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Gaza, il tiro al piccione su chi cerca soltanto di sfamarsi

  • Vice
  • 26 giu
  • Tempo di lettura: 3 min

di Vice


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Era il 27 febbraio 2023 quando scrivemmo una breve nota sulla decisione del governo Netanyahu di applicare la pena di morte ai terroristi.[1] Il commento dei palestinesi fu una scontata condanna del disegno di legge e una legittima richiesta di aiuto alla comunità internazionale, anche per bloccare "il decennale modus operandi trasferito sul piano istituzionale di ciò che avviene quotidianamente nelle strade, dove l'esercito di Tel Aviv non fa prigionieri". Il 7 ottobre non era ancora una tragica realtà, ma l'abitudine di Israele a risolvere i contenziosi con le pallottole era un fatto certo. Ciò che i palestinesi non si prefiguravano era che Netanyahu e il suo governo, con il fondamentale aiuto di Hamas, avrebbero fatto di meglio, arrivando all'attuale carneficina che da 628 giorni si è abbattuta con modalità diverse su di loro. Gaza è una città fantasma, 55 mila sono le persone uccise o scomparse, una parte di Hamas, un'altra di civili estranei al terrorismo, decine di migliaia i minori, adolescenti e bambini considerati "carne della vendetta" da Netanyahu e dai suoi sodali estremisti religiosi.

L'IDF, le forze armate israeliane, rispondono agli ordini di Tel Aviv. Generalizzare è sbagliato, soprattutto in guerra, dove le episodi sono molteplici e le reazioni diverse e non sempre le stesse anche a distanza di poche ore l'una dall'altra. Ma, la domanda su chi dovrà rispondere dei 410 morti che si sono sommati nell'ultimo mese, da quando Gaza humanitarian foundation (Ghf), una società mista Israele-Usa, si è assunta la responsabilità della distribuzione di cibo, è più che doverosa. Stupisce soltanto che l'Europa non si sia mossa in questa direzione, quella più semplice, diretta e immediata, per condannare ciò che quotidianamente si rivela, ieri come oggi, un macabro tiro al piccione, senza rischi ed estremamente sanguinario. Dunque, chi ha le mani sporche di sangue, soltanto il soldato che imbraccia il Tar-21, il suo moderno fucile d'assalto custodito con religiosa dedizione?

Le parole si sono esaurite. Inevitabile quando certificano uno stato di impotenza dinanzi al degrado del mondo. Che cosa si può aggiungere quando si legge su Haaretz come su l'emittente al Jazeera di altri palestinesi (tre secondo il quotidiano israeliano, quattro nell'altra versione) uccisi nella Cisgiordania occupata dai coloni e dalle truppe israeliane e tra questi Rayan Tamer Houshieh, un adolescente di 15 anni, "morto a causa delle ferite riportate dopo che le forze israeliane gli hanno sparato al collo, secondo il ministero della Salute"? Altre sette persone sono state ferite, alcune versano in gravi condizioni. Su X, il vicepresidente palestinese Hussein al-Sheikh ha detto che i coloni agivano "sotto la protezione dell'esercito israeliano" ed ha chiesto alla comunità internazionale di intervenire urgentemente "per proteggere il nostro popolo palestinese".

Al colmo dell'ira che ci sommerge, che toglie il respiro, verrebbe da cantare sulla faccia amimica di Netanyahu, con le parole di Nino Ferrer, usate per ben altra ragione, "guarda, stupisci, come ridotto un uomo per te". Esatto, come ha ridotto donne e uomini. Giovani donne e uomini in divisa, il futuro di Israele, ridotti a fredde macchine di morte, ad esecutori materiali di ripetuti delitti, perché di questo oramai si tratta. Qualcuno ha che cercare il pane è diventato per i gazawi una roulette russa.

Dal quotidiano cattolico Avvenire riprendiamo il racconto di una delle migliaia di vite spezzate perché rappresenterebbero una "minaccia":

Reem Zeidan pensava di essere stata fortunata. Alle 20 era uscita dalla sua tenda a Khan Yunis, nel sud della Striscia, dove era accampata da gennaio con le sue otto figlie. Per cinque ore aveva camminato di notte lungo la strada costiera fino all’ex allevamento ittico chiamato “Fish Fresh” a ridosso di uno dei centri della Gaza humanitarian foundation (Ghf). Ma ce l’aveva fatta. A differenza della settimana precedente, stavolta era arrivata quando era ancora buio e i battenti della struttura chiusi. Sarebbe riuscita a prendere qualche sacco di farina prima che finisse. Era in attesa quando, intorno, sono cominciati gli spari. L’esercito israeliano, nei paraggi del compound, ha detto di aver aperto il fuoco di fronte a una minaccia. Reem è stata raggiunta da un proiettile mentre fuggiva ed è morta sul colpo. Quel 3 giugno, secondo le autorità sanitarie locali controllate da Hamas, 27 civili affamati sono stati uccisi mentre erano in fila per il cibo.[2]

Le parole qui si esauriscono. Restano le emozioni, ma non sappiamo più dove ci potranno portare con l'immenso dolore che ci sovrasta.


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