"Una manifestazione a favore della democrazia e cultura"
- Aida dell'Oglio
- 17 ore fa
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A Torino domani, dopo i fatti del 18 dicembre scorso all'Askatasuna
di Aida Dell'Oglio

Domani, sabato 31 gennaio, Torino ospiterà una grande manifestazione alla quale si prevede che affluiranno migliaia di persone da tutta Italia. L'obiettivo dichiarato è il sostegno diretto al centro sociale Askatasuna chiuso dopo il blitz della Polizia, il 14 dicembre scorso, cioè un mese e mezzo. Gli avvenimenti che si sono susseguiti da quella data sono stati sintetizzati ieri nell'articolo firmato da Beppe Borgogno: all'immediata indignazione del quartiere si è avuto la restituzione del cortile del palazzo di corso Regina Margherita 47 alle attività educative e ricreative dell’Istituto comprensivo Ricasoli e del vicino asilo nido, mentre l'amministrazione comunale ha assicurato che l'immobile dissequestrato verrà restituito alla città per un “uso sociale”, ma, come è stato correttamente rilevato, "senza però definirne il carattere, né i tempi, né il percorso amministrativo".[1]
Intanto, la palazzina rossa è ancora presidiata giorno e notte da una camionetta della Polizia, mentre persiste la voce che domani vi possano essere disordini originati dall'estremismo che ha allignato in alcune frange dell'Askatasuna. Opinione corrente del quartiere? Non è facile districarsi nella trama complessa e opaca che si è sviluppata soprattutto negli ultimi anni per offrire un'interpretazione netta, bianco o nero. Ma la mia partecipazione all'assemblea di quartiere, il 14 gennaio scorso, in via Buniva, mi fa pensare che in quelle migliaia di volti che gremivano la palestra della Scuola Fontanesi, nel cuore di Vanchiglia, oltre a quanti stazionavano fuori ad ascoltare il dibattito attraverso gli altoparlanti, vi sia stato il sincero desiderio di partecipazione attiva per esprimere il proprio desiderio di modificare la realtà nella quale si vive. E si è trattato di persone non giovanissime, improponibili in un corpo a corpo con le forze speciale di polizia: erano genitori, insegnanti delle varie scuole, dalla materna alle superiori, presenti nel quartiere , abitanti del quartiere Vanchiglia, ma anche di altre parti della città.
Tra chi ha chiesto la parola, si sono distinti anche i genitori dei quattordicenni colpiti da provvedimenti giudiziari a causa dei tafferugli scoppiati nei giorni immediatamente successivi, davanti ad alcuni Licei della città. Scontri in cui non erano estranei gruppi facinorosi e provocatori dell'estrema destra, cui hanno risposto gli studenti di sinistra.
Destra, Sinistra? Ma c'è ancora, nei nostri schieramenti politici una realtà che corrisponda alle storiche distinzioni di Destra e di Sinistra? A me viene da indicare che l'unica distinzione possibile oggi sia la chiara demarcazione tra chi detiene il potere e chi non lo ha, e per questo si affanna ad evocare concetti come “Democrazia”, “Legalità”, “Partecipazione”. Non a caso parole che hanno risuonato in ognuno degli interventi di quella serata, insieme ad un'altra illustre "sconosciuta", la Cultura. Tutti si sono detti molto preoccupati per quanto sta avvenendo nella società e nella nostra Torino, come ha sottolineato anche Borgogno su questo sito, perché nella nostra quotidianità si assiste al deciso venir meno di molte delle istanze democratiche per le quali i nostri genitori hanno combattuto.
Infatti, i genitori e gli insegnanti di oggi si sono detti molto preoccupati della deriva antidemocratica che affiora a Torino, diretto riflesso di ciò che accade nel mondo. E non sono stati in pochi a lamentare la parzialità dei giudizi sul centro sociale, omettendo di dire che è stato un luogo di aggregazione socioculturale, assai ben visto dal quartiere per le numerose azioni a sostegno delle famiglie indigenti, dei ragazzi bisognosi di aiuto scolastico, delle persone sole, per le tavolate a cui tutto il quartiere ha partecipato, per l'organizzazione di eventi culturali con la presenza di rappresentanti del mondo universitario. La conferma diretta del comune sentire è arrivata due giorni dopo, il sabato successivo, quando il quartiere ha promosso una manifestazione, anch'essa molto partecipata con cui ha espresso il proprio dissenso anche verso la posizione del Comune. E ciò che è risuonato sulla bocca di tutti non sono state frasi offensive, ma la richiesta per il quartiere Vanchiglia di luoghi di educazione civile e di luoghi di cultura di cui si avverte l'assenza a differenza del pullulare di angoli dedicati alla movida. Nei fine settimana, in particolare, tutte le strade collaterali a Corso Regina diventano impraticabili per la fitta presenza di bar, bistrot, pub, con le piazzette e i marciapiedi occupati da tavolini. Ma non è questo che i cittadini richiedono.
Così, nel perimetro di simmetrie storiche, nella palestra è stata ricordata la non banale coincidenza dell'operazione giudiziaria al Centro sociale Askatasuna con una dolorosa vicenda del 18 dicembre 1922, quando a Torino, le milizie fasciste, dopo aver fatto irruzione alla Camera del lavoro, la diedero alle fiamme e iniziarono “La strage di Torino”.
Del resto la città, medaglia d'Oro alla Resistenza, conserva ancora le tracce dolorose del suo rifiuto all'occupazione nazifascista. Sono numerose le targhe deposte dall'Anpi, talvolta corredate anche da fotografie, dei caduti per la libertà, giovani e meno giovani, alcuni appena adolescenti. Ora, mi si perdoni un cenno autobiografico, duole ricordare un'intera giovinezza trascorsa ad insegnare la Democrazia e la Libertà attraverso il bello della Letteratura antica e moderna, che quelle targhe, quei luoghi, oggi dicono assai poco ai nostri ragazzi, perché la Storia non si insegna più, o la si insegna in modo parziale e superficiale. Anni fa, in un paese del Sud d'Italia, suggerii gli amministratori locali a contestualizzare la via della città dedicata ad un loro concittadino che dalla Puglia, nell'anno 1944, era venuto in Piemonte a morire da Partigiano della Brigata Garibaldi al Pian del Lot. Bisognava almeno, per le future generazioni, che fosse indicata la causa di quella morte così giovane: 1924-1944.
Quella volta la risposta c'è stata: la targa toponomastica è stata modificata e da allora, tutti gli anni, il 25 aprile, la banda comunale ne onora il ricordo andando a suonare in quella strada.
Ritornando alla manifestazione di domani, l'imperativo è quello della compostezza e rispetto, da una parte e dell'altra. I cittadini non hanno bisogno di sfilare nelle vie di Torino con armi improprie, né le forze dell'ordine sono titolate a un'azione preventiva verso le famiglie, spesso con minore, che prevede l'uso di idranti e manganelli. Perché Democrazia e Cultura non si alimentano con la violenza.
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