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Un libro per voi: "La pelle. Che cosa significa pensare nell’epoca dell’intelligenza artificiale" 


a cura di Mariella Fassino

 

Maurizio Ferraris è Professore Ordinario di Filosofia Teoretica dell’Università di Torino, dirige il laboratorio LabOnt che si occupa di ontologia sociale, dell’arte, del diritto, del genere, della biologia, della tecnologia. Il suo interesse per l’ecosistema digitale continua dal 2005, anno di pubblicazione del libro Dove sei? Ontologia del telefonino, che affronta dal versante filosofico l’ormai pervasiva antropologia tecnologica dei nostri tempi.

Nel nuovo libro, La Pelle. Che cosa significa pensare nell'epoca dell'intelligenza artificiale (il Mulino editore), dove intelligenza naturale e I.A. vengono analizzate e messe al confronto. Un confronto in cui l’Autore si fa carico della preoccupazione che serpeggia nella società e che è motivo di riflessioni e dibattiti: vale a dire se l’AI riuscirà a surclassare e soggiogare l’intelligenza naturale per creare una nuova specie, non umana di macchine coscienti e senzienti? Questi meccanismi, costruiti dall’uomo riusciranno a diventare ed essere intelligenza incarnata? Che cosa ci accomuna alla macchina e che cosa ci fa essere così diversi?

A questo punto, devo confessare di aver acquistato il libro, attratta dal titolo e da dermatologa, quale io sono, di aver seguito le riflessioni dell’Autore alla ricerca del nesso tra la pelle, il pensiero e l’AI.

Maurizio Ferraris riflette sul fatto che l’intelligenza naturale ha bisogno di un corpo e di un mondo fuori dal corpo e tutto quello che sta all’interfaccia tra queste due entità è riassunto bene dalle funzioni che esplica la pelle, confine e tramite, recettore e trasmettitore, biologia e relazione, struttura che racchiude e dischiude, la pelle deve fare i conti con l’identità e l’alterità, con i bisogni primari e le più raffinate astrazioni simboliche. 

Le tante allusioni alla pelle quando vogliamo trasferire una sensazione “impalpabile” a qualcosa di concreto sono metafore di come la pelle sia il mediatore tra il corpo e la sfera simbolica che organizza sensazioni, emozioni, pensiero e conoscenza: non stare nella pelle, avere la pelle d’oca, o la pelle dura o sottile, avere brividi di paura o di piacere, avere tatto, rischiare la pelle, venderla cara, avere amici per la pelle, i nervi a fior di pelle, imparare sulla propria pelle….

L’incontro con l’AI, ci racconta Maurizio Ferraris, è pur sempre l’incontro tra un essere vivente e un automa e per quanto possiamo rivestire l’automa di una pelle che somigli a quella umana, liscia, glabra e levigata non potrà mai essere quella dell’umano, non potrà mai essere quella cerniera tra biologia e emozione che permette l’accesso alla cognizione, al pensiero e in ultima analisi alla volontà. Secondo Maurizio Ferraris la volontà è il motore che permette all’uomo di circondarsi e usufruire di mezzi e macchine che creano il “progresso”, la volontà è un elemento primario che spinge l’uomo a dotarsi di mezzi che lo emancipino dall’entropia, dalla disorganizzazione, dal freddo, dalla fame, dalla banalità del nostro destino biologico.

Ecco allora che compaiono nella storia dell’umanità la ruota, la macina, i papiri, le macchine, tutte le macchine da quelle che trebbiano, che tessono, che costruiscono ponti, che stampano a quelle che creano morte e distruzione. Compaiono i numeri, l’algebra, i telescopi, gli algoritmi, i computer, l’AI. Si costituisce, per apposizione, quel sistema che l’Autore chiama spirito e che definisce come circolo tecno-antropologico, non un’entità immateriale che preesiste e sopravvive all’uomo ma quell’insieme di conoscenze, abilità, capacità, attitudini, quota di memoria che ha trasferito alle macchine e che è arrivata ad esprimersi ai nostri tempi al massimo della meraviglia e della preoccupazione per quanto queste macchine possano surclassare e dominare ogni ambito dell’esistenza umana.

Il circolo tecno-antropologico è la protesi di cui si dota l’uomo fin troppo cosciente della sua fragilità e del suo destino. Un organismo biologico a cui necessitano dalla nascita cure e protezione materne e una comunità che lo accolga e lo educhi. L’uomo a partire dal bastone per difendersi dai predatori e dalla caverna su cui dipinge gli animali, costruisce simboli, astrazioni, pensiero, oggetti, strumenti e strumentazioni nella volontà di emanciparsi dai propri bisogni. In questo affannarsi per la propria fragilità ha creato l’automa, una copia del suo corpo con mani, articolazioni, l’imitazione di una pelle, di una voce, di una rete neurale che addirittura lo sorpassa per memoria e capacità di calcolo, registrazione, capitalizzazione, accumulo e valorizzazione dei dati.

A questo punto dopo aver sondato i nessi tra la pelle, il pensiero e l’intelligenza artificiale nell’ottica di capire la differenza tra l’intelligenza naturale e quella artificiale, pur cosciente del fatto che la ricerca e la tecnologia si stanno muovendo sul fronte dell’intelligenza artificiale incarnata con tentativi di ibridazione tra uomo e macchina, mi sono chiesta ma perché l’Autore ha messo in copertina l’immagine di Pinocchio che se ne sta pensoso con il mento tra le mani?

Nel gioco umano della memoria e dei nessi ho pensato che Pinocchio, come burattino animato mi ha sempre inquietato per la sua mancanza di volontà che lo portava a marinare la scuola, evitare le frustrazioni, fidarsi di chiunque le promettesse una scorciatoia alle difficoltà. Ecco allora che Pinocchio “incarna” alla perfezione la differenza tra intelligenza naturale e artificiale, la prima racchiusa in un corpo che oltre alla cognizione, all’emozione, alle pulsioni, e tanto altro è dotato di volontà e desiderio. La seconda contenuta in una macchina che come il burattino non ha volontà anche se registra e forse capisce tante cose, come questo testo che probabilmente leggerà e che forse l’arricchirà di alcuni nuovi nessi. Ancora una volta Pinocchio ci insegna qualcosa di utile per conoscerci e comprenderci: dietro a un burattino  c’è sempre l’uomo con il suo carico di paure, desideri, frustrazioni, ambizioni che muovendo i fili potrà produrre conoscenza, sviluppo e  benessere o distruzione, malvagità, crudeltà e sopraffazione.

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