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L'opinione dell'esperto. Bakhmut, la Stalingrado ucraina

Aggiornamento: 7 apr 2023


di Michele Corrado*

Le operazioni militari in Ucraina ristagnano; le Forze russe non riescono ad effettuare nessuna significativa offensiva e, complice la stagione non favorevole ad operazioni su vasta scala, si concentrano sul centro di Bakhmut, tenacemente contesa da entrambe le parti, ma ancora parzialmente tenuta dalle Forze ucraine. La cittadina era (in quanto attualmente fortemente distrutta, trasformata in campo di battaglia urbano e quasi totalmente evacuata dai residenti), una città piccola-media, di circa settantamila abitanti, il che ci dà un'idea del tipo di agglomerato urbano sul quale si stanno confrontando i due schieramenti.

Su questa struttura urbana di piccole dimensioni si è concentrata l’attenzione degli avvenimenti tattici in corso in Ucraina dall’inizio dell’anno. La propaganda, alimentata più dall’irrigidimento difensivo ucraino che dalla spinta offensiva russa, peraltro a noi occidentali non ben chiara, sta avendo come effetto un vero e proprio importante sforzo offensivo russo che vuole ad ogni costo la sua conquista.

In un quadro generale, la tenuta o la perdita di Bakhmut da parte ucraina non ha un particolare significato e non porta a risultati decisivi in quel settore, ma sembra che proprio la strenua volontà a non abbandonare quell’abitato ha portato i russi a voler impadronirsene in maniera completa. Ad un tempo, però, secondo le ultime analisi, starebbe provocando la prima reale crepa tra il presidente ucraino Zelensky e Washington, con il Pentagono che contesterebbe la linea oltranzista ucraina. Quasi ad equiparare la resistenza di Bakhmut a una una sorta di Stalingrado al rovescio.

I russi hanno deciso di effettuare un attacco frontale cercando di conquistare la città dall’interno. Tale tattica è la più dispendiosa ed attualmente, almeno nella Dottrina Nato sui combattimenti nei centri abitati, si cerca in ogni modo di evitare. L’attacco frontale di un centro abitato, anche di modeste dimensioni, provoca sempre due effetti, un impiego di tempo elevato e non preventivabile a priori ed un impiego di Forze sul terreno molto maggiore di quanto si avrebbe su terreno aperto; e questo solo per accertarsi che non vi siano Forze ostili al suo interno.

Se poi, come in questo caso, l’abitato era già occupato dagli ucraini, organizzato a difesa contro un attaccante frontale e provvisto anche di un fiume che l’attraversa, ecco un terreno perfetto per imprimere un elevato logoramento (elevato tasso di perdite ed elevati tempi per la progressione) all’avversario. Va poi aggiunto che, se proprio si vuole conquistare un centro urbano in tempi ragionevoli, anche di piccole dimensioni si deve disporre di fanterie leggere appositamente addestrate ed il supporto continuo di elicotteri da combattimento.

I russi sono rimasti, dottrinalmente, al 1942-1943, a Stalingrado dove però l'Armata rossa era posizionata sulla difensiva e disponeva di Forze numericamente elevatissime ed oltremodo motivate contro un avversario (la VI armata tedesca del generale, poi feldmaresciallo Friedrich Paulus) lontanissimo dalla sua logistica di sostegno e che aveva terminato la sua spinta offensiva.

Attualmente i russi, per uscire da una situazione di stallo derivante da una manovra tattica errata, volendo comunque perseguire la conquista della città e non avendo idee alternative, stanno facendo la cosa più sbagliata, ma ovvia: aumentare le truppe impegnate nell’azione. Non disponendo di riserve da impiegare, sono ricorsi a paramilitari, Wagner, che non posseggono uno standard adeguato a condurre con successo azioni tattiche di questo tipo contro un avversario di capacità similare alle Forze regolari russe, ma assolutamente motivato e su in terreno ideale per condurre azioni di difesa di un centro abitato.

È per questo che il tasso di progressione dei russi su Bakhmut è lentissimo a prezzo di forti perdite. Va inoltre considerato il rapporto di forze per la condotta di tali operazioni; in campo aperto, sempre fra truppe similari, è di tre a uno; nei centri abitati attaccati frontalmente, deve essere in ogni caso superiore. Fatte queste considerazioni, è possibile dedurre che i russi riescano a conquistare Bakmut, ma soltanto se gli ucraini decidono di abbandonarla o meglio, di continuare a condurre una battaglia difensiva che ha come mezzo la città e come scopo l’impegno ed il logoramento sistematico di considerevoli Forze russe che in tal modo non possono essere dispiegate altrove.

Tatticamente un successo, per gli ucraini che hanno deciso di dare battaglia su un terreno perfetto per distruggere forze avversarie, sacrificando però l’intera città e parte della sua popolazione.


*Col. in Ausiliaria Esercito Italiano



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