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"Il mondo che muore", gli scatti di Nick Brandt alle Gallerie d'Italia di Torino

Presentata da Intesa Sanpaolo, The Day May Break. La luce alla fine del giorno mostra in sessanta opere del fotografo britannico le aggressioni all'ambiente e gli effetti della crisi climatica


di Mara Martellotta

 

Serafina at Table, Fiji, 2023 © Nick Brandt
Serafina at Table, Fiji, 2023 © Nick Brandt

È dedicata al fotografo britannico Nick Brandt (1966), dai primi anni Novanta negli Stati Uniti, la mostra presentata da Intesa Sanpaolo alle Gallerie d’Italia di Torino che si è aperta il 18 marzo scorso e proseguirà fino al 6 settembre prossimo. Si tratta di un progetto espositivo, dal titolo The Day May Break. La luce alla fine del giorno, curata da Arianna Rinaldo, che osserva uno dei fotografi contemporanei attivi e impegnati sui temi della crisi climatica e della distruzione ambientale.

The Day May Break, avviata nel 2020 in piena pandemia Covid, rappresenta una serie globale in quattro capitoli che segna una nuova fase nella ricerca di Brandt. Il progetto ricalibra l’attenzione dell’artista su persone, animali e ambienti colpiti dalla distruzione climatica in atto in aree del mondo che risultano tra le meno responsabili del collasso climatico, ma che ne subiscono in modo sproporzionato le conseguenze.

Per la prima volta in Italia, a Torino, alle Gallerie d’Italia, sono presenti tutti e quattro i capitoli della "saga" fotografica, presentati insieme in un percorso immersivo di 63 immagini di grande formato che restituiscono una visione al tempo stesso dura e poetica di ciò che resta e di ciò  che può ancora offrire speranza.

Il quarto capitolo della serie è stato commissionato da Intesa Sanpaolo a conferma dell’impegno della Banca sui temi della sostenibilità, della responsabilità sociale e della cultura come strumento di consapevolezza.

“Le Gallerie d’Italia tornano a parlare di cambiamento climatico con un grande progetto di Nick Brandt – afferma Michele Coppola, Executive Director Arte, Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo e Direttore Generale delle Gallerie d’Italia – Presentiamo in anteprima a Torino la quarta tappa del viaggio che per la prima volta viene svelato al pubblico. Quattro capitoli emozionanti che, grazie alla bellezza e alla monumentalità di potentissime immagini, aiutano a comprendere meglio le conseguenze della crisi climatica, senza rinunciare a una possibile luce alla fine del giorno. Il Museo di Torino continua a ospitare lavori originali,  collaborando con i più importanti fotografi internazionali”.

Nick Brandt, nato a Londra nel 1964, è un artista profondamente impegnato con uno sguardo capace di coniugare rigore etico, forza narrativa ed eleganza formale. Dall’inizio degli anni Duemila, la sua pratica artistica si è concentrata sulla progressiva scomparsa del mondo naturale e sull’impatto devastante delle attività umane sugli esseri più vulnerabili del pianeta, persone e animali. Le sue immagini, di straordinaria bellezza, attraggono lo sguardo con un virtuosismo estetico capace di amplificare la drammaticità della realtà rappresentata.

Il lavoro di Nick Brandt si distingue per il metodo rigoroso e meticoloso. Ogni capitolo è  il risultato di mesi di preparazione, di pianificazione e collaborazione con troupe locali  che conoscono profondamente i territori e le comunità coinvolte. Le scene sono costruite con precisione, la luce e l’atmosfera nascono dall’attesa del momento perfetto e dalla capacità di rispondere agli elementi imprevedibili della natura. A queste fasi seguono lunghe settimane di stampa e selezione del materiale, delle immagini, in un processo privo di scorciatoie, volto a stabilire un dialogo diretto e profondo con lo spettatore.


Alice, Stanley and Najin, Kenya, 2020 © Nick Brandt
Alice, Stanley and Najin, Kenya, 2020 © Nick Brandt

‘Chapter One The Day May Break’ del 2021 è stato realizzato in Kenya e Zimbabwe e ambientato  in santuari per animali salvati dalla distruzione dell’habitat e dagli effetti del bracconaggio. Qui animali e persone colpite dal cambiamento climatico, sfollate da cicloni devastanti o impoverite da siccità prolungate, sono ritratti insieme nello stesso fotogramma, in scene sospese o quasi surreali che raccontano una dignità condivisa e un comune senso di perdita.

‘Chapter two, Sanctuary’, del 2022,  è stato fotografato in Bolivia e prosegue questa riflessione su un altro continente. In un Paese di straordinaria biodiversità, oggi sempre più minacciato da incendi, alluvioni e siccità, Brandt ritrae persone e animali segnati dal collasso climatico, uniti da un  comune destino affrontato con dignità e resilienza.

Con ‘SINK /RISE Chapter Three’, del 2023, realizzato nell’arcipelago delle Fiji, l’artista guarda al futuro prossimo. I protagonisti delle immagini, fotografati sott’acqua, mentre compiono gesti quotidiani, rappresentano le comunità che nei prossimi decenni perderanno terre, case e mezzi di sostentamento a causa dell’innalzamento del mare. La bellezza dell’ambiente marino si accompagna a una tensione silenziosa, un presagio di perdita imminente


F’taim and Family, Jordan, 2024 © Nick Brandt
F’taim and Family, Jordan, 2024 © Nick Brandt

Il percorso si conclude con ‘The Echo of Our Voices, Chapter four’, realizzato nel 2024 in Giordania su commissione di Intesa Sanpaolo, che ritrae famiglie di rifugiati siriani costrette a vivere in condizioni di sfollamento permanente. In un paesaggio desertico, che diventa simbolo della scarsità di acqua aggravata dal cambiamento climatico,  Brandt restituisce immagini di forza collettiva, dignità e speranza, ponendo l’accento sulla resilienza e sul desiderio condiviso di un futuro migliore.

Una piccola sezione è dedicata al dietro le quinte del lavoro di Nick Brandt, offrendo ai visitatori l’opportunità di entrare nel processo creativo del fotografo, venendo a conoscere la complessità produttiva che sostiene ogni immagine. Attraverso alcune fotografie ed un contenuto video realizzati durante le fasi di lavoro nei diversi Paesi coinvolti, questa sezione consente di comprendere il lavoro e l’impegno necessari a dare forma a ogni fotografia, dove esseri umani e animali sono stati fotografati allo stesso tempo nella stessa inquadratura.

‘The Day May Break’ si configura come un appello urgente e silenzioso al tempo stesso. Attraverso immagini di straordinaria bellezza e potenza visiva ed emotiva Nick Brandt invita a riconoscere una verità spesso ignorata, ovvero che il destino degli esseri umani, degli animali e del pianeta è profondamente e indissolubilmente intrecciato.

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