IA e adolescenti, relazione complessa in età complicata
- La Porta di Vetro
- 3 giorni fa
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Intelligenza artificiale, quale impatto sugli adolescenti? Con questo titolo si aprirà lunedì prossimo, 1° dicembre, il terzo incontro sul tema promosso dalla Porta di Vetro. A dare corpo alla riflessione è don Domenico Cravero, parroco della chiesa di Santa Maria di Poirino, in dialogo con la giornalista de La Voce e Il Tempo. L'appuntamento, come nei precedenti, si terrà dalle 18 alle 20, presso la sala SocialFare di via Maria Vittoria 38, a Torino.
L'analisi di Sergio Scamuzzi nell'incontro di lunedì scorso
In proposito, lunedì scorso, 24 novembre, è stata la volta Sergio Scamuzzi, professore di sociologia economica presso l’Università di Torino. L’argomento trattato, insieme con Ferruccio Marengo, è stato quello dei possibili effetti dell’intelligenza artificiale su lavoro e produzione in rapporto non a un soggetto, ma a uno strumento, perché di ciò si tratta, che sulla base di procedure (algoritmi) e microprocessori è in grado di cercare, elaborare, e assiemare, a grandissima velocità, un numero enorme di informazioni.
L’intelligenza artificiale non ‘comprende’ nulla, ha precisato Scamuzzi, nel senso che noi diamo a questo termine, neppure le stesse informazioni che elabora e trasmette. È ‘conservativa’, non ‘inventa’ nulla, si limita a ricercare e sistematizzare ciò che già esiste. Per quale ragione e a che scopo fa tutto ciò dipende da noi. Le modalità e i risultati che ci rimanda dipendono dalla struttura degli algoritmi, ha ricordato ancora Scamuzzi, che i suoi progettisti hanno disegnato e implementato. In altre parole, l’intelligenza artificiale non è ‘umana’. Subculture come quella del ‘transumanesimo’, che individua l’intelligenza artificiale come mezzo per superare le ‘carenze’ dell’uomo (generando una sorta di super-uomo) sono utopie fantastiche, quando non semplici operazioni di marketing volte ad accrescere, nella percezione di più, il potere di chi tiene oggi in mano le chiavi di questa tecnologia.
Lo sguardo sul mercato del lavoro
Non c’è dubbio, d’altro canto, che le applicazioni dell’intelligenza artificiale cambieranno i nostri modi di lavorare e produrre. In quale direzione andranno questi cambiamenti non dipenderà da una sorta di determinismo tecnologico, già impresso dei circuiti dei microchip e nelle stringhe di programma; ma dall’azione e dalle scelte, individuali e collettive, che riusciremo a imporre. Così come per altre tecnologie – si pensi, ad esempio, alla robotica – l’intelligenza artificiale potrà essere utilizzata per liberare i lavoratori da molte delle attività più faticose, ripetitive o pericolose; potrà permettere loro di condividere un numero maggiore di informazioni, d’interagire con un numero maggiore di interlocutori, di esercitare un più ampio controllo sul processo di trasformazione.
Potrà, per contro, è l'analisi di Scamuzzi, inaugurare la stagione di un nuovo taylorismo, connotato da un impoverimento dei contenuti del lavoro, da una più rigida limitazione del grado di libertà del singolo lavoratore, da un irrigidimento delle strutture gerarchiche e di controllo. Uno scenario analogo si prospetta per il mercato del lavoro. L’intelligenza artificiale modificherà alcuni lavori, altri li renderà inutili. Assisteremo inevitabilmente a una contrazione degli occupati? Andremo verso un’ulteriore polarizzazione del mercato del lavoro, con una minoranza di lavori ‘pregiati’ e una maggioranza di lavori poveri e sempre più precari? Potremo, al contrario, lavorare tutti in po’ di meno, grazie a un equo sistema di distribuzione del lavoro e della ricchezza. Francamente non sembra che questa seconda opzione la si possa attuare assecondando le tendenze oggi prevalenti, con tutta evidenza orientate a favorire la concentrazione. Ci aspettano tempi impegnativi.













































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