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Guerra in Ucraina: all'Occidente sfugge la condotta militare russa

Perseveranza e continuità di una tradizione secolare


di Michele Corrado

 

Il conflitto ucraino ha riportato all’attenzione il “metodo” russo di condotta delle operazioni di guerra guerreggiata fra nazioni europee secondo criteri tradizionali. Dopo l’utilizzo delle peacekeeping operations per quasi mezzo secolo, si è tornati al più puro e convenzionale scontro armato basato sull’utilizzo del terreno in chiave difensiva, potenziato da campi minati di svariata tipologia, dell’impiego massiccio delle artiglierie e da un livello di perdite che ricorda la Seconda Guerra Mondiale.

Con l’aggiunta dei droni, che hanno trasformato ed ampliato in maniera ancora tutta da decifrare il campo di battaglia, e missili di nuova generazione per condurre campagne di distruzione delle infrastrutture avversarie, soprattutto energetiche.


Ma nel “sistema” russo che si basa oggi, come ai tempi di Napoleone o di Stalin, sull’estrema frugalità del soldato russo in confronto agli omologhi occidentali (nel senso che le sue necessità logistiche, a parità d’impiego, sono molto meno sofisticate), sull’impermeabilità al tasso di perdite (la maggior parte delle quali non sono effetto delle capacità avversarie, ma delle deficienze della propria struttura), sull’estrema compattezza della popolazione nei confronti di chiunque esprima una minaccia armata e sulla caparbietà nel condurre qualsiasi operazione per mezzo di una inesorabile capacità di progressione sul terreno a dispetto di una intrinseca lentezza temporale, non molto pare essere cambiato.

Senza poi dimenticare la costante produzione di attività contro-informazione o disinformazione che oggi etichettiamo come forme di Guerra Ibrida, presenti all’interno delle operazioni militari e non, da loro condotte dai tempi dell'Impero russo.

Per i russi/sovietici, una volta ingaggiato l’avversario e deciso che non vi è alternativa alla sua distruzione questa avviene indipendentemente dai costi da sostenere e dal tempo da impiegare.


Molti sono gli esempi da ricordare, come nella Seconda Guerra Mondiale, dove le armate alleate dovettero rallentare la progressione nei confronti della Germania per dar tempo alle unità sovietiche guidate dal generale Georgij Konstantinovič Zukov (1896-1974, foto in alto) di distruggere con metodica lentezza le Forze dell’Asse. O come maresciallo Michail Illarionovič Goleniščev-Kutuzov (1745-1813) a Borodino (Moskova per i francesi), dove pur abbandonando il campo al termine dalla battaglia, presentò il risultato come premessa della distruzione dell’Armata Napoleonica (come in effetti poi avvenne), creando il concetto di “Guerra patriottica”, sottolineato anche da Lev Tolstoj in Guerra e pace con il motto “mangeranno la carne dei propri cavalli”.

Più l’avversario è preparato e tecnologicamente avanzato, tratti distintivi che si possono ritrovare nell’Armata napoleonica nel 1812, nelle truppe dell’Asse nel 1941 con l'Operazione Barbarossa o nel supporto che gli occidentali stanno dando all’Ucraina dal 2022, più la determinazione russo/sovietica si concretizza sul risultato finale, in particolare se le operazioni nascono dal proprio territorio; e l’Ucraina è indipendente solo dal 1991.

La tradizione poi di una capacità di volgere a proprio favore, in particolare al proprio interno, la gestione di una comunicazione che rappresenta una sorta di Forza Armata parallela che mistifica all’esterno ed orienta all’interno opinioni pubbliche totalmente diversificate, ma che vengono opportunamente e significativamente “intorpidite” per concorrere ad un risultato che verrà poi certificato dal campo di battaglia.

L’insieme di tali caratteristiche costituisce un unicum, almeno all’interno del campo occidentale, di un Paese che partendo sempre con difficoltà e deficienze evidenti riesce poi ad evolvere le proprie capacità finalizzando un risultato inizialmente considerato irraggiungibile.

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