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La scomparsa di Palmiro Gonzato, un partigiano antieroe

Aggiornamento: 6 mag

di Michele Ruggiero


Palmiro Gonzato, classe 1926, se ne è andato stamane, alle prime luci dell'alba. Quasi giocando con scanzonata levità sul titolo del suo primo libro, "una mattina mi son svegliato...". Aveva compiuto 98 anni il 20 marzo scorso.

Una morte serena la sua: un trapasso che è il riflesso fedele di una vita interna misurata quotidianamente dalla certezza di chi si è speso alla luce dei valori di eguaglianza, libertà, diritti sociali e civili, in cui credeva e che fino all'ultimo respiro ha cercato di salvaguardare per le generazioni più giovani.

Ai più, Palmiro Gonzato dirà poco. Per la maggior parte è soltanto un nome. Ma non lo è per quella parte della città che ha vissuto la politica del passato intensamente, con tutti gli intrecci che essa produceva, decisamente superiori a quelli di oggi, attraverso le relazioni tra e con i partiti di massa, i sindacati, la grande impresa, le rappresentanze sindacali dell'industria e dell'artigianato. 

E sono ancora numerosi i dirigenti, funzionari, agenti dell'Ufficio politico, poi Digos, della Questura di Torino e dell'Arma territoriale dei carabinieri, a ricordare con stima quell'uomo schivo e meticoloso che studiava i percorsi e organizzava il servizio di sicurezza per i dirigenti di partito, in quegli anni di grave pericolo per la democrazia, sotto il ricatto della Strategia della Tensione e del terrorismo rosso e nero.

Ma, soprattutto, Palmiro Gonzato è stato un esempio di grande coerenza per coloro che hanno militato nel Partito comunista, in particolare dagli anni Sessanta agli anni Ottanta, nella fase della grande avanzata elettorale di quel partito, che si era tradotta anche in uno storico balzo in avanti anche di iscritti. Gonzato era l'uomo deputato alla sicurezza, alla cui testa e mani era affidata la tutela dei leader italiani del Pci e del comunismo internazionale quando scendevano a Torino. La sua autorevolezza, incarnata in una figura sempre discreta, dove la semplicità dello sguardo contava più delle parole, era diventata mitica - soprattutto agli occhi dei più giovani - per chi frequentava la sede del Pci in via Chiesa della Salute 47. Un onore meritato per chi aveva avuto e continuava ad avere la responsabilità della vita dei segretari generali del Pci, in ordine cronologico da Luigi Longo a Enrico Berlinguer, da Alessandro Natta a Achille Occhetto. E non solo. Spesso lo si vedeva accanto a Giancarlo Pajetta, ma soprattutto vicino a Ugo Pecchioli, il "ministro dell'Interno ombra" di Botteghe Oscure, per anni ai vertici della federazione torinese del Pci, con il quale divideva nei loro prolungati silenzi, durante i viaggi in macchina, l'esperienza partigiana.

Palmiro Gonzato, era stato un partigiano, giovanissimo, in Veneto, in una regione di cui non si parla mai abbastanza per ciò che - anche nelle sue più esacerbate contraddizioni - ha significato per la Resistenza. Una vita avventurosa la sua, in cui aveva avuto modo di provare sulla sua pelle, e di scottarsi, che cosa fosse stata la reazione post fascista, quando il Vento del nord aveva cominciato a perdere la sua efficacia nell'impatto con i gangli dell'apparato dello Stato, riluttanti a fare spazio al nuovo, alla nuova Italia, sfruttando i prodromi della Guerra fredda, della sfida tra Usa e Urss, dell'inizio di un sotterraneo "gioco" di intelligence e di reti spionistiche in cui militari nazisti e fascisti riprendevano i loro posti come nulla fosse accaduto.

Di questa sua vita, segnata anche da grandi dolori, Palmiro Gonzato, all'interno della sua attività nell'Anpi provinciale di Torino, ne aveva tracciato i fili conduttori ideali nei suoi libri [1] e negli incontri con gli studenti, ultimo quello nel mese di aprile all'Istituto Beccaria.

Sit tibi terra levis, che la terra ti sia lieve, Palmiro.


Note

[1] "Una mattina ci hanno svegliati", Testimonianza raccolta da Stefano Tallia e Stefania Lucrezia Fiorelli Lupieri Editore. Prefazione di Adalberto Minucci; "Una vita dalla parte giusta", Impremix Edizioni.

I funerali avranno luogo alle 15,30 di mercoledì 8 maggio presso il Tempio crematorio del Cimitero Monumentale di Torino. La salma sarà esposta dalle 10 di mercoledì al Circolo Risorgimento in via Giovanni Poggio 16.

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