La vittoria dei "No": la parola a una comune cittadina
- Aida dell'Oglio
- 2 giorni fa
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di Aida Dell'Oglio
Leggendo qua e là tra il voto dei giovani sul Referendum Giustizia

Ieri l'altro, 23 marzo, tornavo a Torino da Grado per votare, prima che chiudessero i seggi. Non temevo di non fare in tempo, perché l'arrivo era previsto per le ore 12.07 alla stazione di Porta Nuova. Ma, per la prima volta, che io ricordi, nei miei numerosi viaggi in treno, il treno, l'Italicus (un nome che ci riporta tristemente indietro di oltre mezzo secolo), era già in anticipo di qualche minuto, alla stazione di Milano Porta Garibaldi ed ha conservato questo vantaggio, fino a Torino. È arrivato due minuti prima delle dodici, cioè circa dieci minuti prima sull'orario previsto. Mi è sembrato un evento simbolico, un avvertimento, ma in che modo interpretarlo? “Ibis redibis non morieris in bello”; le parole della Pizia mi sono tornate alla mente. Ma era l'indicazione che, come ai tempi del Fascio, ora i treni arrivano in perfetto orario, anzi in anticipo. Oppure, e questo mi sono augurata, che stesse cambiando qualche cosa nel nostro Paese? La sera precedente, in famiglia, si era discusso sul dato dell'insolita affluenza alle urne, che già appariva molto alto, rispetto al passato. C'era chi lo leggeva come il segnale di una chiamata all'ordine del popolo della Meloni e di Salvini, che, come a Pontida, corresse in massa a votare Sì.
A me sembrava un segnale diverso. Da un bel po' di mesi, frequentando cattive compagnie, si legga i Comitati in difesa degli alberi, diffusi ormai in tutta Italia e talora vincenti, o peggio, esprimendo sostegno ad alcuni centri sociali, come il famigerato Askatasuna di Torino, stando a contatto con molti giovani, vedendoli all'opera ed ascoltandoli nelle loro discussioni e dibattiti pubblici, ho cominciato a sperare in una positiva rinascita della società italiana. Ho avuto modo di correggere la sensazione, a lungo percepita, che i giovani fossero lontani dalla politica: loro, la politica, quella vera, la stanno facendo, organizzando scioperi e manifestazioni contro la devastazione del verde in Italia, contro progetti di trasformazione edilizia che non tengono alcun conto dei bisogni primari degli esseri umani, vedi scandali edilizi a Milano e, a Torino, progetti di Ospedali in zone assolutamente inadeguate, ma che, tuttavia, sono portati avanti e ricevono l'avallo di tutte le Istituzioni preposte ai controlli; trasformazione radicale di spazi verdi fino a ieri usufruiti da tutti, in faraoniche strutture sportive da affidare ai privati, che, al Meisino, stanno stravolgendo l'aspetto di spazi verdi un tempo dimora di specie rare di flora e fauna.
Li ho visti manifestare contro la brutalità della guerra scatenata da Netanyahu contro la Palestina, contro la violenza assurda di Trump e Netanyahu nei confronti dell'Iran, solo inizialmente fatta passare per nobile tentativo di “esportare la democrazia” e, subito dopo, cinicamente palesata nelle vere motivazioni, squisitamente economiche.
E ogni volta, i vari regimi, nel mondo, hanno risposto con la repressione dei manifestanti, gli arresti, le eliminazioni, in certi Paesi. Non tanto diverse le reazioni in Italia, dove ci si è affrettati a fare approvare il Decreto sicurezza, che tende ad impedire qualunque espressione di dissenso.
Tutte queste azioni contro i giovani, sostanzialmente, non potevano non suscitare reazioni uguali e contrarie: il sangue dei martiri genera eroi, ha detto qualcuno, tale Tertulliano, ma è vero, è sempre stato così. Quando si tocca l'abisso, non si può che risalire. E noi, purtroppo, in questi ultimi anni, l'abisso l'abbiamo visto: la risposta violenta e sproporzionata di Israele contro i Palestinesi, l'attacco di Trump, d'accordo con Netanyahu, all'Iran, l'attacco ai territori della Cisgiordania e al Libano da parte di Tel Aviv. E tutte le numerose e sanguinose guerre di cui si parla poco, diffuse in Africa, e nel Sud America. E nessuna di queste può più essere ipocritamente giustificata. L'unica vera ragione è quella indicata da Esopo e poi da Fedro nella favola del Lupo e l'agnello: la ragione del più forte. Haec propter illos scripta est homines fabula qui fictis causis innocentes opprimunt, "Questa favola è stata scritta per quegli uomini che opprimono gli innocenti con false scuse".
Mi sembra che, di fronte a tutto questo, stia nascendo una positiva reazione da parte dei giovani. Non più l'astensionismo ma la partecipazione, anche usando i pochi strumenti che la politica offre: il voto, per esprimere il proprio dissenso da chi crede di avere il numero per imporre qualunque decisione. Se le statistiche non mentono, la vittoria dei No la dobbiamo soprattutto a loro, la generazione tra i venti e i trentacinque anni.
Allora, forse, c'è ancora speranza in un futuro democratico per l'Italia. Bisognerà vigilare e saper leggere tra le righe della propaganda, ma c'è motivo di credere nel futuro.
Speriamo solo che la sinistra sia capace di leggere questi segnali e di governarli in modo corretto, dando innanzitutto spazio al desiderio di partecipazione che esprimono. Solo lasciandosi rinnovare da queste forze giovani potrà aspirare ad un nuovo futuro politico.













































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