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Giorno della Memoria: quando la dittatura fascista mandava al confino gli omosessuali

Aggiornamento: 3 ore fa

Si apre ad Alessandria una mostra sulle persecuzioni nel Ventennio

di Alberto Ballerino


L’Istituto per la Storia della Resistenza e della Società contemporanea per la provincia di Alessandria (Isral) da molto tempo organizza iniziative a tutto campo in occasione della Giornata della Memoria per offrire occasioni di riflessione sulle persecuzione attuate in Italia e in Europa contro le comunità ebraiche e ogni altro gruppo sociale, politico e culturale individuato come nemico dai regimi fascisti. 

Quest’anno, tra le iniziative prese, c’è anche una mostra documentaria sulle misure adottate nel Ventennio contro l’omosessualità. Un tema poco conosciuto ma significativo per capire la mentalità e la cultura della dittatura costruita da Benito Mussolini. Adelmo e gli altri: confinati omosessuali in Lucania è il titolo dell’esposizione, che viene inaugurata nella Galleria Guasco, in via dei Guasco 49, domani, 21 gennaio, alle ore 17 alla presenza di Angela Mazzoccoli (Agedo Torino-Associazione Genitori e Amici di Persone LGBT), Marco Monti (presidente dell’associazione Tessere Le Identità) e Antonella Ferraris (direttore dell’Isral).

Nella mostra, una serie di pannelli ripercorre la biografia di persone che sono state perseguitate dal fascismo a causa della loro omosessualità. Il progetto sta registrando molto interesse in tutta la penisola e quello di Alessandria è una ulteriore occasione per poterlo apprezzare. Un successo che dipende principalmente dalla scarsa conoscenza che esiste su questa pagina oscura della storia italiana e dalla capacità di rivolgersi non solo ai cittadini comuni ma anche al mondo della scuola. La mostra sarà visitabile fino all’11 febbraio dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12 e dalle 17 alle 18. Il personale dell’Istituto è disponibile a visite guidate e le classi scolastiche potranno andare a vederla sia in orario di lezione sia extrascolastico.

A completamento del percorso formativo inerente la mostra e per approfondire le sue tematiche, l’Isral organizza anche due incontri in presenza e online presso la propria sede a Palazzo Guasco con rilascio di attestato di partecipazione ai docenti: il 2 febbraio alle 16.30 Nicoletta Fasano (direttore dell’Istituto storico della Resistenza di Asti) parlerà della persecuzione degli omosessuali durante il regime nazista e fascista, mentre il 4 febbraio alle ore 16.30 Bruno Maida (docente di storia contemporanea dell’Università di Torino) si soffermerà sulle categorie della deportazione.

Antonella Ferraris, direttrice dell’Isral, commentando questa mostra, spiega anche le differenze con cui il fascismo represse l’omosessualità rispetto al nazismo: “In Italia non c’era una normativa precisa. Nel Terzo Reich invece il paragrafo 175 del Codice penale prussiano, poi esteso a tutto il paese, si rivolgeva direttamente a questa parte della popolazione con processi e condanne, finendo per lo più nel lager di Sachsenhausen (Francoforte sul Meno n.d.r.). Purtroppo non furono considerati vittime della Shoah: l’articolo 175 rimase in vigore anche dopo la guerra. In Italia, il Codice Rocco con la scusa del comportamento osceno in luogo pubblico e del comportamento immorale o deviante mandava queste persone al confino, in particolare nelle isole Tremiti. L’omosessualità contrastava con l’idea di virilità del fascismo: tutto quanto era contrario in qualche modo, anche in maniera non esplicita, a questa narrazione pubblica del Regime, veniva condannato. Il giurista Alfredo Rocco era convinto non bisognasse introdurre nel codice una norma precisa perché diceva che questo comportamento non era comune in Italia”. 

L’Isral ha promosso la mostra anche per l’attualità dell’argomento trattato e per i suoi aspetti didattici, essendo il rapporto con la scuola da sempre uno dei pilastri della sua mission.

“A noi – dice Antonella Ferraris - interessa approfondire questo tema proprio perché fa anche parte dell’idea di accettazione e di tolleranza che una società dovrebbe avere, tant’è vero che abbiamo promosso questa mostra perché ha un evidente riscontro pedagogico.

All’inaugurazione parteciperà anche il professore Sandro Marenco, figura social molto conosciuta dai ragazzi che è anche il diversity prof dell’Itis Volta: una persona dunque che si occupa dell’accettazione delle diversità all’interno dell’ambito educativo”. 

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