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Cronaca di un "incontro" a più voci con Piero Gobetti

Aggiornamento: 5 minuti fa

A cento anni dalla scomparsa la sua città natale, Torino, lo ha ricordato con una cerimonia nella Sala Rossa del Municipio. Un nutrito programma di manifestazioni ed eventi culturali per celebrare il Centenario. Primo appuntamento di rilievo il 16 febbraio con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Teatro Carignano


di Paola Schellenbaum*


C’è aria di festa nella Sala Rossa del Consiglio comunale della Città di Torino che ha ospitato ieri, giovedì 22 gennaio, la presentazione del programma di iniziative per il centenario della morte di Piero Gobetti alla presenza di numerose autorità e studiosi. Dalla sala stampa, dove si sono riuniti un certo numero di giornalisti e giornaliste, si odono cenni sull’eredità gobettiana per la realtà contemporanea, soprattutto in riferimento ai giovani, nel pour parler iniziale, in attesa degli interventi ufficiali di Maria Grazia Grippo, presidente del Consiglio comunale, Gustavo Zagrebelsky, presidente del Comitato nazionale delle celebrazioni del Centenario, Pietro Polito, direttore del Centro Studi Piero Gobetti, Rosanna Purchia, Assessora alla cultura. “Piero Gobetti e il nostro tempo” è il titolo a cui tutti gli interventi si sono ispirati. Di seguito, alcuni spunti tratti dagli interventi che hanno commentato e illustrato il programma triennale di celebrazioni che si annuncia molto ricco e stimolante.

Innanzitutto, spicca la figura di un giovane intellettuale che nell’arco di pochissimi anni ha saputo lasciare un segno indelebile e un’eredità importante, come figlio del suo tempo, capace di prendere posizione, di dissentire, di sviluppare spirito critico e di immaginare un orizzonte di possibilità per l’Italia democratica. È un lascito morale importante – come ha sottolineato Maria Grazia Grippo -, che la città di Torino sostiene e promuove. Si tratta cioè di immaginare per le celebrazioni lla massima inclusività per “l’alfabetizzazione gobettiana” che è rivolta soprattutto ai più giovani, nel senso di diffondere il più possibile il suo pensiero e l’attualizzazione della sua iniziativa culturale. L’emozione della Città di Torino nel sostenere l’iniziativa è stata espressa dall’assessora Purchia che ha sottolineato come si tratti di uscire dai confini locali, sensibilizzare i giovani al dialogo tra storia, cultura e società.

L’auspicio è che il programma celebrativo possa far conoscere la poliedrica figura di questo “ragazzo del suo tempo” secondo vicende attraversate come un lampo, un fulmine – ha rimarcato Gustavo Zagrebelsky che il 16 febbraio al Teatro Carignano alla presenza del Presidente della Repubblica terrà la lectio magistralis – in quanto la vita di Piero Gobetti è stata davvero troppo breve. Anche durante il servizio militare, che allora durava due anni, non ha mai smesso di dare lezioni a chi aveva intorno, sempre pronto alla riflessione grazie a una personalità davvero straordinaria, innervata dall’amore profondo, amorevolmente ricambiato, con Ada Prospero Marchesini Gobetti, di cui c’è traccia vivida nel carteggio. È una generazione che si è costruita in dialogo, pensando al mondo, animata da una capacità propositiva di cambiarlo attraverso la parola, la scrittura, la traduzione, l’apertura di una casa editrice e di ben tre riviste, attraverso cui la cerchia di relazioni era ampia e variegata. Quella di Gobetti è un’energia straordinaria, “un fuoco, un furore” – sono ancora parole di Zagrebelsky – difficili da replicare. Oggi possiamo riconoscere che sia stato “qualcosa di meraviglioso”, ma è durato un tempo troppo breve in quanto Piero Gobetti è stata una vittima del fascismo, quando era in esilio a Parigi: è conseguenza della brutalità delle azioni violente delle squadracce fasciste. Non dimentichiamolo.

Questa vicenda singolare, giustamente ricordata attraverso il Centenario, che verrà celebrato anche alla Maison de l’Italie a Parigi, è dunque un simbolo forte dell’antifascismo, non solo di contrasto al fascismo storico, utile soprattutto per riscoprire e comprendere le radici di quel fenomeno, ossia il fascismo come “autobiografia della nazione”. Ma Piero Gobetti andava oltre. La sua riflessione critica, che parla ancora oggi, è sul carattere della società italiana, sui suoi pregi e i suoi difetti, sulla necessità di non imporre dall’alto ma di suscitare dal basso partecipazione democratica e impegno civile. L’Italia è sempre e ancora una “nazione incompiuta” con vizi atavici di cui il fascismo fu prodotto esemplare. Prendere posizione pubblica sull’Italia che vorremmo costruire è ancora e sempre un invito da raccogliere, per riflettere su noi stessi e tradurre l’azione politica in iniziative culturali.

La strada presa da Piero Gobetti, che gli costò la vita, è quella di un antifascismo intransigente e coerente, come presa di responsabilità verso l’Italia, che era da cambiare attraverso la cultura, allora come oggi. Il punto di forza era ed è confrontarsi sempre con la realtà e con i problemi che la caratterizzano da una postura intellettuale nel segno di un impegno civile per la collettività e il bene comune. D’altra parte, l’efficace immagine offerta da Pietro Polito è quella di un cerchio aperto, che non si chiude, non si spezza, che semmai si moltiplica attraverso cerchi concentrici. Insieme ad Ada, Piero Gobetti ha sempre dimostrato di essere ambizioso, di avere un orizzonte non solo nazionale ma europeo e internazionale. Dalla casa torinese, in una città innevata, da cui Piero è uscito per non farvi più ritorno - immagine ancora struggente e colma di tristezza - negli anni successivi sono scaturite iniziative che l’hanno resa quel centro culturale a cerchi concentrici che oggi conosciamo: prima intorno a Piero, poi intorno a Ada e al figlio Paolo nella lotta di liberazione, quindi, dal 1961, come centro studi. Una casa cioè che è diventata la casa di tutti noi. Che il Centenario sia un’occasione per riscoprirla, per frequentarla, per renderla ancora più viva!

 

*Antropologa culturale

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