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I cento anni di Rocco Scotellaro

di Vice



Sempre nuova è l’alba


Non gridatemi più dentro,

non soffiatemi in cuore

i vostri fiati caldi, contadini.


Beviamoci insieme una tazza colma di vino!

che all’ilare tempo della sera

s’acquieti il nostro vento disperato.


Spuntano ai pali ancora

le teste dei briganti, e la caverna –

l’oasi verde della triste speranza –

lindo conserva un guanciale di pietra...


Ma nei sentieri non si torna indietro.

Altre ali fuggiranno

dalle paglie della cova,

perché lungo il perire dei tempi

l’alba è nuova, è nuova.



Questa poesia, scritta nel 1948, è di Rocco Scotellaro[1], nato il 19 aprile del 1923 a Tricarico, un piccolo, ma importante centro fin dal medioevo della Lucania, oggi in provincia di Matera. Cantore del Meridione, studioso della condizione delle genti meridionali, "un vero poeta della libertà contadina", di Rocco Scotellaro ricordiamo oggi il centenario della nascita. Ma la sua fu una vita breve, trent'anni appena, tuttavia intensa e caratterizzata dal coraggio civico e dall'impegno sociale. Morì a Portici (Napoli) per d'infarto, il 15 dicembre del 1953, lo stesso giorno dell'imponente sciopero generale promosso dalla Cgil e della richiesta dei braccianti di un aumento dei magri assegni familiari. Ed è proprio dai braccianti, dai contadini, dai "cafoni", dalla plebe meridionale, dagli ultimi nella scala sociale, che nasce "la leggenda" di Rocco Scotellaro, come la definì il pittore e scrittore Carlo Levi, suo mentore, ad un convegno promosso a Matera il 7 febbraio del 1955 dal Partito socialista italiano, il partito nelle cui file il poeta era stato eletto a 23 anni sindaco di Tricarico.

Una leggenda. Alla cui radice, disse l'autore di Cristo si è fermato a Eboli, vi "sarebbe la spinta del mondo contadino a realizzare la sua piena autonomia e libertà, la sua cultura e poesia, inscindibili da quelle", che in Rocco Scotellaro era alimentata dall'incessante ricerca di comprendere e risolvere il difficile rapporto di fedeltà di un intellettuale meridionale con le classi subalterne.[2]

Ma l'antico mondo contadino era in piena dissoluzione. E Scotellaro fu tra i primi a coglierne i segni premonitori. In proposito, il grande economista Manlio Rossi-Doria, colui che l'aveva chiamato all'Istituto Agrario di Portici, nel 1974 scrisse che Scotellaro aveva intuito lo sfacelo cui stava andando incontro irrimediabilmente la civiltà contadina: "Rocco, dopo le speranze dell’immediato dopoguerra, comprende, con evidenza immediata, che i suoi contadini stanno per essere travolti da eventi assai più profondamente sconvolgitori di quelli che avevano subito in passato; sente sempre più chiaro negli ultimi anni il rombo imminente della grande emigrazione meridionale e sa che questa volta sarà qualcosa di assai più drammatico e definitivo dell’emigrazione di cinquant’anni prima". Un'intuizione che qualche decennio dopo Pier Paolo Pasolini avrebbe reso completa e irreversibile, definendola "una vera e propria mutazione antropologica".[3]

Sindaco sotto attacco. Fu anche questo Rocco Scotellaro: perseguitato, dileggiato, calunniato, arrestato con l'accusa, dimostratasi poi infondata, di irregolarità amministrative, all'indomani della sua rielezione a sindaco nel 1948. Alle classi dominanti non piaceva quel primo cittadino che con la fascia tricolore si ritrovava sempre in prima fila accanto alle rivendicazioni dei contadini che occupavano le terre e che sosteneva l'istruzione e la tutela della salute, favorendo la costruzione di scuole e ospedali. Un sindaco ingombrante. Una storia che con altri soggetti, sempre a difesa degli ultimi, ricorda molto di vicino il tritacarne giudiziario e mediatico in cui è finito Mimmo Lucano, tre volte sindaco di Riace, condannato a 13 anni e due mesi dal Tribunale di Locri con una serie di accuse ritenute pretestuose, hanno ancora ricordato nell'ultima udienza d'Appello, i suoi legali Giuliano Pisapia e Andrea Daqua.

Il film Tv. Capelli rossicci, fisico minuto, timido e schivo, la figura di Rocco Scotellaro ebbe anche una trasposizione televisiva, non sufficientemente valorizzata, che la Rai mandò in onda in prima serata il 10 marzo del 1979 sulla Rete Due il film TV prodotto da Viale Mazzini, Rocco Scotellaro, regista Maurizio Scaparro, sceneggiatura di Maricla Boggio, interpretato dal compianto Bruno Cirino, che di lì a due anni sarebbe morto d'infarto a Vercelli, e della straordinaria Regina Bianchi nel ruolo della madre di Scotellaro.


Note

[1] Figlio di un padre calzolaio e da una madre "alfabetizzata", fra le poche di Tricarico, dopo le elementari, Rocco Scotellaro entrò nel convento dei cappuccini di Svignano degli Alburni per poter continuare gli studi. Nel 1942 è a Roma, iscritto alla Facoltà di Giurisprudenza, ma l'anno dopo rientra a Tricarico e prende la tessere del Partito socialista con cui comincerà la sua attività politica, interrotta dopo il complotto giudiziario costruito a suo danno. Una vicenda che lo indusse ad abbandonare la politica e a seguire, con l'aiuto di Carlo Levi e di Manlio Rossi-Doria studi e ricerchi sul Meridione. Nel 1954, vengono pubblicati postumi E' fatto giorno (pubblicato da Mondadori, vincitore del Premio Viareggio) e Contadini del Sud (un'indagine sociologica pubblicata da Laterza)

[2] https://archivio.unita.news/assets/main/1955/02/08/page_003.pdf





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