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Israele: Netanyahu vuole la pena di morte per i terroristi


Israele ha deciso di applicare la pena di morte ai terroristi. E' quanto emerso dalla riunione del gabinetto del governo di Benjamin Netanyahu. Vista dalla parte dei palestinesi, che hanno condannato il disegno di legge e chiedono il sostegno della comunità internazionale, non è altro che il decennale modus operandi trasferito sul piano istituzionale di ciò che avviene quotidianamente nelle strade, dove l'esercito di Tel Aviv non fa prigionieri.

Per Israele e per il suo governo più schiacciato a destra della sua storia settantennale, al punto da essere considerato "reazionario" nelle manifestazione di protesta, non è che l'inevitabile approdo a una situazione esplosiva che vede da mesi i suoi cittadini esposti a continui attacchi terroristici e il paese sotto i missili degli Hezbollah. Del resto, Bibi Netanyahu ha vinto le ultime e recenti elezioni premendo ancora una volta sull'unico pedale non dà segnali di usura in Israele: la sicurezza.

In risposta, e non poteva essere altrimenti, il ministero degli Esteri palestinese ha attaccato con forza l'approvazione e chiede un'azione internazionale contro di essa. In una lettera pubblicata in inglese, il responsabile del dicastero ha definito la pena di morte "la punizione barbara, estrema, crudele e disumana, e il provvedimento una iniziativa che minaccia l'esistenza palestinese.

Intanto, in una zona del Mar Morto, si è registrato l'ennesimo attentato a colpi di arma da fuoco che ha provocato il grave ferimento di un cittadino israeliano. Il terrorista è scappato e si sospetta che potrebbe essere l 'uomo che ieri ha ucciso due persone a Hawara.


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