"Il dialogo riprenda sulla strada dell'educazione sociale"
- Vice
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Aggiornamento: 9 ore fa
Su Askatasuna: l'esortazione del parroco di Vanchiglia don Paolo Pietroluongo
di Vice

"Per uscire dalle ambiguità e polarizzazioni, la strada è quella dell'educazione". Si conclude con quest'ultima frase la lettera di don Paolo Pietroluongo, parroco di Santa Giulia, quartiere Vanchiglia, inviata al direttore de la Voce e il Tempo Alberto Riccadonna, pubblicata oggi, giovedì 12 febbraio, sulla prima pagina sul settimanale della Diocesi torinese.
Una lunga e coraggiosa lettera, quella di don Pietroluongo, che concorre a spostare anche l'attenzione sulla Chiesa cattolica torinese dal suo Arcivescovo, cardinale Roberto Repole, all'impegno troppe volte misconosciuto dei suoi pastori nelle periferie, oggi in prima linea per contrastare, con risorse e capitale umano che non sono minimamente paragonabili a quelle degli anni Sessanta e Settanta del Novecento, il degrado e la povertà che si insinuano e si celano in una società consumistica pronta a voltarsi dall'altra parte o ad accusare con la morale fastidiosa dei benpensanti.
La lettera don Pietroluongo parte dalle ambiguità e polarizzazioni. E su queste pone accenti importanti che caratterizzano la dicotomia sempre strisciante nel diritto a manifestare e attentato a quel diritto nell'uso della forza pubblica (e legislazione dello Stato) se in quel diritto s'infila la violenza, come per i disordini che si sono registrati a Torino il 31 gennaio scorso, e anche in precedenza, attorno alla manifestazione organizzata da e per il centro sociale Askatasuna.
In primo luogo, il presule sottolinea tre forme di ambiguità, che elenchiamo per sommi capi: una generalista, si passi il termine, sul diritto sancito dall'art. 21 della Costituzione con cui però ci si assume anche il dovere di non travalicare il diritto stesso costituzionale; la seconda, di carattere più localistico, che tende a uniformare il pensiero del quartiere Vanchiglia contro i provvedimenti presi dalle autorità sullo sgombero dell'immobile di corso Regina Margherita 47 e sull'occupazione dell'Università a Palazzo Nuovo; ultima ambiguità, il riconosciuto bisogno di socialità, indispensabile e centrale in una società che mostra progressiva tassi di invecchiamento, ma che deve mantenersi all'interno di regole e leggi con cui stabilire un ponte di dialogo con le istituzioni, e non il contrario. Da queste ambiguità, conclude il parroco di Santa Giulia, si genera il livello di crescente polarizzazione che mette a rischio qualunque soluzione per restituire alla città corso Regina 47.
Nel concordare con don Pietroluongo, e per più versi gli si è grati di offrirci l'opportunità di riprendere il discorso su Askatasuna e dintorni risalendo dal suo pensiero, non possiamo rinunciare a evidenziare che le riflessioni dalla lettura di incontri-scontri sociali di stretta attualità che discendono però da quesiti di fondo dinanzi ai quali da tempo la società si ritrova impotente quando deve dare efficaci risposte. E si tratta di risposte cruciali per una comunità e che investono la redistribuzione della ricchezza, il diritto al lavoro e il rispetto per il lavoro, la giustizia sociale, la lotta alle discriminazioni di genere e etniche, l'integrazioni dei migranti, l'equilibrio tra la sicurezza e libertà, e si potrebbe continuare in avanti, tra una generale condivisione pari a quella che percepisce pubblicamente dinanzi al settimo comandamento, "non rubare".
Ne consegue che appare più che evidente che la città, e non solo essa, sia dinanzi a un bivio. Lo è sotto il profilo politico, per sottrarsi alle bieche strumentalizzazioni di parte, e lo è soprattutto sotto quello sociale, per incanalare l'energia propulsiva di cui Torino dispone, perché ciò che si richiede oggi, e le parole scandite da don Pietroluongo ci aiutano a comprenderlo, è un confronto autentico che ricomponga un altrettanto autentico spirito di comunità, rifiutando le sirene che lusingano quando si crede di incarnare per la prima volta pensieri trasformativi.
Ed è ora di ritrovarsi con rinnovata continuità proprio sulla strada dell'educazione per transitare insieme dal momento della denuncia, seppur importante, alla maturità di un pensiero condiviso nella direzione del bene sociale.













































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