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Piemonte prima regione in Italia per la "de-escalation" nucleare

Aggiornamento: 4 mar

Votato all'unanimità dal Consiglio regionale a Palazzo Lascaris l'ordine del giorno che sostiene il principio del “non primo uso” dell'atomica.


@Paolo Siccardi
@Paolo Siccardi

"Approviamo un ordine del giorno e siamo il primo Consiglio regionale italiano a farci carico del principio del non primo uso". Con questa comune visione, maggioranza ed opposizione hanno superato distinguo e posizioni diverse in politica estera e a votare unite ieri, 3 marzo, su un tema dirompente come quello delle armi nucleari. Dietro il voto, c'è anche la convinzione diffusa, ma con più sfumature e qualche pregiudizio, che l'ordine del giorno, proposto dal Comitato per i Diritti Umani e Civili, e presentato dal presidente Davide Nicco a nome di tutto l’Ufficio di Presidenza, richiami il valore del diritto internazionale e ribadisca il principio che le controversie devono essere risolte con la diplomazia e non con la forza, se non si vuole finire nel labirinto dell'autodistruzione per auto-distrazione di quanto accade nel mondo. In qualunque caso, è emerso un piccolo segnale per sensibilizzare l’opinione pubblica, ha ricordato ancora Nicco, sull’importanza del principio e sui rischi devastanti dell'utilizzo delle armi nucleari.

Non è affermazione di relativa importanza, se la si confronta con la recente dichiarazione del presidente francese Emmanuel Macron, secondo cui "per essere liberi bisogna essere temuti, e per essere temuti bisogna essere potenti". Di qui il segnale di verde per l'aumento delle testate nucleari. Il che equivale a mettere nel tritatutto più stagioni di composizione dei contrasti attraverso la diplomazia e il dialogo. Uso schizofrenico e cinico della grandeur francese, è la prima considerazione che viene spontanea fare collegandola agli altisonanti richiami alla force de frappe gollista con cui il presidente Macron cerca di arrestare la sua caduta libera nei sondaggi e ri-ossigenare un governo che si regge sulla paura del vuoto di milioni di cittadini. Un presidente, appare del tutto evidente, che cerca nuova autorevolezza inseguendo il muscolarismo trumpiano, che inevitabilmente trascinerà gli Stati Uniti anche in un pericoloso rodeo tutto interno alle prossime elezioni di mid-term se non si placherà la sete di guerra della Casa Bianca.


@Paolo Siccardi
@Paolo Siccardi

Contro questi scenari apocalittici, il Consiglio regionale del Piemonte ha opposto una speranza a più voci di alternativa di pace alimentata da Gianna Pentenero, Mauro Calderoni e Domenico Rossi (Pd), secondo cui l'augurio è di condividere il documento "a diversi livelli istituzionali" a Silvio Magliano (Lista Cirio) per non essere gli artefici dell’annientamento di un’intera civiltà, in questo periodo storico, e a Carlo Riva Vercellotti e Sergio Ebarnabo (Fdi), pragmatici nel riaffermare che "il principio del non primo uso è serio e riduce il rischio di escalation, ma può funzionare solo se è reciproco, verificabile e inserito in un sistema di fiducia tra le potenze". Qualunque sia il perimetro delle riflessioni, l'ordine del giorno rappresenta, hanno detto in aula Alice Ravinale e Valentina Cera (Avs), "un segnale importante in un momento in cui il mondo è attraversato da conflitti e da una pericolosa escalation e ribadire il principio del non primo uso significa tornare a quella scala valoriale fondata sul diritto internazionale e sull’articolo 11 della Costituzione, per affermare che le controversie si risolvono con la diplomazia e non con la guerra".

L'azione dei consiglieri piemontesi diventa l'efficace immagine proposta da Pasquale Coluccio e Alberto Unia (M5s), del "colibrì che porta una goccia per spegnere l’incendio" perché "ciascuno deve fare la propria parte, contribuendo a rafforzare una scelta di non violenza e di responsabilità in un contesto internazionale sempre più pericoloso", e ciò porta davanti all'opinione pubblica il valore della presa di posizione del Consiglio regionale.

Le dichiarazioni di voto hanno messo in campo anche sensibilità diverse. Tra queste quella di Fabrizio Ricca (Lega), convinto che non si possa che essere favorevoli al principio del non primo uso, tuttavia si deve essere altrettanto chiari, e l'Occidente oggi deve prendere una decisione forte, per "capire da che parte stare".


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