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Sicurezza sociale, propaganda e costi del presidio Askatasuna

Aggiornamento: 13 ore fa

Replica a una narrazione parziale che ignora la Costituzione


RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

L'analisi sostenuta da destra, oggi su una testata locale torinese, a proposito del destino della sede di Askatasuna, presenta una visione parziale e miope che confonde deliberatamente il costo della gestione del conflitto con l'investimento nella sicurezza sociale, ma è anche una straordinaria occasione per sottolineare alcuni aspetti di un modo miope di fare politica.

​Liquidare la questione della vigilanza alla sede come un fallimento gestionale basato esclusivamente sul conteggio delle ore di servizio delle forze di polizia — ammesso che i conti siano corretti e non allestiti per scopi mediatici — è un'operazione di distrazione di massa che evita di affrontare il vero nodo del problema. Cosa dovremmo dire allora delle tifoserie calcistiche o di altri servizi dispendiosi che gravano sulla collettività senza generare valore sociale? Ormai dovrebbe essere chiaro, a chi vuol comprendere, che la sicurezza non si costruisce con le grate ma con i progetti.

L'idea di una sicurezza militarizzata appartiene a Trump e ai suoi seguaci; i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

​Le posizioni espresse da un sindacato autonomo e dai rappresentanti politici di destra non stanno in piedi perché quantificare il costo del presidio senza considerare che quel dispiegamento di forze è la conseguenza diretta di una scelta politica basata esclusivamente sulla repressione e non sul dialogo è intellettualmente disonesto.

Se lo Stato, manu militari del Ministro dell'Interno decide di spendere milioni di euro per presidiare quel luogo, è perché non ha avuto il coraggio di investire quegli stessi fondi in percorsi di rigenerazione urbana e sociale. Siamo di fronte all'ennesima performance di una destra e di un governo delle telecamere, della sorveglianza e della propaganda, ma incapaci di dare risposte ai cittadini.

​La destra continua a confondere la sicurezza con la militarizzazione, ignorando che l'effettiva tutela dei cittadini si ottiene quando gli spazi vengono restituiti alla collettività tramite servizi e partecipazione. Sottrarre agenti al territorio per un presidio statico è una scelta di chi preferisce il simbolo del controllo alla sicurezza dinamica degli spazi pubblici. Definire lo stallo attuale come un fallimento dell'amministrazione della città è una nuova operazione elettorale e significa ignorare che la strategia del muro contro muro non ha mai prodotto soluzioni durature, ma solo costi vivi e tensione sociale costante.

​Non serve abbattere i muri per cancellare una storia, serve una visione che trasformi il conflitto in risorsa. Chi oggi grida allo scandalo per i costi è lo stesso che per anni ha ostacolato ogni alternativa allo sgombero forzato. Tutto il resto è solo propaganda elettorale fatta sulla pelle e nelle tasche dei cittadini che, come dimostrato chiaramente dall'esito dell'ultimo referendum costituzionale, hanno espresso il desiderio di veder attuare i contenuti più profondi della nostra Costituzione: la promozione della democrazia vera, del pieno sviluppo della persona umana e la partecipazione effettiva di tutti all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.


Nicola Rossiello

Segretario Generale Silp Cgil Piemonte

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