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L'anticomunismo, ragione di vita per il ministro Nordio

  • Menandro
  • 12 ore fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 15 minuti fa

di Menandro


© European Union, 1998 – 2026
© European Union, 1998 – 2026

Elegante, con un'eleganza verbale d'altri tempi che lo rende unico nel panorama politico, e contribuisce a contraddistinguerlo dai suoi colleghi grazie anche a una musicalità dell'eloquio rara in chi non rinuncia alla cadenza dialettale, il ministro della Giustizia Carlo Nordio si è chiesto, in aperta polemica con il procuratore Nicola Gratteri, "se l’esame psico attitudinale [proposto] per l’inizio della carriera dei magistrati non sia necessario anche per la fine". Ora basterebbe questo gentile commento del ministro su un magistrato che ha dedicato la vita e l'impegno professionale e civico a combattere le mafie (commento rilasciato a favore delle personalissime telecamere di Bruno Vespa) per salutare i lettori e lasciarli alle loro valutazioni sull'equilibrio di chi dirige il ministero di via Arenula.

Basterebbe, ma darebbe l'impressione di una diserzione rispetto a ciò che lo stesso ministro ha offerto ieri in Senato agli italiani tutti con la sua ultima, in ordine di tempo, lezione di verità su alcuni passaggi di storia contemporanea. Che non poteva non riguardare la stagione del terrorismo, su cui il governo di centro destra baccaglia un giorno sì e un altro ancora per istruire l'equazione che qualunque disordine in una manifestazione di protesta sia da attribuire al Dna della sinistra per i trascorsi durante i cosiddetti anni di piombo.

Ebbene, sulla questione il ministro Carlo Nordio, premessa la sua esperienza di magistrato all'epoca delle violenze estremistiche, agite in anni davvero drammatici per il Paese, mentre neofascisti, forze esterne, servizi segreti, ufficiali delle forze armate e piduiste piazzavano bombe dappertutto, maciullando centinaia di persone, ha riproposto l'antica e velenosa versione dei "compagni che sbagliano", espressione che chi ha vissuto quel periodo sa che ebbe vita brevissima, marginale nel tempo e nello spazio. E comunque, sempre rifiutata dal Partito comunista italiano e da Enrico Berlinguer, che ne era il segretario generale.

Ma staccare il ministro Nordio dalla sua vis anticomunista è una mission impossible. L'anticomunismo, per quanto antistorico, è una sua ragione di vita e gli si è tatuato sulla pelle, in toto. E non lo si può nascondere, anche volendolo: compare all'improvviso, come un riflesso condizionato e produce l'effetto di un disco rotto. Tipico di chi è prigioniero del proprio conscio che ritiene giusto, indipendentemente dalla storia, che nel caso del terrorismo e la sinistra, ha mostrato altro, attraverso i documenti, le testimonianze, i fatti, i morti.

E ciò ricorda una battuta che compare nel film d'anteguerra Ninotchka di Ernst Lubitsch, usata per altri fini, scientifici e professionali, ma che si può attagliare alla realtà in cui è immerso il ministro Nordio, e che si racconta senza irriverenza, sia chiaro, e confidiamo anche con la stessa eleganza con cui lui si esprime sul prossimo: un signore entra in un caffè e dice al cameriere: 'una tazza di caffè senza panna'. Il cameriere torna e dice: 'Mi dispiace, la panna è finita. Devo portagliela senza latte?'


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