Fisco, riportiamo il nostro Paese all'epoca delle vere Riforme
- Gian Paolo Masone
- 14 nov 2025
- Tempo di lettura: 5 min
di Gian Paolo Masone
Lo confesso, ho nostalgia delle grandi riforme, di quelle che, una volta approvate, dal giorno dopo cambiavano la vita a milioni di cittadini: la prima riforma del Fisco, la riforma della Scuola, quella della Sanità, lo Statuto dei Lavoratori.
Oggi le riforme, spinte dal PNRR, fioccano, ma il loro effetto resta impalpabile tanto che, nel ricordo di una vecchia pubblicità delle punture indolori, verrebbe da dire: “già fatto?”
Eppure sarebbe il tempo in cui mettere mano a grandi riforme, tra le quali, in primis, a una grande e complessiva riforma del Fisco, a una rivisitazione di tasse, accise e tributi che realizzi, in un clima di attenzione al Bene Comune, una maggiore equità, una maggiore progressività un aumento del gettito, una razionalizzazione del sistema e una maggiore giustizia sociale anche in un’ottica intergenerazionale
Tributi e Inclusione
Ernesto Maria Ruffini, fino allo scorso anno direttore dell'Agenzia delle entrate, nel recente libro “Più Uno, la Politica dell’Uguaglianza” segnala la comune origine della parola Tributo con Tribù; una comunanza che, da tempo immemorabile, ci ricorda e ci richiama il collegamento tra il pagamento dei tributi, il diritto di voto e la cittadinanza.
Con parole di oggi potremmo dire che il pagamento dei tributi dovrebbe essere inteso ed essere percepito come un potente strumento di inclusione.
Dico questo rendendomi conto che il concetto di inclusione ha subito una torsione e ha finito per riguardare soltanto le iniziative della Comunità a favore dell’individuo ma non quelle, complementari, del singolo a favore della Comunità; riflettendoci, però, non vedo perché anche eventuali attività onerose per il cittadino non possano rientrare in un insieme di azioni mirate alla piena inclusione.
Una Tassa di Cittadinanza?
Se si aderisse a questo punto di vista, la prima cosa da fare per chi si accingesse a una Riforma del Fisco sarebbe, almeno a livello ideale, quella di prevedere una Tassa di Cittadinanza; una Tassa che, fatte salve alcune situazioni legate all’età, all’invalidità e ai carichi familiari, dovrebbero pagare tutti, anche i disoccupati senza alcun reddito ricorrendo a un “pagamento” che consisterebbe in una piccola porzione di tempo da dedicare a lavori a vantaggio di quella Comunità che offre a tutti Sanità, Scuola, Sicurezza etc…
La tassa ipotizzata sarebbe, ovviamente, compatibile con i sussidi e i bonus già previsti per le fasce più fragili.
Una tale riflessione, se anche non attuata e per il solo fatto di essere posta, ci porterebbe lontano dalla concezione delle tasse come balzelli estorti ai cittadini.
Se la discussione sui tributi si disancora da un concetto generale di Bene Comune (che comprende anche l’inclusione) è difficile non ricadere nelle discussioni che, in genere riguardano la sola IRPEF, o in considerazioni che partono unicamente dalla situazione fiscale di chi argomenta.
Redditi reali, equità anche orizzontale
In una ipotetica prossima riforma del Fisco un importante principio che andrebbe affermato è quello che qualunque reddito, di qualunque natura, dovrebbe essere riportato alla sua effettiva consistenza, depurato cioè dalle spese necessarie per produrlo: i redditi da lavoro dalle spese di trasporto per i pendolari, le rendite finanziarie dalle spese bancarie, le rendite immobiliari dalle spese di condominio e di manutenzione etc…
Un altro punto fermo dovrebbe essere l’aspetto dell’equità orizzontale soprattutto all’interno di una stessa categoria di contribuenti (in uno slogan: pari reddito, pari tassazione): perché mai un operaio che guadagna 30.000€ / anno con molti straordinari dovrebbe pagare meno tasse di un compagno che li guadagna perché in possesso di una professionalità superiore? Non si dice e non si legge a ogni piè sospinto che il tempo di lavoro è sempre più secondario e che nelle valutazioni deve cedere il passo ai risultati raggiunti?
Punti qualificanti di una prossima riforma
Stabiliti questi primi principi, in un rinnovato assetto della normativa fiscale mi piacerebbe, a titolo esemplificativo e non esaustivo, ritrovare:
1) la cauta introduzione del principio del quoziente familiare;
2) un taglio, pressoché totale, delle centinaia di tax expenditures esistenti (salverei le detrazioni sanitarie, quelle per i mutui prima casa, per familiari a carico e pochissime altre); a ciò aggiungerei una serie di provvedimenti anti erosione fiscale la cui dimensione è complessivamente comparabile a quella dell’evasione;
3) un appesantimento delle imposte di successione che, per il danaro contante dovrebbero essere applicate alla media del denaro detenuto in banca nei tre mesi precedenti il decesso;
4) l’armonizzazione della tassazione dei vari tipi di rendita (finanziaria, immobiliare);
5) un drastico restringimento delle flat tax (in particolare di quelle a favore delle Partite IVA che potrebbero, però, detrarre tutte le spese: ciò a favore di una progressività più partecipata ma più dolce) si tenga presente che ormai solo il 40% dei tributi è ispirato a principi di progressività costituzionalmente prevista;
6) l’introduzione di un principio di progressività nelle rendite finanziarie e revisione della disciplina delle plusvalenze con la loro portabilità da una banca all'altra;
7) la cessazione dell’erogazione di qualunque tipo di bonus o di rottamazioni rivelatesi criminogene
8) la possibilità una tantum di una moderata patrimoniale ma solo se espressamente destinata a favore di giovani o della natalità;
9) la rivalutazione dei valori catastali;
10) la permanenza del regime di eccezionale favore per i cosiddetti super ricchi che si trasferiscono in Italia, ma solo a condizione che investano nel nostro Paese;
11) la fissazione di aliquote di tassazione che si muovano automaticamente con l'inflazione (in molti casi i provvedimenti di riduzione delle aliquote sono soltanto interventi che riducono, sotto forma di benevola concessione, il fiscal drag);
12) una importante rivalutazione degli introiti provenienti dalle concessioni demaniali (in primis, ma non solo, i litorali);
13) il pieno utilizzo delle risorse informatiche e di Intelligenza Artificiale per lo smascheramento delle forme più importanti di evasione.
In ultimo, sarebbe importante che la rivisitazione del Fisco fosse preceduta, accompagnata e seguita da una campagna di educazione dei cittadini oggi più propensi a invidiare i ricchi onesti che, pagando le tasse, vengono allo scoperto, piuttosto che a condannare gli evasori.
La metafora della nave di Neurath
Già dalla letture di queste righe, è facile rendersi conto che la realizzazione di un sistema fiscale più in linea con il concetto di Bene Comune, e perciò più distante dagli interessi delle singole corporazioni, richiederà grande determinazione e compattezza delle forze politiche che la proporranno. La riforma, non potendo fare improvvisamente un punto zero, ma dovendo partire dalle situazioni in essere e dovendo essere difesa e argomentata con le varie lobby di contribuenti, richiederà ai promotori una capacità simili a quelle richieste ai marinai nella Metafora della Nave di Neurath che mi piace ricordare: «Immaginiamo dei marinai che, in mare aperto, stiano modificando la loro goffa imbarcazione da una forma circolare a una più affusolata. Per trasformare lo scafo della loro nave essi fanno uso di travi alla deriva assieme a travi della vecchia struttura. Ma non possono mettere la nave in bacino per ricostruirla da capo. Durante il loro lavoro stanno sulla vecchia struttura e lottano contro violenti fortunali e onde tempestose”.
Possiamo attenderci questa determinazione da parte della nostra classe politica?














































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