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I No che fanno crescere e a non scivolare nei Sì dell'onnipotenza

di Mariella Fassino

 

I No che aiutano a crescere è un noto libro della psicoterapeuta infantile Asha Phillips, pubblicato in Italia nel 1999. L’Autrice, esperta di psicologia dello sviluppo, descrive attraverso la sua esperienza alla prestigiosa Tavistock Clinic di Londra, le situazioni famigliari in cui i no dei genitori possono favorire un cambiamento positivo nella personalità del bambino e dell’adolescente. I No, con la lettera maiuscola, non a caso, costituirebbero un freno e un contenimento degli impulsi affettivi e emotivi dei giovani che dall’onnipotenza infantile devono approdare al principio di realtà attraverso una strada lunga e tortuosa fatta di frustrazioni, osservazioni, precetti, regole e divieti.

Il recente No degli Italiani alle scelte della sua classe politica dirigente, mi ha fatto pensare a questo libro e a riflettere sulle tante implicazioni che il No avrà sia per chi ha espresso la leadership del Sì che per chi ha espresso la leadership del No.

Il No per i primi dovrebbe orientarli ad assumere un linguaggio meno viscerale, più misurato più in linea con l’aspirazione a diventare partito moderato di centro pur avendo profonde radici nella destra-destra. Dovrebbe inoltre orientarli verso impulsi meno bulimici nel voler piegare la società ai loro desiderata e nel correre a occupare ogni vertice dirigenziale, da quelli più importanti ai meno rilevanti, magari anche con persone di basso profilo. Dovrebbe aiutarli a osservarsi quando un po’ brilli di potere, abbracciano le logiche di chi, con leggerezza scatena conflitti che poi non sa risolvere. Non basta avere eminenti suggeritori nel campo della comunicazione per convincere un elettorato che dopo 80 anni di faticoso cammino democratico ha l’aspirazione a diventare adulto.

Il No per i leader del No dovrebbe metterli di fronte alla grande responsabilità che si prospetta nel costruire e soprattutto conservare un “campo largo” con aspirazioni democratiche e il desiderio di emanciparsi dagli slogan, dalle semplificazioni, dalla difficoltà di guardare a una società che cambia velocemente e che inciampa rischiando di calpestare i diritti e le aspirazioni più nobili dei suoi componenti. Un campo largo che deve vigilare sulla sua classe dirigente perché sul carro dei vincitori spesso si aggancia una moltitudine di opportunisti e inoltre in politica non basta vincere per essere i migliori, bisogna saper dimostrare di maneggiare con cura l’interesse pubblico con competenza e lungimiranza.

Ora, che superato il grillismo con i suoi "impetuosi" vaffa, sondato il populismo, esplorato il fascino dell’uomo forte solo al comando, compresa la fatica che i Padri fondatori della Repubblica hanno fatto per darci una Costituzione e proiettarci verso un’Europa pacifica e unita è arrivato il momento di aspirare a una democrazia un po’ più adulta che faccia tesoro degli eccessi e degli errori che stanno avvelenando il mondo.


 

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