRWA rimasti nella Striscia di Gaza "avviene mentre le scorte di cibo stanno finendo, la fame è diffusa e, in alcune aree, si sta trasformando in carestia”.

Bombe, violenza, fame, ecco come non si tutela la vita dei bimbi di Gaza. L'Occidente può continuare ad essere fiero di questo comportamento. Ma, non ci può essere vergogna per chi giustifica il male contrapponendo il male procurato da altri. Anzi. Quale migliore giustificazione per dare copertura alle più infamanti azioni che a loro volta produrranno alle immonde azioni per nutrire la spirale di odio in cui si è oramai immersi dalla testa ai piedi?

Lazzarini, prosegue la nota, ha inoltre sollecitato la protezione delle Nazioni Unite, del suo personale e delle sue sedi e ha chiesto un'indagine indipendente. "Da quando è iniziata questa guerra, gli attacchi contro le strutture, i convogli e il personale delle Nazioni Unite sono diventati un luogo comune in palese violazione del diritto internazionale umanitario. Chiedo ancora una volta un'indagine indipendente su queste violazioni e sulla necessità di responsabilità".

Ora, se noi cittadini non siamo in grado di rimandare al mittente la manipolazione in atto che mira ad isolare - si pensi a Papa Francesco, in primis - il pensiero di chi vuole riportare la pace al centro del nostro vivere quotidiano, se noi cittadini non siamo più capaci di indignarci per le falsità che circondano le istituzioni sovranazionali nate per tutelare tutti noi dalle guerre, domandiamo almeno per una volta, anche con la doverosa sana retorica che si impone quando il dolore non è più razionalizzabile anche con massicce dosi di anestetico, evitando di girarci dall'altra parte per non contare ad una ad una le salme delle migliaia di bimbi di Gaza, che cosa potrà mai essere il presente e il futuro anche dei nostri minori?


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