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Fatti di un giorno qualunque

di Menandro


La polizia italiana malmena giovani studenti che esprimono un'opinione diversa dal governo. Un ministro della Repubblica non "commenta" le parole di riprovazione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, aggiungendo, quasi a mo' di monito "guai una mano" sulle forze dell'ordine. Invece, a quanto pare, va bene posarle senza troppa delicatezza sugli adolescenti, tanto "Telefono azzurro" non suona nelle stanze del Viminale. Mentre si sa con certezza, che quando il dirigente che comanda un battaglione mobile "suona" la carica, nessuno può più fermare gli omini in blu corazzati, a differenza di ciò che si registra con dovizia di ordini nelle esercitazioni in caserma al secondo colpo di trombetta: come per incanto l'assalto si blocca, e tutti si trasformano in perfetti scolaretti, disciplinati e composti, come su un banco di scuola. Probabilmente, a Pisa e a Firenze, qualcuno si è fatto prendere la mano e ha confuso la strada per la caserma, l'applicazione con l'esercitazione, che rima a parte, ha consegnato nei pronto soccorsi un bel numero di prognosi mediche ai genitori dei ragazzi.

A Kiev, da emerito cultore della storia di Roma antica, il presidente dell'Ucraina Zelensky ha dettato alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni le "regole d'ingaggio" per cacciare presunti filo putiniani che stazionano nella nostra penisola, isole comprese, consapevole che il nostro paese più degli altri ha storica familiarità con le liste di proscrizione. E, per chi non avesse studiato l'antichità, il presidente ucraino sa che il fascismo italiano ha offerto più di una sussidiarietà storica per rinverdire la tradizione romana con i Tribunali speciali dedicati ai dissidenti. Insomma, Zelensky è davvero in una botte di ferro, non di ferri, sia chiaro, come Attilio Regolo, per ritornare all'antica Roma. Naturalmente, da antico greco, dovrei essere considerato fuori quota da

A Washington, un soldato americano si è dato fuoco davanti all'Ambasciata israeliana per non essere complice del genocidio che si sta perpetrando sulle vite dei palestinesi. Un problema di coscienza che non tocca il primo ministro di Tel Aviv Netanyahu che la coscienza se l'è già messa posto pensando di deportare un popolo dalla Striscia di Gaza verso il nulla; proposito che evoca sinistramente il progetto dei nazisti di trasferire gli ebrei in Madagascar negli anni Quaranta. Il gesto del soldato Usa ricorda il sacrificio di Jan Palach a Praga, icona della resistenza contro il totalitarismo sovietico, che si diede fuoco in segno di protesta contro l'invasione dei carri armati del Patto di Varsavia in Cecoslovacchia nel 1968. Cinque anni prima, l'11 giugno del 1963, fece il giro del mondo la foto del monaco buddhista Thích Quang Duc che si era trasformato in una torcia umana in una piazza di Saigon, all'epoca capitale del Vietnam del Sud, per denunciare le violenze e le prepotenze del regime cattolico estremista di Ngo Dinh Diem.

In Italia, la sicurezza nei cantieri e nelle fabbrica è oramai una chimera e non c'è giorno che non si sia costretti ad aggiungere nuovi nomi sulla Spoon River degli infortuni mortali sul lavoro. E' un cancro sociale che a differenza di quello fisico stenta a essere curato e che mostra in tutta la sua letale grandezza la nostra impotenza dinanzi alle regole del profitto selvaggio.

Ci fermiamo qui, per non aggiungere i capitoli cronachistici di donne e bambini uccisi da mariti, padri, amanti, che giurano eterno amore a colpi di rivoltella e con fendenti al cuore. Per oggi, anche il nostro livello di tolleranza ha superato il livello di guardia.


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