Migranti e tragedie: il filo rosso che unisce le disperazioni
- Libero Ciuffreda
- 10 ore fa
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di Libero Ciuffreda

In queste settimane è stato il ciclone Harry a martoriare il sud della nostra penisola. Venti fino a 130 km/h, onde fino a 9 metri di altezza e piogge insistenti. Territori devastati, frane con milioni di metri cubi di terra e detriti, che hanno modificano la conformazione di un intero territorio, spiagge e infrastrutture delle litoranee, inghiottite dalle mareggiate di un mare in tempesta. Nell'indifferenza di chi governa, salvo un ritorno d'attenzione nei "tempi supplementari", per i soliti scaricabarile di responsabilità.
Non a caso, quasi non fa più notizia ciò che in questo mare tempestoso è accaduto: un altro grave naufragio (l’ennesimo!) è avvenuto nel Mediterraneo centrale. Almeno 50 migranti morti in un naufragio, un solo superstite. L’uomo ha detto che l’imbarcazione partita dalla Tunisia, si è ribaltata per il maltempo, Alarm Phone aveva lanciato l’allarme per tre imbarcazioni, 150 persone. Il messaggio inviato alle 6.06 del 23 gennaio 2026 recita così: 150 people missing in the Central Med! Alarm Phone was alerted in the past days about at least 3 boats from Tunisia, which are still at sea. The weather conditions are bad, their lives are at risk! - Itlay & Tunisia are informed. Non è necessaria la traduzione.
La Capitaneria di porto di Lampedusa ha effettuato perlustrazioni nella zona indicata, ma le ricerche non hanno dato esito : né corpi né relitti sono stati recuperati.
La vigilia di Natale un altro barcone alla deriva con a bordo 117 migranti era sparito nel nulla. Una lunga lista di tragedie che vede come protagonista la rotta migratoria più letale: abbiamo trasformato il Mare Nostrum nel mare mostrum. Sono passati poche settimanedalla presentazione del DOSSIER STATISTICO IMMIGRAZIONE 2025 pubblicato dal Centro Studi e Ricerche IDOS in collaborazione con Centro Studi Confronti, Istituto di Studi Politici “S.PioV”, sostenuto anche con fondi dell’8 per mille della Chiesa Valdese. Al capitolo dedicato alle tragedie in mare davanti a Lampedusa, colpisce il titolo” Tunisia e Libia: rotte di transito, rotte di responsabilità”.

La tensione migratoria, oltre ai proclami ad effetto dei vari leader della EU e tra questi spiccano la premier Meloni e il suo vice Salvini, soltanto per rimanere in Italia, mette in evidenza situazioni di gravi violazioni dei diritti umani perpetrati, addirittura dalle forze di sicurezza tunisine e libiche. Le stesse che ricevono finanziamenti europei. Le indagini hanno svelato collusioni tra numerosi uffici della Guardia nazionale e trafficanti di essere umani. Denaro e violenza utilizzati come strumenti di deterrenza, per ridurre gli sbarchi delle persone migranti che fuggono da situazioni disperate. Anche la Libia ha creato un terreno fertile per un redditizio business dei migranti, gestito da reti che coinvolgono funzionari statali, guardia costiera e milizie locali. Alla frontiera tunisino-libica è in atto una “tratta di Stato” [1] che legittima politiche repressive anche sotto la copertura di partenariati migratori e cooperazioni internazionali. Un sistema anche sostenuto dalla UE e da singoli Stati membri.
Dalla Libia alla Tunisia, dietro ogni naufragio, come quelli delle ultime settimane, si intrecciano responsabilità che ci coinvolgono direttamente come cittadini italiani ed europei: in ogni tragedia si consuma la violazione di quei diritti umani, che giorno dopo giorno, tragedia dopo tragedia, vengono calpestati ed elusi. Le politiche di respingimento di cui i governi europei sono responsabili, hanno la stessa matrice xenofoba e la stessa retorica razzista delle politiche migratorie di Donald Trump, tali da non rendere più credibili le reazioni di distacco e di disprezzo che anche alcuni responsabili politici nostrani si affannano a manifestare.
Note
[1] State Trafficking- Expulsion and sale of migrants from Tunisia to Libya













































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