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Torino. La TAV corre, la metro si ferma, ma qual è la priorità?

di Vito Rosiello


Il 13 gennaio a Rivalta di Torino e il 14 gennaio a Rivoli si sono riunite le commissioni consiliari, avendo all’ordine del giorno la presentazione del progetto definitivo: Infrastruttura strategica di interesse nazionale – Cintura di Torino e connessione alla linea Torino-Lione – Tratta nazionale. Progetto definitivo del segmento Avigliana–Orbassano.

Il progetto definitivo, Tappa 1, prevede la realizzazione di una nuova linea ferroviaria da Avigliana allo scalo di Orbassano fino al bivio Pronda, per uno sviluppo complessivo di circa 23 km, di cui circa 3 km in galleria artificiale tra Rivalta e Rivoli e 8 km in galleria naturale sotto la collina morenica tra Rivoli e Avigliana, che interesserà inoltre il territorio dei Comuni di Alpignano, Buttigliera Alta, Caselette, Rosta, Orbassano, Grugliasco e Torino.  Il documento è stato trasmesso da RFI (Rete Ferroviaria Italiana) ai Comuni coinvolti il 22 dicembre 2025, alla vigilia di Natale: un insieme di circa 4.000 file contenenti relazioni, tavole, mappe, allegati grafici e tabelle, a dimostrazione della complessità dell’opera. Contestualmente veniva comunicata la data di convocazione della Conferenza dei Servizi per il 23 gennaio 2026, successivamente spostata all’11 febbraio su richiesta dei Comuni.

In entrambi gli incontri erano presenti esperti della Commissione tecnica dell’Osservatorio, chiamati ad approfondire aspetti progettuali, ambientali, territoriali e infrastrutturali dell’opera, analizzandone le criticità e istruendo, insieme ai tecnici comunali, soluzioni sotto forma di osservazioni per i decisori politico-istituzionali. Va ricordato che le osservazioni dovranno essere presentate entro il prossimo 7 marzo e che non sono vincolanti: non incidono sulle scelte strutturali del progetto e si concentreranno principalmente su mitigazioni, compensazioni e interferenze locali.

Da entrambe le commissioni, è emerso con chiarezza una delle principali criticità che caratterizzano le grandi opere infrastrutturali in Italia: la debolezza del potere decisionale delle amministrazioni locali, nonostante l’impatto diretto e duraturo dell’opera sui territori coinvolti.

Il progetto TAV Torino–Lione, in particolare nel segmento Orbassano–Avigliana, rientra tra le infrastrutture strategiche di interesse nazionale e si colloca quindi all’interno di un quadro normativo che fa riferimento alla Legge n. 443/2001 (cosiddetta “Legge Obiettivo”), che ha introdotto una procedura speciale e accelerata e la prevalenza dell’interesse nazionale su quello locale, con una forte centralizzazione delle decisioni in capo allo Stato. Questo impianto è stato successivamente rafforzato da norme di semplificazione, tra cui il Decreto-Legge n. 32/2019 (“Sblocca Cantieri”), convertito con modificazioni dalla Legge n. 55/2019, che ha ulteriormente ridotto i passaggi autorizzativi, rafforzato il ruolo dei commissari straordinari e limitato la capacità di intervento degli enti territoriali. La normativa riconosce formalmente la partecipazione dei cittadini (art. 24 del D.Lgs. 152/2006; principi di trasparenza della Legge n. 241/1990), ma anche in questo caso avviene a valle di decisioni già assunte. I cittadini, attraverso i loro rappresentanti politici, possono esprimere osservazioni, ma non incidere sulla definizione delle priorità.

Questa asimmetria di potere genera una situazione paradossale: i Comuni sono chiamati a gestire le conseguenze sociali, ambientali e urbanistiche dell’opera, ma non partecipano in modo effettivo alle decisioni che la determinano. Il ruolo degli amministratori locali si riduce così a una funzione di mediazione e contenimento del conflitto, piuttosto che di reale rappresentanza degli interessi delle comunità. Il rischio è che la partecipazione degli enti locali venga percepita dai cittadini come inefficace o meramente simbolica, contribuendo ad alimentare sfiducia nelle istituzioni e conflittualità territoriale.

Non è un caso che oggi, venerdì 23 gennaio, l'edizione locale del quotidiano la Repubblica piazzi in prima pagina la reazione dei sindaci dei comuni interessati dalla Tav con un titolo emblematico: "Precedenza alla metropolitana" e all'interno si legga "I sindaci chiedono più tempo. Non è la solita lotta tra favorevoli e contrari all'Alta velocità, ma una questione di priorità sui fondi per i trasporti".

Il tema della partecipazione si intreccia quindi direttamente con quello del bene comune, che non può essere inteso solo in termini infrastrutturali, ma anche come gestione equa e responsabile delle risorse pubbliche. Le grandi opere strategiche assorbono finanziamenti ingenti e pluriennali, vincolando la capacità di spesa pubblica futura che, nel caso della tratta nazionale della TAV, ammonta a circa 3 miliardi di euro, con un tempo di realizzazione di 3.110 giorni (8,5 anni). Se si iniziassero i lavori domani, lavorando 7 giorni su 7, 24 ore su 24, si arriverebbe alla messa in esercizio della linea nel 2035… forse.

In questo quadro dovremmo tutti riflettere sulla legittima questione delle priorità, che riguarda non solo come si realizza un’opera, ma quali opere debbano essere considerate prioritarie per il territorio, tenendo in considerazione la qualità della vita, l’equità nell’uso delle risorse pubbliche e la possibilità di partecipare alle scelte che lo riguardano. Senza questo riequilibrio, il rischio è quello di una democrazia infrastrutturale debole, in cui le decisioni più rilevanti vengono prese lontano dai luoghi che ne subiranno le conseguenze.

Parlando di priorità e di democrazia, il confronto tra la TAV e la realizzazione del prolungamento della Linea 1 della metropolitana di Torino fino a Cascina Vica, esempio emblematico di infrastruttura di trasporto pubblico locale ad alto valore sociale, ambientale e territoriale , non è una contrapposizione ideologica, ma una questione di scelte politiche e economiche. Superare le criticità legate alla situazione finanziaria dell’impresa appaltatrice dei lavori, la “Italiana Costruzioni Infrastrutture Spa (ICI)”, che ha accumulato circa 24 milioni di euro di debiti verso oltre mille creditori,  che ha presentato istanza di concordato preventivo al Tribunale di Roma per evitare il fallimento, sta creando incertezza sui tempi e sulla prosecuzione dei lavori e dovrebbe rappresentare la priorità su cui concentrare le risorse economiche e l’impegno di chi amministra la “cosa pubblica”.

Il paradosso è evidente: un’opera di mobilità quotidiana, sostenibile e condivisa, risulta più fragile dal punto di vista finanziario e procedurale rispetto a una grande opera nazionale, protetta da corsie normative preferenziali. È su questo squilibrio tra grandi opere e bisogni quotidiani, tra velocità decisionale e qualità della vita , che oggi si gioca il vero conto pagato dai cittadini.

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