Bilancio regionale e Resistenza: finanziamenti al minimo vitale
- Alberto Ballerino
- 11 ore fa
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Intervista a Mariano Santaniello, presidente dell'Istituto della Resistenza di Alessandria
di Alberto Ballerino

Nella discussione sul Bilancio regionale sono state bocciate le proposte del vice presidente del Consiglio regionale del Piemonte e presidente del Comitato Resistenza e Costituzione Domenico Ravetti. Sua, infatti, la proposta di stanziare 500mila euro per dare avvio al Museo “regionale” della Resistenza, di aggiungere risorse ulteriori per gli Istituti storici della Resistenza (tra l’altro stanno ancora aspettando i contributi dall’assessore Chiarelli) e di rifinanziare la legge sui monumenti partigiani, per rendere possibili interventi di restauro.
Niente soldi dunque per gli Istituti storici della resistenza. Ma in quale situazione si trovano ora? Proviamo a verificare le condizioni di quello di Alessandria, tra i più attivi e non solo a livello regionale. “C’è un problema serio – dice il presidente Mariano Santaniello (nella foto) – di risorse per il funzionamento degli Istituti. Bisogna considerare le modalità con cui vengono governati e gestiti. Nella fattispecie piemontese, molto originale, quattro sono consorzi di enti pubblici. Tutti dipendono dai contributi regionali che la legge 28 del 1980 garantisce per il loro funzionamento e che in realtà questi da almeno 20-25 anni sono andati progressivamente riducendosi. Fare ricerca vuole dire investire anche in fattore umano, le continue riduzioni significano che ne fai sempre meno e che stai convertendoti ad altri tipi di attività culturale: conferenze, mostre e altro. Fondamentale è l’apporto di volontariato delle persone, ma senza risorse non fai più niente. Quello che prima realizzavi con la volontà e la creatività non è più sufficiente. Credo comunque che nella rete piemontese, il nostro istituto, dopo Torino, sia quello che fa più attività e che ha più visibilità. La qualità dei servizi che forniamo è di alto profilo”.
A questo bisogna aggiungere che gli Istituti, come quello di Alessandria, che sono consorzi di enti pubblici non hanno più titolo per poter partecipare a una serie di bandi emessi dal Ministero. “Da quattro di questi negli ultimi anni siamo stati messi fuori per tale ragione. Vorrei chiedere alla politica se si tratta di un indirizzo momentaneo o strutturale. Comunque ti pone a farti delle domande sulla natura giuridica dell’Istituto. I limiti dell’ente pubblico non ti consentono inoltre di avere molte contribuzioni”.
Ad Alessandria si pone anche il problema della sede. “Noi – spiega il presidente Santaniello - abbiamo anche il vulnus del fatto che la nostra sede è l’unica degli istituti piemontesi e tra le pochissime a livello nazionale in cui la proprietà non è di un ente pubblico. Così non abbiamo un affitto agevolato e calmierato ma di mercato: dobbiamo corrispondere al nostro locatore in maniera regolare cifre che pesano in maniera non irrilevante. Nonostante ci siano state da parte di alcuni amministratori, uno su tutti Enrico Bussalino, una reale attenzione, non riusciamo a venire a capo di questa situazione da 8–9 anni. Dobbiamo trovare delle strade alternative perché diventa insostenibile dal momento che ti divora una tale quantità di risorse da bloccare tutta una serie di iniziative. Su un bilancio di 300mila euro, ne spendiamo 35-37mila tra affitto e utenze. Aggiungendo gli stipendi per il personale e per l’acquisto dei libri per la biblioteca, non rimane certo tanto margine di operatività”.













































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