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Linda Laura Sabbadini racconta la "rivoluzione" dell'Istat

Aggiornamento: 21 ore fa

Domani ad Alessandria la ex direttrice dell'istituto presenta l'ultimo suo libro

di Alberto Ballerino


La statistica è oggi fondamentale per fronteggiare chi sempre più utilizza fake numbers per piegare la verità ai propri interessi. I numeri non sono mai neutrali, possono rivelare ingiustizie e smascherare luoghi comuni. Domani, 22 gennaio, alle 18, l’Associazione Cultura e Sviluppo ospiterà, nella sede in piazza De André, Linda Laura Sabbadini, pioniera nella statistica sociale e di genere. Già direttrice dell’Istat, ha fatto parte di numerosi gruppi di alto livello e centri di eccellenza di Onu, Ocse e Eurostat. Presenterà il suo libro ‘Il Paese che conta. Come i numeri raccontano la nostra storia’ (Marsilio Editori, 2025), in cui porta il lettore dentro il mondo dei dati, svelandone il ruolo cruciale nella nostra società.


"Il Paese che conta. Come i numeri raccontano la nostra storia"

“Il libro – spiega Linda Laura Sabbadini - è un po’ come un romanzo dei numeri, senza tabelle e grafici. Racconta come le statistiche ufficiali riescano a fare conoscere il nostro paese. Noi siamo poco abituati a cercare di comprendere i numeri per quello che sono. Tendiamo invece a essere più influenzati dalle percezioni che abbiamo direttamente. Queste però possono essere distorte perché non tengono conto del complesso del paese ma di quello che noi stessi conosciamo, dell’ambiente in cui viviamo e non di tutti gli altri. Le rilevazioni dell’Istat, condotte con molta rigorosità, possono anche discostarsi da quello che noi ci aspetteremmo e per questo sono particolarmente importanti”.

In passato questi numeri rappresentavano solo una parte della società: “Faccio vedere come con il trascorrere del tempo invece hanno incominciato a rappresentare parti sempre più ampie della società e soprattutto gli invisibili, quelli che non venivano misurati e che quindi non contavano poi neanche nelle politiche. Se non hai i dati sui fenomeni più marginali e critici del paese difficilmente questi entrano nel dibattito pubblico e diventano oggetto di politiche. Gli invisibili erano le donne, gli anziani, i bambini, i poveri, gli omosessuali. Veniva misurata solo l’economia. A partire dagli anni Novanta è avvenuta una grande rivoluzione che ha permesso di dare visibilità a tutti questi soggetti e a tematiche non solo economiche ma anche sociali e di qualità della vita”.


La svolta: l'indagini sulla violenza contro le donne

Un esempio di questa svolta riguarda l’indagine sulla violenza contro le donne. “È stato uno shock – ricorda Linda Laura Sabbadini - quando abbiamo pubblicato questi dati: non è stato facile rilevarli e soprattutto all’inizio, anche all’interno dell’Istat, ci sono state resistenze a condurre un’indagine del genere. Noi sapevamo il numero di persone che denunciavano di avere subito violenze o quello delle donne uccise. Non conoscevamo nulla di quelle che subivano violenza (sessuale, fisica, psicologica) e non l’avevano denunciata. Così abbiamo dovuto inventarci una metodologia che ci permettesse di stimare questa parte invisibile della violenza”.

È stata una metodologia complessa. “Ci abbiamo messo cinque anni, ma alla fine è stata assunta anche dall’Onu come fondamentale per tutti i paesi. Alla fine è venuto fuori che il 90 per cento dei casi di violenza non venivano denunciati e che quasi dieci milioni di donne nel corso della vita avevano subito violenza. Questo numero fu un grande shock. Allora l’immagine della violenza non era l’attuale, quando ormai si è capito che la forma di violenza più diffusa è all’interno della coppia. C’era invece lo stereotipo  dell’immigrato che aggrediva o stuprava. Si pensava a una violenza che veniva dall’estraneo, quei numeri perciò hanno capovolto la narrazione”.


Italia, fanalino di coda per l'occupazione femminile in Europa

Per quanto riguarda l’immagine attuale del paese, l’Istat ci permette di  verificare diverse criticità: “Sul piano sociale, ci sono forti disuguaglianze. Nel 2012 abbiamo avuto un raddoppio della povertà assoluta in seguito alla grave crisi del 2008 e del 2009. Da allora non c’è stato stato nessun recupero della situazione precedente. La povertà triplicò per  bambini e per i giovani e non si è mai tornati indietro. Anzi nel 2020 con la pandemia si è aggravata la situazione e nel 2022 c’è stato un ulteriore peggioramento a seguito anche dell’impatto dell’inflazione. Sul fronte dell’occupazione siamo cresciuti sia per gli uomini che per le donne a partire dal 2021, dopo la crisi della pandemia. Però questo si è concentrato su una fascia più avanzata in età, sopra i cinquant’anni. Per il tasso di occupazione dei giovani dai 25 ai 34 anni ancora non siamo tornati ai livelli  del 2008”. 

Altro aspetto riguarda le donne. “Nel nostro paese – aggiunge Linda Laura Sabbadini – non sono sufficientemente autonome da un punto di vista reddituale. Questo è già il secondo anno in cui risultiamo essere il paese con il tasso di occupazione femminile più basso di  Europa. Prima eravamo sempre in fondo alla graduatoria ma con qualche paese dietro. Adesso gli altri sono riusciti su questo fronte a reagire meglio e così siamo stati superati da Stati come Spagna, Grecia, Irlanda, Malta. Le donne continuano ad avere problemi di conciliazione dei tempi di vita e di condivisione delle responsabilità genitoriali anche perché si è investito poco durante questi anni, a prescindere dal colore dei governi, sul fronte dello sviluppo di servizi sociali, in particolare per l’infanzia, e di aspetti come i congedi di paternità, ancora solo di dieci giorni”.

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