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Enrico Berlinguer: lo sguardo su unità sindacale ed economia

Due dibattiti sui temi all'interno della mostra a lui dedicata a Torino


di Michele Ruggiero


Doppio appuntamento nell'arco di ventiquattr'ore tra sabato 14 e domenica 15 sul rapporto tra Enrico Berlinguer e il mondo del lavoro e l'economia, all'interno degli eventi che arricchiscono la mostra a lui dedicata e allestita presso il Museo Ettore Fico di Torino.

Il primo appuntamento alle 11 di sabato - a 42 anni dall'iniziativa dell'allora governo Craxi passato alla storia come il decreto di San Valentino sulla scala mobile - propone il titolo Gli operai di Berlinguer, cui partecipano Rocco Larizza, operaio alla Fiat Mirafiori, poi dirigente del Pci e del Pds, e più volte parlamentare, Antonio Giallara, esponente di rilievo del Pci nel reparto Carrozzeria dello stabilimenti Fiat di Mirafiori a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, Julia Vermena e Nina Leone, in dialogo con il giornalista Niccolò Zancan.

Domenica 15, sempre alle 11, Federico Fornaro, parlamentare del Pd, Cecilia Guerra, economista e già sottosegretaria al Ministero dell'Economia con i governi Conte e Draghi, Igor Piotto della Camera del Lavoro di Torino e Sergio Scamuzzi, docente all'Università di Torino, daranno vita al dibattito su 'La democrazia economica attualità di una prospettiva', intesa come rilancio della sinistra italiana che si configura su due assi strategici: blocco sociale e politica economica.

Sulla figura di Berlinguer una breve ricostruzione del suo rapporto con i sindacati e il mondo del lavoro.

Questione storica rilevante e complessa quella del rapporto tra Enrico Berlinguer e i sindacati, e di qui al suo sguardo sul mondo del lavoro nel suo insieme. Uno sguardo che nel Pci si misura con la strategia che Palmiro Togliatti impone al Partito Nuovo, all'indomani della svolta di Salerno nel 1944, e che ruota sull'asse ideologico della centralità della classe operaia (in particolare quella torinese, come affermò in un comizio a Torino nell'immediato dopoguerra), ma attento e in ascolto alle istanze dei ceti medi, di cui Togliatti fu garante proprio nelle acuzie di isolamento del Pci nella società italiana durante la Guerra fredda, e fino alla sua morte, nell'estate del 1964.

Fu però una visione dei rapporti in divenire con i sindacati e con il mondo del lavoro che il Pci si ritrovò a rielaborare per una serie di significativi cambiamenti e di trasformazioni che attraversarono il Paese negli anni Sessanta, cui il partito di Togliatti, paradosso della conseguenza, si ritrovò meno impreparato, a un'analisi retrospettiva, di quanto si possa supporre, proprio a causa della drammatica sconfitta alla Fiat nel marzo del 1955, che favorì una nuova ricerca sulla condizione della classe operaia e la formazione di una classe dirigente giovane e slegata dal dogmatismo ideologico. Tra questi, vi fu anche Enrico Berlinguer, reduce dalla sua lunga esperienza nazionale e internazionale tra giovani comunisti.

L'Italia che cambia agli albori degli anni Sessanta è quella della formula del centro sinistra con l'inclusione del Psi nell'area di governo, nella famosa "stanza dei bottoni", secondo la definizione dell'allora segretario socialista Pietro Nenni, e nella fabbrica in cui si assiste, soprattutto nella grande impresa, all'introduzione di nuovi sistemi produttivi e automazioni e, di conseguenza, alla ripresa - che vede un suo primo momento di concretizzazione con il contratto degli elettromeccanici nel 1962 - di un riavvicinamento tra le tre centrali sindacali Cgil, Cisl e Uil per una comune lotta di contrasto al padronato, in particolare su piattaforme di sostanziali aumenti salariali.

Enrico Berlinguer osserva questa "rivoluzione" da una posizione di vertice sul finire degli anni Sessanta, quando viene eletto vice segretario del Pci, chiamato nella sostanza a portare il partito in una fase post togliattiana. Nel mentre, con l'autunno caldo, i sindacati scoprono l'unità e si ritrovano nei luoghi di lavoro a cancellare uno strumento di rappresentanza delle maestranze, quanto di esasperata competizione e divisione nel passato, come le Commissioni interne, a favore dei consigli di fabbrica, decisamente più unitari e democratici anche per la spinta derivata da importanti rinnovi contrattuali, in primis quello dei meccanici. Un "avvicinamento" favorito anche dalla già ricordata partecipazione del Partito socialista al governo e da una serie di concause (distensione internazionale, Concilio ecumenico Vaticano II) che contribuì ridurre sia l'isolamento del Pci, sia quello della Cgil e, soprattutto, a mobilitare unitariamente nel biennio '68-'69 gli operai per vertenze aziendali e per i contratti nazionali, come osservò uno dei più acuti studiosi del movimento sindacale, Guido Baglioni.


Il valore dell'unità sindacale dunque non poteva sfuggire a Berlinguer che nel 1969, l'anno dell'autunno caldo per l'estensione della lotta sindacale, assumeva il ruolo di vicesegretario del Partito comunista a fianco di Luigi Longo, cui sarebbe succeduto nel 1972, anno altrettanto cruciale per il partito chiamato alla prova elettorale in un periodo di sistematica violenza neofascista calati con le bombe nella Banca nazionale dell'Agricoltura in piazza Fontana a Milano e a Gioia Tauro, e alla guerriglia missina propiziata a Reggio Calabria, sia per i sindacati che sono ad un tempo argine contro la stagione del terrore coltivata dall'estrema destra ed elemento che incalza il governo per favorire una politica di larghe riforme sociali ed economiche, in particolare, per favorire lo sviluppo del Mezzogiorno.

Non è un caso che a Nuoro, il 23 gennaio del 1972, Berlinguer riaffermi la strategia del Pci che "non tende all'inserimento, ma al cambiamento; ossia a una trasformazione democratica in senso socialista dell'attuale assetto della società" E dirà: "Ciò è possibile se si riesce a dare vita ad un insieme concatenato di lotte e di conquiste economiche e politiche, di lotte di massa, di lotte e di conquiste unitarie". Unità sindacale che qualche giorno dopo è ribadita anche dal segretario aggiunto della Cisl Vito Scalia, parlamentare democristiano e fautore della Federazione unitaria Cgil Cisl e Uil nata proprio nel 1972. La posizione di Berlinguer appare dunque ben salda e consapevole del primato dell'unità sindacale in uno scenario nazionale e internazionale che si muove per contrastare le forze di sinistra e del lavoro. Posizioni di principio che Berlinguer ribadì a Torino in due distinti momenti: nel 1979, davanti allo stabilimento Fiat di Mirafiori, nel corso della dura vertenza per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici che nel capoluogo piemontesi ebbe episodi e scontri durissimi, tra picchetti e blocchi stradali; l'anno dopo, nell'autunno del 1980, ancora davanti a Mirafiori, nel corso del braccio di ferro con l'azienda per il ritiro della cassa integrazione che culmino nella lotta dei 35 giorni alla Fiat e nella famosa frase di Berlinguer sul sostegno del Pci all'ipotesi di occupazione della fabbrica.

In anni recenti, tuttavia, sul concetto di "unità sindacale" è stato altresì osservato, e non con qualche ragione, che Enrico Berlinguer fu protagonista del tentativo di raffreddare l'azione assunta unitariamente dalla Flm (Federazione lavoratori metalmeccanici) dai primi anni Settanta. Un'azione segnata dalla richiesta rivolta alla componente comunista della Fiom (a Bruno Trentin) e alla Cgil di bloccare il processo di unità organica tra Fiom, Fim e Uilm per un sindacato unitario e pluralista".[1] E l'iniziativa, è stato scritto, rifletteva l'idea ancorata alla tradizione comunista di conferma del primato del partito (e quindi del ruolo vicario del sindacato) sulle scelte economiche e sociali d’impatto generale per il Paese.

Deinde, lo scontro attorno al decreto di San Valentino (14 febbraio 1984) , cioè al taglio della scala mobile, su cui si misura la caparbietà dello stesso Berlinguer e di Pierre Carniti, leader della Cisl, di tenere il punto sulle rispettive convinzioni e la loro scarsa volontà di ricercare un onorevole compromesso" alla base di "quel gravissimo corto circuito" sfociato nel referendum abrogativo promosso dal Pci nel 1985, "che ha cambiato il corso della politica italiana e interrotto la strada per l’unità sindacale". [2]

In realtà, a mettere su una posizione difensiva Berlinguer e l'intero Pci concorse anche la strategia, e non poteva essere altrimenti, perseguita dalla Cisl sul piano sindacale e dal Psi craxiano su quello politico con la proposta di sterilizzazione dei quattro punti di scala mobile che suonò non soltanto come un "trasferimento di ricchezza" dalle buste paghe dei dipendenti all'impresa, ma come la perdita di una difesa del potere d'acquisto dei lavoratori, anche se nel nome di una lotta all'inflazione. La proposta, se guardata in una prospettiva che si interrompe purtroppo con la sua morte, non indebolì la posizione di Berlinguer all'interno del partito. Anzi, fu esattamente il contrario, perché gli garantì la consonanza politica proprio della "destra" del Pci, dei cosiddetti miglioristi vicini al Psi, da Napolitano a Macaluso, che avevano in Gerardo Chiaromonte il responsabile della sezione lavoro del partito. E fu proprio Chiaromonte in sintonia con Berlinguer a denunciare l'azione del governo dalle colonne de l'Unità il 17 febbraio 1984, ma con un editoriale che nel titolo Lotta ferma, non rissa esprimeva la ricerca, se non l'apertura di un dialogo, o il tentativo estremo di non minare l'unità sindacale, mettendo alle strette la Cgil di Luciano Lama.

L'analisi di Chiaromonte e la posizione di Berlinguer furono quasi profetiche alla luce delle iniziative successive nel mondo del lavoro per ciò che, scrisse Chiaromonte "costituisce un precedente gravissimo. Esso è pesante perché può aprire la via a interventi, anche più massicci e gravi, sui diritti acquisiti, in libera e democratica contrattazione sindacale, da ogni categoria di lavoratori. Nessuno può sentirsi al riparo da capricci, o anche solo da decisioni avventate dei governanti. Le prerogative sindacali sono intaccate nel profondo e vorremmo che questo lo riconoscessero anche quei sindacalisti della CISL e della UIL, che pure polemizzano, nel merito, con la maggioranza della CGIL. In tale questione sta il carattere avventuristico della decisione del governo."

Un avventurismo che Enrico Berlinguer aveva intercettato e osteggiato, e il Pci contrastato fino in fondo con il referendum abrogativo del 9 e 10 giugno 1985, le cui conseguenze rispetto all'unità sindacale sarebbe ingeneroso addebitargli per la sua morte improvvisa avvenuta l'11 giugno dell'anno precedente.


Note

[2] Ibidem


Nel rispetto dell'obbligo di informativa per enti senza scopo di lucro e imprese, relativo ai contributi pubblici di valore complessivo pari o superiore a 10.000,00, l'Associazione la Porta di Vetro APS dichiara di avere ricevuto nell’anno 2024 dal Consiglio Regionale del Piemonte un'erogazione-contributo pari a 13mila euro per la realizzazione della Mostra Fotografica "Ivo Saglietti - Lo sguardo nomade", ospitata presso il Museo del Risorgimento.

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