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Detto in pochissime parole. L'inarrestabile carica dei "dimissionati" dai no

di Indiscreto Controcorrente


Ancora sugli effetti del referendum. Ieri Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi, che per il ministro Carlo Nordio erano inamovibili o quasi. Solo quasi, in effetti, per come è andata a finire. Oggi, 25 marzo, è toccato alla ministra al Turismo Daniela Santanché, e alla vicepresidente della Regione Piemonte Elena Chiorino, rassegnare le dimissioni. Mancano quelle del Guardasigilli Carlo Nordio, per dare un senso compiuto alla disfida del referendum e non solo, ma la speranza, come si suole dire, è l'ultima a morire. In fondo, Nordio si è assunto la responsabilità della sconfitta. Quindi...

Intanto, la società civile, società trasversale nel suo impegno civico a giustificare l'ingiustificabile, somma l'inarrestabile carica dei "dimissionati" dai "no", che corrono a rifarsi una verginità politica, cedendo ognuno il proprio piccolo o grande bastone del potere. Per la verità, Elena Chiorino con inusuale stile si è dimessa al 50 per cento, nel senso che ha rimesso nelle mani del presidente Alberto Cirio soltanto l'essere vice, ma non le deleghe di Assessora al Lavoro, alla Formazione, Istruzione e società partecipate, quest'ultima che, verrebbe da dire con facile ironia, forse giustificherebbe la sua quota in Bisteccherie d'Italia attraverso la società Cinque Forchette Srl, la pietra dello scandalo cui compartecipavano l'ex sottosegretario alla Giustizia e altri esponenti di Fratelli d'Italia.


Elena Chiorino, la "pirandelliana"

Le dimissioni di Elena Chiorino, però, si staccano ora da tutte le altre. E la sua sa tanto di vicenda pirandelliana, tale da oscurare persino l'addio dell'inamovibile, fino a oggi, Santanché, figura che si è mostrata letteralmente incollata alla poltrona, indifferente a critiche, denunce, inchieste della magistratura, rinvii a giudizi, arciconvinta del suo inalienabile diritto a disinteressarsi, per usare un eufemismo, degli aspetti morali ed etici in cui è incappata nelle sue numerose vicende giudiziarie.

A proposito di Luigi Pirandello, per non lasciare scoperta la curiosità, Elena Chiorino ci ricorda l'avvocato de La Carriola, personaggio irrequieto, preoccupato, e soprattutto scisso, con quella mania di prendere per le zampe posteriori la sua cagnetta e "giocare" alla carriola nel suo studio. La sua - quella dell'avvocato, sia chiaro - è trasgressione crudele in uno sdoppiamento di personalità tra la conservazione della forma, che potrebbe equivalere al concetto di dimissioni, e il desiderio di essere altro, cioè di "torturare", bonariamente parlando, sia chiaro, sempre, i cittadini, che si augurano e si aspettano solitamente in un gesto unico, e non a rate, la caduta della maschera del potere.




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