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L'apertura del Centenario nel ricordo di Piero Gobetti

Aggiornamento: 55 minuti fa


Al Teatro Carignano, domani mattina, lunedì 16, l'inaugurazione delle celebrazioni alla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella con la Lectio magistralis del prof. Gustavo Zagrebelsky. Esule a Parigi, il "prodigioso giovinetto" morì il 16 febbraio 1926 in seguito alle percosse subite dallo squadrismo fascista.


di Piera Egidi Bouchard


Quest’anno si inaugura il Centenario dedicato a Piero Gobetti morto in terra straniera a neanche 25 anni, per i postumi di una violenta aggressione fascista avvenuta a Torino il 5 settembre del 1924. Un pestaggio in piena regola che ne aveva minato la già fragile complessione. Il giovane genio torinese con un lavoro intensissimo e tra intimidazioni e sequestri aveva fondato e diretto tre riviste e una casa editrice e  ne progettava un’altra, diretta a tutta l’Europa. La morte aveva stroncato questo progetto, ma non l’eredità del suo pensiero e della sua opera.

Il Centenario gobettiano che si apre ufficialmente al Teatro Carignano, si dilaterà in iniziative culturali e artistiche per i prossimi tre anni. Le linee generali del programma riguardano i vari aspetti del “Gobetti meno conosciuto”: il primo anno il suo essere letterato e scrittore, con iniziative anche sui suoi autori e sulla sua casa editrice. Il secondo anno sarà dedicato al Gobetti storico e politico, con un convegno internazionale su aspetti che lo mostrano anche oggi contemporaneo. Il terzo anno, il 2028 sarà un ”anno di passaggio” tra Gobetti e il sessantesimo anniversario della morte della moglie Ada (1968), ed è prevista una rivisitazione della rivista letteraria “Il Baretti”, sia negli anni di Piero che in quelli contrassegnati dopo la sua morte dall’opera di Ada coadiuvata da Santino Caramella.

Il Centro studi a lui intitolato, fondato nel 1961 da Ada Prospero Gobetti Marchesini che si occupò di trasmetterne gli scritti e la memoria, donando la biblioteca e la stessa casa in via Fabro 6, dove avevano vissuto giovani sposi, ne è tuttora la sede. Questa casa respira della loro storia, del loro amore, nonché negli anni dell’amicizia di tante illustri personalità – Bobbio, Galante Garrone, Bianca Guidetti Serra, Antonicelli - tanto per citare i più famosi. Caratteristica del Centro è di non essere una associazione culturale qualunque, ma anche un luogo di affetti, tramandando così quel vivissimo senso dell’amicizia che era in Ada, e di cui scrisse nella sua famosa dedica a quel capolavoro della letteratura resistenziale che è il suo Diario partigiano: “Dedico questi ricordi ai miei amici: vicini e lontani; di vent’anni e di un’ora sola. Perché proprio l’amicizia – legame di solidarietà, fondato non su comunanza di sangue, né di patria, né di tradizione intellettuale, ma sul semplice rapporto umano del sentirsi uno con uno tra molti m‘è parso il significato intimo, il segno della nostra battaglia."

“Il Centro si è fatto promotore di questo Centenario – dice il direttore Pietro Polito – si è costituito un Comitato nazionale per le Celebrazioni Nazionali della ricorrenza, in  carica tre anni, presieduto da Gustavo Zagrebelsky. Ne fanno parte l’Editore Einaudi, l’Archivio di Stato, l’Accademia delle Scienze, l’Ordine dei giornalisti e la Maison de l’Italie, presso cui il 18 e 19 febbraio sono previsti un seminario sull’esilio e un incontro con le associazioni di cultura di Parigi. Il presidente della Repubblica Mattarella assisterà all’inaugurazione ufficiale al Teatro Carignano che prevede una prolusione di Zagrebelsky, gli interventi delle istituzioni locali, sindaco di Torino e presidente della Regione Piemonte, mentre già il 22 gennaio al Comune di Torino in Sala Rossa è avvenuta la presentazione del programma.”

“Il 10 febbraio scorso – segnala ancora il direttore – è uscito presso la casa editrice Einaudi il libro “La democrazia da fare”, a cura di Pietro Polito, che raccoglie alcuni saggi di Gobetti, tra cui il famoso “Il nostro protestantismo”, apparso nel 1923 sulla rivista “Conscientia” di Gangale. Come ha sottolineato nei suoi studi l’intellettuale valdese Alberto Cabella, che fu anche vicepresidente del Centro – questo articolo sviluppa uno dei cardini del suo pensiero, cioè la tesi della mancata Riforma in Italia, che, a differenza delle nazioni europee, ebbe invece la Controriforma. L’originalità di Gobetti è che per lui il soggetto che avrebbe realizzato la Rivoluzione liberale sono gli operai: la Riforma che negli altri paesi si era sviluppata attraverso movimenti religiosi, in Italia avrebbe trovata la sua rappresentanza attraverso un movimento politico, condotto dalla classe operaia, in quanto classe nuova, non corrotta.” .

Tra il 27 gennaio e il 2 febbraio, per iniziativa del Teatro Stabile è andato in scena lo spettacolo “Tutto in me è amore”, scritto dal drammaturgo Diego Pleuteri.” Il titolo di questo spettacolo non può non riportarci alle ultime annotazioni dopo la morte di lui nel diario della giovanissima vedova Ada:

Nella tua breve esistenza c’è stato tanto ardore, tanto lavoro, tanta gioia, da farla più ricca e felice di tante altre lunghissime vite: e non c’è stata in essa nulla di laido, di imperfetto, di malsicuro. È stata tutta luce: parabola breve, dall’intensità luminosissima.

E PENSO CHE TU NON VORRESTI CHE TI SI PIANGESSE, MA CHE SI CONSIDERASSE LA TUA VITA UN CAPOLAVORO E UN ESEMPIO.


 

 

 

 

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