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Geramisov, un'altra risposta ai troppi errori del Cremlino

di Michele Corrado*


Ci giunge notizia di un nuovo “avvicendamento” del Comandante della Operazione Militare Speciale russa in Ucraina. Il generale Sergey Surovikin, 56 anni, nominato Comandante Operativo in Ucraina ad ottobre, è durato solo tre mesi. Ora è la volta del generale Valerij Gerasimov, 67 anni, vice ministro della Difesa, capo dello Stato maggiore generale delle forze armate russe. A cosa si deve questa continua girandola di sostituzioni? Proviamo a ricapitolare la situazione.


Undici mesi dall'invasione dell'Ucraina

I russi invadono l’Ucraina lo scorso 24 febbraio da diverse direttrici e con altrettanti Comandanti che rispondevano direttamente a Mosca, determinando confusione, mancato raggiungimento degli

obiettivi assegnati e forti perdite di personale. Hanno quindi compreso che l’unicità di Comando è un principio fondamentale e non derogabile (come da sempre in qualsiasi Dottrina sulle Operazioni Militari).

Nominato un Comandante unico (Comandante Operativo o di Teatro) e riducendo le direttrici di penetrazione (nella pratica solo da est), non sono comunque riusciti a conseguire gli obiettivi prefissati (occupare il Donbass, come minimo; arrivare a Kiev, come obiettivo ideale, ma non necessariamente sul piano militare). Quando una operazione militare non raggiunge gli scopi prefissati è normale sostituire il Comandante; quando vengono sostituiti più Comandanti nell’arco di pochi mesi forse gli obiettivi non sono commisurati alle potenzialità disponibili.

È vero che sbagliando grossolanamente Dottrina sul campo di battaglia i risultati sono nefasti, ma in questo caso, visti gli avvenimenti di quasi undici mesi di campagna, è possibile che non sia questa la causa. I russi si sono fino ad ora ostinati ad utilizzare modalità tattiche di combattimento incentrate sulla distruzione delle territorio utilizzato dall’avversario e sull’impiego di missili sulle retrovie e sulle infrastrutture energetiche degli ucraini; hanno poco incisivamente operato sulle Forze ucraine e accettato, sempre, il combattimento in aree urbane.

Questo tipo di condotta porta (oggettivamente) ai seguenti risultati:

1) consumi esagerati di dotazioni missilistiche (droni compresi);

2) logorio continuo delle truppe di terra, impiegate pressoché staticamente per la contesa di centri

urbani;

3) perdite costanti e non sopportabili nel lungo periodo di risorse umane.

Nella sostanza, questa condotta ha determinato la fine della progressione offensiva delle truppe russe in territorio ucraino, la concessione di tempo a favore della organizzazione delle Forze ucraine che, finché supportate e sostenute dell’Occidente, possono soltanto aumentare di numero e di capacità combattiva,

rinsaldando costantemente il proprio spirito di resistenza.


Fautore della "guerra ibrida"

Il generale Gerasimov pare sia in convinto assertore del concetto di “guerra ibrida”, secondo il quale il successo di una campagna militare di tipo offensivo va ottenuto per mezzo del collasso interno dello Stato nemico (per mezzo di misure politiche, economiche, mediatiche, ecc.), quindi un tipo di approccio completamente diverso da quanto fatto fino a questo momento, da portare avanti con l’uso massiccio della controinformazione, di sistematici attacchi informatici e l’uso mirato di azioni a livello operativo/strategico condotte per mezzo di Forze Speciali. Pare, anche, che non lasci la sua sede di Mosca ed invii sul campo sub Comandanti Operativi di sua fiducia. Anche questa una novità assoluta nel panorama russo/sovietico di condotta di una operazione militare offensiva.

Sarà interessante vedere i risultati di questo nuovo approccio che ha finora prodotto, a volte, risultati incoraggianti solo in conflitti asimmetrici con un limitato impiego di Forze sul campo, come quello condotto dai russi in Siria. Questo tipo di Dottrina viene impiegata quando si ha risorse limitate (in particolare di denaro e Forze combattenti) e la possibilità di agire sul campo in maniera indiretta utilizzando unità combattenti non proprie (Gruppo Wagner al servizio di Putin); ovviamente in un contesto di estrema superiorità tecnologica (è il caso degli americani in Afghanistan).

Gli ucraini non sono così diversi dai Russi, così vedremo come il generale Gerasimov saprà interpretare questo nuovo ruolo e se la parola pace ritornerà a far capolino seriamente nei vocabolari dell'aggressore e dell'aggredito.


*Col. in Ausiliaria Esercito Italiano

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