Divieti nei Cpr: un Paese si misura da come tratta gli ultimi
- Savino Pezzotta
- 17 ore fa
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di Savino Pezzotta

Nel disegno di legge contro profughi e migranti approvato dal Consiglio dei ministri sono comparse due norme apparentemente minori, quasi mimetizzate tra i paragrafi. Due righe che, però, dicono molto più del clamore mediatico sul cosiddetto “blocco navale.
Vietati cellulari e visite dei parlamentari
La prima vieta l’uso dei telefoni cellulari nei Cpr; la seconda elimina il diritto di ispezione parlamentare negli stessi centri. Non serve essere giuristi per cogliere la portata di queste scelte. Il ritiro dei cellulari impedisce ai trattenuti di documentare abusi, condizioni disumane, violenze. Spezza ogni possibilità di comunicare con l’esterno, con un familiare, con un avvocato, con un volontario. La cancellazione del diritto di visita dei parlamentari abolisce uno dei cardini del nostro Stato di diritto: il controllo democratico sui luoghi di privazione della libertà.
È difficile, stavolta, evitare la parola che brucia: questa è una norna che definisce meglio di ogni discorso la natura di questo governo. Ricordo che le leggi speciali del 1925 avevano esattamente questo scopo: sottrarre alla luce pubblica ciò che accadeva nei luoghi di detenzione, rendere invisibile la sofferenza, togliere voce ai più vulnerabili. Per definire autoritario e reazionario un governo basta che persegua la logica seguente: il potere senza controllo, la forza senza contrappesi, la libertà ridotta a concessione.
Contraddizione aperta con la Costituzione
La Costituzione non è un’opinione. L’articolo 13 della Costituzione è chiarissimo: “Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge”.
Rinchiudere un profugo in un Cpr, impedirgli di uscire, di comunicare, di essere visitato da un parlamentare, equivale a una detenzione a tutti gli effetti. Eppure la stragrande maggioranza delle persone trattenute nei Cpr non è accusata di alcun reato che preveda il carcere. L’immigrazione irregolare comporta una sanzione amministrativa, non una pena detentiva.
Siamo dunque davanti a una contraddizione aperta con la Costituzione. E quando la legge si pone contro la dignità della persona, la dottrina sociale della Chiesa è inequivocabile: la persona viene prima dello Stato, prima della paura, prima del consenso elettorale.
La tradizione del sindacato
Per chi proviene dalla tradizione cattolico‑democratica e cislina, questa vicenda non è un tema “di nicchia”. È una questione di lavoro, di diritti, di umanità concreta. I Cpr sono luoghi dove la dignità viene sospesa. E ogni volta che la dignità viene sospesa per qualcuno, si indebolisce per tutti. Il sindacato lo sa: quando si accetta che un lavoratore migrante viva nella paura, senza diritti, senza voce, si crea un precedente che ricade su ogni altro lavoratore. La democrazia non si difende a compartimenti stagni.
Per questo la domanda politica è inevitabile: la componente che si dichiara liberale della maggioranza, in particolare quella che si riconosce nella storia di Forza Italia e di Noi Moderati, potrà davvero votare un provvedimento che contraddice i valori del liberalismo, della moderazione e della Costituzione? È un passaggio che pesa. Non solo per la storia di qualche partito, ma per la credibilità dell’intero sistema democratico.
Non è questione di schieramenti, ma di umanità
Vorrei ricordare che nella mia lunga militanza nella CISL ho imparato che la politica è servizio, non dominio e che i diritti non sono privilegi, ma argini contro l’arbitrio La dottrina sociale della Chiesa ci ricorda che la sicurezza non può essere costruita contro qualcuno, ma insieme a qualcuno. Per questo, davanti a norme che oscurano, isolano, zittiscono, non possiamo tacere. Non è un tema “di sinistra” o “di destra”. È un tema umano, e dunque profondamente politico.
Un Paese si misura da come tratta gli ultimi. E oggi, in Italia, gli ultimi sono chiusi nei Cpr, senza telefono, senza voce, senza testimoni. Sta a ognuno di noi decidere se voltare lo sguardo o restare umano.





