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A Firenze per un sindacato che getti il cuore oltre l’ostacolo...  

di Adriano Serafino


Cresce la dimensione del “partito” che non vota più, crescono i militanti di lunga data che lasciano la tessera del sindacato o di un partito. Perché avviene? È possibile rintracciare un filo di Arianna per un percorso che inverta una tendenza tanto pericolosa per i destini di una democrazia partecipata e attiva su obiettivi di libertà, di giustizia, di uguaglianza e di solidarietà? Di questo le Associazioni Prendere Parola e Sognare da Svegli, (al cui interno partecipano numerosi ex dirigenti sindacali della Cisl, oggi con o senza tessera) discuteranno, in un incontro in forma aperta, a Firenze domani, ultimo giorno di gennaio, tutta la giornata, sulla collina di Fiesole.[1] Una scommessa azzardata? Forse, molto dipenderà dalla qualità del senso critico, dalle analisi e dalle idee che emergeranno per trovare quel bandolo della matassa per rigenerare il sindacato e la democrazia, per ricostruire unità sindacale dalla base, dai territori. Per uscire, passo dopo passo, dalla babele in corso che riduce i cittadini, i giovani, i pensionati, i lavoratori a semplici spettatori di decisioni altrui, prese in “nome del popolo”. 

 

Temi individuati per la riflessione


Crisi strutturale: fabbriche e network digitali, oltre la solitudine antropologica e la crisi ecologica. Il sindacalismo tradizionale nasceva in epoca industriale, quando la fabbrica costituiva il centro identitario dei lavoratori. Stabilità, coesione e contrapposizione al capitale permettevano negoziazioni efficaci e diritti condivisi. (…) Oggi, non è più così, la contrattazione collettiva tradizionale fatica a tutelare chi opera in contesti instabili o digitali. Il processo di individualizzazione e la crisi del lavoro come fatto sociale e relazionale intreccia la rivoluzione digitale con la crisi antropologica ed ecologica del nostro tempo, intreccia l’economia di guerra.

Partecipazione in calo e crescita di un modello di oligarchie interne. La diminuita partecipazione alle decisioni interne ha rafforzato le oligarchie sindacali e politiche. Assemblee poco frequentate e consultazioni rare aumentano il distacco tra base, delegati e dirigenti, generando sfiducia e delegittimazione. (…)

Individualismo e micro-resistenze quotidiane. Il paradigma neoliberale ha trasformato il lavoratore, anche subordinato, in “imprenditore di sé stesso”, indebolendo la solidarietà collettiva. Isolamento e competizione rendono difficile costruire identità plurali, oltre le solitudini. Tuttavia, si registrano micro-resistenze reali. Reagire è possibile per processi unitari più ampi.

Segnali di innovazione sindacale a livello internazionale. Le piattaforme digitali e le tecniche di “organizing” dal basso, permettono di mettere insieme lavoratori dispersi, facilitando campagne, petizioni e mobilitazioni, prevalentemente online. Alcuni esempi: SLPD in Romania per Uber, Bolt e Glovo; UVW (lavoratori dei videogiochi), ma anche, più tradizionalmente, i lavoratori di Amazon e Starbucks in USA/Canada. (…)  .

Proposte operative per un sindacalismo rigenerato. Per rigenerare il sindacalismo è necessario rafforzare la democrazia interna anche con voto elettronico, rotazione obbligatoria dei ruoli e limiti stringenti dei mandati e assemblee partecipative. La rappresentanza deve essere capillare, collegando strategie nazionali ed esigenze concrete dei territori e dei settori, senza dimenticare le rinnovate esigenze di intercategorialità.

L’innovazione digitale, che non può sostituire i momenti in presenza, offre strumenti per mobilitazione, formazione e comunicazione tra lavoratori (…) anche sperimentando referendum consultivi e/o deliberativi su grandi temi sociali (giovani senza ascensore sociale, anziani trascurati nell’assistenza); sull’immigrazione e sui processi d’integrazione mancanti; sul No alla guerra e come reagire. Di fronte alla devastazione del diritto internazionale, il sindacato, senza ambiguità, deve recuperare il proprio ruolo di diplomazia attiva nonviolenta popolare e dal basso.

Credibilità e riforma morale. Negli ultimi decenni la professionalizzazione sindacale ha trasformato il sindacato in carriera permanente per alcuni dirigenti, generando distacco dalla fatica quotidiana, percezione di privilegi e uso della posizione come trampolino politico. La soluzione richiede una riforma morale: ristabilire un’etica del servizio, sobrietà e responsabilità, evitando oligarchie e ricollegandosi alle esigenze dei lavoratori, ricollegando offerta sindacale e domande del lavoro.

Il sindacato come rete di welfare, cultura civica, nuova solidarietà . Ogni iscritto deve diventare protagonista attivo, ogni luogo di lavoro nodo di rete. La decisione collettiva nasce dal basso, con processi trasparenti e inclusivi. Costruendo coesione sociale, nuovo mutualismo e senso di comunità. (…)

Conclusione: il sindacalismo che verrà. Il futuro del sindacalismo (ma in parte anche della politica e dell’associazionismo) non è la semplice sopravvivenza. (…).  Per ritornare rilevante il sindacato deve integrare tradizione e innovazione, strutture organizzative e micro-resistenze quotidiane, strumenti digitali e reti di solidarietà concreta, reale. Per “fare, essere giustizia insieme”, per riconquistare credibilità, efficacia e capacità di incidere nella costruzione di nuovi diritti e solidarietà nel lavoro contemporaneo.


Note

[1] Per informazioni sui relatori, schemi degli interventi, per note organizzative: 

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